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lunedì, maggio 2, 2011

Quattro incidenti ad Ospedaletti

Nell’ultima prova del campionato italiano di moto
Le prove vinte da Milani (125), Provini (250) e Driver (500)

Sanremo, lunedi mattina.
Francesco Villa, su Mondial (classe 125 cc), Tarquinio Provini, su Morini (classe 250), ed Ernesto Brambilla, su Bianchi (classe 500) si sono ieri laureati campioni d’Italia ’61 sul circuito di Ospedaletti, che ha ospitato l’XI Gran Trofeo motociclistico internazionale di Sanremo.

La corsa delle « 125 » è stata emozionante e drammatica. Gli alfieri della Mondial Villa e Balboni, Mandolini su Ducati e Milani su Patton hanno preso subito il comando: ma prima Villa, poi Mandolini ed infine — quando già pareva avesse corsa vinta — Balboni sono stati costretti ai boxes per noie meccaniche. Assente Farnè (Ducati), infortunatosi in allenamento, Francesco Villa, classificatosi nono, è comunque riuscito ad aggiudicarsi il titolo grazie al buon margine di punti che aveva conquistato nelle precedenti prove.

La gara è stata purtroppo turbata da un grave incidente: Pagani (Patton) e Muscio (Mondial) sono caduti in una delle curve superiori del circuito. Pagani ha riportato la frattura del piede destro ed è stato giudicato guaribile in sessanta giorni, Muscio è stato ricoverato all’Ospedale Civile con prognosi riservata per la frattura della base cranica.

Tarquinio Provini (Morini), già vincitore delle quattro precedenti prove, si è aggiudicato senza lottare anche la quinta ed ultima del Campionato. La lotta è parzialmente mancata anche nella gara delle 500 cc, che sulla carta si presentava incertissima.

Nella classifica del Campionato Liberati (Gilera) precedeva infatti di soli 5 punti Brambilla (Bianchi) e tra i due era pertanto prevedibile un duello allo spasimo. AI via il rhodesiano Driver (Norton), Brambilla e l’altro alfiere della Bianchi, Grassetti, hanno invece assunto il comando, distaccando Liberati, che disponeva di un mezzo meno potente.

Al quinto giro i due piloti della Bianchi hanno lasciato via libera a Driver, che ha proseguito tutto solo fino al termine, e si sono limitati a mantenere il loro vantaggio su Liberati. Sul traguardo Grassetti è stato preceduto di pochi metri da Brambilla, che ha così strappato il titolo a Liberati. La corsa delle c 500 » ha registrato due infortuni: Girelli (Gilera) e il tedesco Hansgunther (BMW) i quali sono caduti, riportando rispettivamente la sospetta incrinatura del bacino e la trattura della clavicola destra.
g. b.

Classe 125 cc: 1. Milani (Patton) km 94,640 in 1 ora Ol’ll”, alla media di km 92,809 orari; 2. Mencaglia (Ducati) in 1 ora 02’21″6/10; 3. Patrignani (Ducati) Classe KSO co.: 1. Provini (Morini) km 101,400 in 57’23″ e 2/10, alla media di km 100,017; 2. Grassetti (Benelli) In 58’43″; Classe 500 ce: 1. Driver (Norton) km 118,400 In 1 ora 08’25″2/10, alla media di chilometri 103,741; 2. Brambilla (Bianchi) In 1 ora 08’5tì”3/10;

fonte: Stampa Sera – settembre 1961

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mercoledì, aprile 6, 2011

MOTO MEMORABILIA

Scritto da: MDO // Category: 1948,1951,1955,1956,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO // 5:08 pm

Ecco a voi “nuove” immagini epiche, scorci davvero emozionanti delle prime edizioni del Trofeo Sanremo-Ospedaletti, dal GT 1948 al 1956 . Notare il curvone del Piccadilly e la visuale inedita del cantiere che sorse sulle ceneri del maestoso Grand Hotel Suisse bombardato dopo la fine del periodo bellico. Il complesso che nacque impedì all’autodromo di Ospedaletti di diventare circuito permanente.

