La storia di un Settebello raccontata dal suo innamorato, il pilota che l’ha portato in gara dal 1961 al 1966. Dopo averlo ceduto nel 1975 “in un momento di abbandono”, non l’ha mai perso di vista. E finalmente l’ha riportato a casa per Natale 2005.
di Orlando Dall’Ava
Ognuno ha le sue storie motociclistiche da raccontare, come, quando, perchè. Permettete che vi racconti la mia?
Sono nato a San Remo nel ‘42 e causa guerra i miei si sono trasferiti a San Romolo, una frazione della Città dei Fiori a 14 chilometri e 800 metri.
Tutti gli anni sin dal 1930 il tracciato Sanremo-San Romolo ospitava in agosto una gara in salita, con la partecipazione di tantissimi concorrenti su ogni mezzo, dal Cucciolo alla Indian. Arrivavano spettatori da tutti i paesi della Riviera e dell’entroterra, formando una cornice fittissima, a rischio vita, tra quelli che invadevano la sede stradale e quelli che decidevano di attraversarla durante la gara. In una di queste edizioni un certo Franco Castagna su Morini Settebello colse la vittoria assoluta. Rimasi fulminato dalla bellezza di questa Moto Morini, nessun altro mezzo reggeva il confronto con lei, ne fui talmente conquistato che in casa creai un vero e proprio tormentone, finalizzato all’acquisto di un Settebello 175.
Un giorno scopro che in città un salumiere vendeva un Settebello usato, ma voleva 280.000 lire, un’enormità! Troppo lunga da raccontare la mia battaglia con i genitori. Mio padre, preso dallo sfinimento, aveva due possibilità: o farmi tacere per sempre a suon di legnate o comperarmi questa moto. Scelse fortunatamente la seconda. Il Settebello in questione era stato immatricolato nel 1954 e mi fu regalato nel 1960 ma al momento dell’atto il notaio dovette intestare la moto a mio papà in quanto non avevo ancora diciotto anni.
Superfluo descrivere la mia gioia: non l’avevo ancora a casa e già pensavo a come trasformarla.
Come prima cosa mi feci mandare da Milano un freno anteriore Oldani al prezzo di 30.000 lire… una spesa pazzesca! Esaurite così le mie risorse economiche, mi dedicai al fai-da-te, costruendo un serbatoio da corsa in alluminio come quelli che vedevo sulle pagine di Motociclismo. Lo sagomai e poi lo portai in una carrozzeria in città dove un vecchietto con la fiamma autogena mi univa le parti, un’operazione non facile per i tempi. Poi decisi di fare la sella ma mi mancava la lamiera per fare il codino; mia madre aveva comprato una batteria di pentole nuove per il nostro ristorante, io cercai la più adatta, tagliai i manici e mi misi a modellarla. Quando portai la sella e il codino dal solito vecchietto perchè unisse le parti, mentre era all’opera con gli occhialoni scuri esclamò: “Ma questa era una casseruola!”.
La mia elaborazione continuava, feci i due semi-manubri con una piega diversa, arretrai i comandi a pedale modellando anche le piastre di sostegno, e poi altri lavori, ma il motore pur essendo un molle a spillo era ancora un motore normale. Intanto durante l’inverno mi allenavo con questa moto; al mattino presto mi mettevo la tuta e casco e scendevo da casa fino alla periferia di Sanremo. Arrivato lì il motore era caldo, cambiavo la candela calda con una fredda e poi risalivo i 14 chilometri come se fossi in autodromo, destra e sinistra sempre a manetta, fortunatamente non scendeva mai nessuno, le strade erano tutte asfaltate, era un ottimo banco di prova. E confesso che queste prove venivano fatte a scarico aperto, senza targa e niente assicurazione…
Il 16 luglio 1961 mi presentai alla mia prima gara, una salita, la Toirano-Bardineto (Savona). Mi aveva accompagnato Riccardo Dalmasso ex pilota ufficiale Motom, che mi insegnò a fare i rapporti. Non avevo mai visto il posto, ma tanta era la voglia di dimostrare, tanta la determinazione che mi lanciai su come un ossesso, e feci il primo assoluto! Conservo ancora la coppa d’argento offerta dall’allora Ministro del Tesoro Paolo Emilio Taviani. Intanto le mie conoscenze aumentavano, diventai amico di Walter Scagliarini (il meccanico della Morini che seguiva Agostini), un’amicizia tuttora solidissima. Walter aiutava tutti, specialmente quelli senza soldi come me.