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venerdì, marzo 25, 2011

Luigi Rinaudo

Scritto da: MDO // Category: 1969,1970,1971,GOLDENYEARS,MOTODROMO,PILOTI // 6:46 pm

 

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lunedì, marzo 21, 2011

Ospedaletti ritrova Juan Manuel Fangio

Il campione degli Anni 50 oggi sul «suo» circuito
In pista sulla vecchia Mercedes 196 W – I ricordi e il presente

È tornato sul circuito della sua prima vittoria europea. « Per anni ho temuto che fosse scomparso. Invece l’ho solo trovato cambiato, con molte costruzioni attorno. Ma il circuito c’è. Sono contento perché qui ho lasciato un pò del mio cuore. »

Juan Manuel Fangio, classe 1911, è tornato ieri a Ospedaletti, trentanove anni dopo la sua ultima vittoria nel « Gran Premio Sanremo », sigla ormai scomparsa definitivamente dal gran circo della Formula Uno.

È l’ospite d’onore della 23° Coppa delle Riviere, gara di regolarità per auto storiche. È campionissimo autentico con i suoi 5 titoli mondiali e le 24 vittorie in Gran Premi. Oggi pomeriggio, a 78 anni portati tra l’altro benissimo, salirà nuovamente su un bolide di Formula Uno: percorrerà il circuito (tre o quattro giri) su ura Mercedes 196 W, giunta per l’occasione dal museo storico della Casa tedesca. Non un’auto qualsiasi: con questa Fangio vinse i mondiali ’54 e ’55.

Un Fangio in gran forma ieri mattina al Grand Hotel Regina ha tenuto una conferenza stampa. Ha ricordato quel primo Gran premio vinto a Ospedaletti nel ’49. Fino ad allora avevo vinto solo una gara in Sudamerica. Con alcuni amici, in Argentina, costituimmo una scuderia che intitolammo ad Achille Varzi. Tentammo l’avventura in Europa con molte speranze e altrettante incertezze. L’auto arrivò a Genova. Per portarla a Ospedaletti dovetti comprare un camion: mi costò 100 mila lire. E una volta arrivato ebbi altri problemi: lavorai fino all’una di notte prima della gara per sistemare una biella ricorda.

Fu la prima vittoria su Maserati. Rivinse alla grande l’anno successivo su Alfa Romeo. E negli anni successivi diventò Fangio, il campionissimo. Anche con la Ferrari. Conobbe il Commendatore di Maranello: -Ma non riuscii mai a legare con lui. Ci parlammo pochissimo. Era una Formula Uno diversa meno esasperata e ricca: -Oggi si vince un mondiale e si è sistemati per tutta la vita, io ne ho vinti cinque e a 78 anni lavoro ancora. A Ospedaletti si potrebbe ancora gareggiare: Non è un circuito più pericoloso di altri. Montecarlo è molto peggio. A Las Vegas addirittura hanno fatto un gran premio in un parcheggio. È solo questione di quattrini dice, mostrando di avere le idee chiare. Ha scoperto al suo arrivo in Italia il limite dei 110 orari: -Non ne sapevo nulla. Mi fa paura chi va troppo piano in auto. Fare centinaia di chilometri in autostrada, a 110-120 all’ora, è pericoloso. Si corre il rischio di addormentarsi. Ecco l’antica grinta. Il brivido della velocità non invecchia mai.

Bruno Monticone
fonte: La Stampa, 16 Aprile 1989

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martedì, marzo 15, 2011

Piccadilly turn by night

Scritto da: MDO // Category: LITTLE NURBURGRING // 8:47 pm

Ragazzi ecco una splendida fotografia del Piccadilly anni ’60, purtroppo oggi è in pessime condizioni…

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martedì, marzo 1, 2011

Alla curva del Piccadilly staccavo a 200 km/h

Intervista al mitico 15 volte Campione del Mondo. Tra le affermazioni ricorda che “la Morini 250 del 1964 la guidavo come una bicicletta”, “Renzo Pasolini, Phil Read e Jarno Saarinen gli avversari più pericolosi”

Ospedaletti. Ecco le dichiarazioni di Giacomo AGOSTINI sulla base degli 11 anni di esperienze maturate nelle contese agonistico-tecniche sul circuito di Ospedaletti.

Giacomo AGOSTINI il circuito di Ospedaletti se lo ricorda bene, perché ci ha corso dal 1962 al 1972, cogliendo 11 vittorie, più di chiunque altro. Con mezzi completamente diversi: Morini Settebello 175, Morini bialbero 250, MV quattro cilindri 500 primo tipo, MV tre cilindri 350 e 500, MV 350 quattro cilindri ultimo tipo.

Com’era il circuito? “Un piccolo Tourist Trophy, entusiasmante ma tremendamente impegnativo per la varietà di situazioni. Richiedeva più che altrove il massimo livello nella preparazione del pilota e nella messa a punto del mezzo. Tremendamente pericoloso, sfrecciavi a due metri dal pubblico tra muretti, case, marciapiedi, persino un ponticello e alcune scarpate: bisognava cancellarli dalla mente, fingere che non ci fossero”.

Quali erano i punti che “rendevano” maggiormente, dove si guadagnava terreno? “Al termine del quasi rettilineo d’arrivo, prima del tornante che portava “in montagna” (Curva del Piccadilly, ndr) bisognava fare una gran staccata da circa 200 km/h, complicata dalle irregolarità dell’asfalto. Poi venivano la curva a destra abbastanza larga (Curva del Gallo Nero, ndr), il dosso a sinistra al culmine del circuito (Curva del Mulino, ndr), la discesa con curve di varia ampiezza (Curva Villa Christi, ndr) e un’altra staccatona per il tornante che immetteva sul quasi rettilineo del traguardo (Curva Tonda, ndr). Ovvio che in quest’ultimo tratto chi aveva più motore affrettava i tempi. Io lo facevo in pieno”.

Il punto più pericoloso? “Il dosso fra i due muri alla Curva del Mulino, oltretutto abbastanza stretto”.

E l’avversario (o gli avversari) più pericolosi? “Pasolini con il suo stile funambolico, Read che non guardava tanto per il sottile e Saarinen imprevedibile”.

La moto ideale per questo tracciato? “Non ho esitazioni: la Morini 250, una bicicletta, l’ho portata alla vittoria nel 1964 a velocità sul giro e sulla distanza (a fine gara la media fu di 106,534 km/h, ndr) solo di poco inferiori a quelle delle pluricilindriche 500 (la media più elevata nella storia di questo circuito è di 114,264 km/h dello stesso Agostini con MV Agusta 500 tre cilindri nel 1970, ndr). All’opposto, la MV quattro cilindri prima maniera, se cadeva non riuscivo a rialzarla da solo. I record assoluti li ho stabiliti con la MV quattro cilindri 350, non con la 500 tre cilindri”.

fonte: Motociclismo d’Epoca, interviste di Carlo Perelli e Giorgio Pozzi. Agostini intervistato al termine della prima Rievocazione storica di Ospedaletti, settembre 2008

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venerdì, febbraio 18, 2011

POSTER SANREMO ’48

Scritto da: MDO // Category: 1948,AUTO DA CORSA,AUTODROMO,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS // 6:04 pm

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mercoledì, febbraio 16, 2011

Bandiere a lutto a Sanremo

Scritto da: MDO // Category: 1950,EMEROTECA,GOLDENYEARS,MOTODROMO,PILOTI // 5:14 pm

Clemencich urta contro un muro e muore – La moglie in tribuna apprende la sciagura • Colnago primo assoluto • Lorenzetti cade, insegue e vince la classe 250.