Mi fece un primo aggiornamento della ciclistica, cambiando il forcellone che aveva i tubi tondi con quello a tubi ovali e sostituendomi il freno posteriore con uno da 160 mm prelevato da una moto sinistrata di Tassinari. Completò l’opera con i cerchi da 18” (al posto degli originali da 19”) mise la batteria più piccola con il suo alloggiamento e l’impianto di di scarico “casa”.
Intanto avevo dovuto mettermi a lavorare e il tempo per le corse si era ridotto, ero diventato un collaudatore del reparto esperienze FIAT e facevo test in Canada, Patagonia, Tunisia, Belgio e Corsica. Questo mi aprì le porte al mondo dei Rally, prima alla Lancia, poi al Jolly Club di Milano, poi ancora con la GM di Conrero a Torino e infine a Settimo Milanese nel reparto corse dell’Alfa Romeo, l’Autodelta, dove rimasi sino alla chiusura. Però appena potevo andavo a correre con il Settebello, fino al 1966. Nel frattempo Scagliarini mi fece una seconda ed ultima revisione, questa volta solo il motore; mi cambiò albero, biella, cilindro e pistone, tutto il gruppo ingranaggi della primaria, tutti i cuscinetti, mi mise un cambio ravvicinato nuovo, mi sostituì la testa con una ex-Casa col selettore in bronzo che era stata scartata perchè si era spanato il filetto della candela (Walter la riutilizzò inserendo al posto del filetto un elicoide d’acciaio), poi sostituì il carter centrale sinistro completo con la distribuzione per le aste corte, tant’è che questo motore restò senza numeri perchè Walter non li aveva più battuti. Messo in moto sembrava un violino, 10.500-11.000 giri, splendido e indistruttibile.
Negli anni della mia parentesi automobilistica fui più volte contattato da un mio amico di famiglia che voleva questo Settebello: mi opposi per molto tempo fino a quando un giorno, mi chiedo ancora perchè, gli cedetti questa moto per pochi soldi. Questo amico si chiamava Paolo Marchioni ( 1 ), era di Ospedaletti, un grande appassionato. Con il passare degli anni fui preso dalla sindrome della moto vecchia, partecipai al primo mercatino di Imola nel cortile del Consorzio Agrario di Benito Battilani, ma soprattutto da allora cercai disperatamente di ritornare in possesso del “mio” Settebello, di cui conservavo ancora il libretto intestato a mio padre e la targa. Intanto l’amico al quale l’avevo venduto era emigrato in Francia. Per farla breve dopo lettere infinite e centinaia di telefonate andai due volte a Parigi dove risiedeva, l’ultima volta nel 2005, ci accordammo che sarebbe tornato ad Ospedaletti e mi avrebbe chiamato per definire il tutto. Purtroppo per lui non lo vidi più, una malattia improvvisa se lo portò via.
I familiari però conoscevano la nostra storia e mi assicurarono che qualora avessero deciso di disfarsi della moto mi avrebbero chiamato. E così alla vigilia di Natale 2005 Mauro Marchioni, fratello del povero Paolo, mi telefonò dicendomi di andare a prendere la moto. Così il Settebello tornava a casa. Che felicità! Non saranno molti quelli che dopo cinquant’anni ritrovano la propria moto da corsa come l’avevano lasciata, ancora con i documenti e la targa, perchè in realtà non è che volessi un Settebello, avrei potuto comprarmelo originale, o taroccato come purtroppo ne vedo tanti, ma io volevo il “mio” Settebello, amo le storie autentiche, in quella moto c’è la parte più bella della mia giovinezza , l’esaltazione di quegli splendidi anni, sensazioni che il ciclo della vita impedisce di ripetersi. (note 2 )
Orlando Dall’Ava
Fonte: Motociclismo d’Epoca
- I fratelli Paolo e Mauro Marchioni (vedi foto) furono due tra i fondatori del primo Moto Club di Ospedaletti ↩
- Con questa moto il pilota ligure ha vinto varie gare in salita come la Toirano-Bardineto del 1961, la Bogliasco-Sessarego del 1963 e la Pontedecimo-Giovi del 1965. Ha partecipato anche alla Sei Ore di Monza 1965 con ottimo piazzamento. Corse inoltre sul circuito di Ospedaletti, Misano e Lecco, sempre con buoni risultati per un privato impegnato solo saltuariamente nell’attività agonistica. Vive e lavora nel suo ristorante a San Romolo, suo figlio Davide è un protagonista del mondo agonistico italiano Enduro ↩




















ALBO D’ORO AUTODROMO
Piccadilly, MANX GP 2010