Sanremo, lunedì sera.
Destino. Clemencich è caduto ed è morto durante una corsa dalla quale, per curiosa circostanza, era stato escluso in un primo tempo e riammesso poi perchè il francese Houel gli aveva ceduto il posto. Per regolamento, al Gran Premio motociclistico di Sanremo potevano partecipare in ogni categoria soltanto diciotto corridori, i più veloci nelle prove ufficiali di sabato.

Clemencich, per esigenze di scuderia, aveva potuto compiere cinque giri di allenamento, pochissimi per prendere confidenza col difficile percorso. Nella graduatoria il suo nome figurava al 19° posto. Quasi un ammonimento della morte.

Sembrava disperato, quando glielo dissero, come uno scolaro diligente e studioso che venga respinto agli esami. Pregò, scongiurò, pianse perfino. Poi si era messo d’accordo con Houel.

Partito come una freccia, egli stava contendendo il primo posto a Masetti, l’uomo nuovo del motociclismo italiano, un giovane di Parma che ha soltanto 23 anni, pesa 60 chili appena, e pilota le moto più potenti con una disinvoltura da non dare nemmeno l’impressione di assistere a una corsa. Le loro ruote, a volte, sembravano toccarsi. Durante il 22° giro, alla curva del camposanto, in un tratto di discesa l’asfalto viscido per la pioggia ha tradito Clemencich. La sua moto lo ha trascinato rasente un muricciolo. Poi egli è caduto, schiacciato dal peso della macchina. L’urto contro il suoIo ha fatto il resto. È morto mentre lo portavano all’ospedale.

Nella stessa curva, quasi nel medesimo punto, la macchina di Ascari piroettò paurosamente domenica scorsa durante il Gran Premio automobilistico.

In un primo tempo gli altoparlanti hanno detto che Clemencich era soltanto ferito. C’era la moglie al posto di rifornimento, davanti alle tribune, in angoscia per l’attesa. Poi l’ing. Taruffi, direttore sportivo della Gilera, che è la marca per cui correva Clemencich, ha preso pietosamente sotto braccio quella povera donna spaurita, una popolana alta e robusta, di Monfalcone, e l’ha convinta a tornare in albergo. Le parlava adagio e anche lui non riusciva a trattenere le lacrime. Clemencich lascia orfani tre bambini, di cui il maggiore ha 7 anni.

Una accorata tristezza ha stretto i cuori di quei quarantamila spettatori accorsi da tutta Italia per la grande corsa motociclistica. Clemencich aveva 37 anni, viveva a Monza, ove si era trasferito dal nativo Veneto: la grossa agenzia di carbone e legna prosperava. La passione per il rischio, un caso impressionante, le insidie della pioggia, lo hanno travolto per sempre.

Schizzando sui delicati congegni dei motori, l’acqua ha costretto al ritiro quasi due terzi dei partecipanti. Ha bloccato la marcia di Masetti prima, e di Valdlnoci poi, alfieri dell’audacissimo carosello. Anche Bandirola, Lorenzetti e Miele si fermavano. Pagani, dopo ripetute soste, ha terminato la gara per onore di firma. È cosi balzato al comando e ha finito per imporsi un giovane pilota piemontese, Giuseppe Colnago di Casale, del tutto nuovo alle più grandi competizioni. La sua corsa è stata un capolavoro di regolarità e di astuto calcolo, uno sfruttamento intelligente della precipitazione altrui, anche se agevolato da circostanze fortunate.

Colnago ha 26 anni, corre soltanto dal 1947. L’anno scorso ha vinto l’Aosta-Gran San Bernardo e la Biella-Oropa. Fa il meccanico nell’officina dell’ex corridore Guaschino che gli è prodigo di consigli e di aiuti. Ecco un giovane pilota che salirà, alla svelta nella graduatoria dei campioni.

Prima si era svolta la corsa per motociclette 250 cmc. Ambrosini era partito come un razzo, senza curarsi del terreno bagnato, tanto da far rizzare i capelli agli spettatori per un acrobatico e lunghissimo sbandamento proprio davanti alla tribuna di arrivo. Ambrosini si è poi ritirato per un guasto alla sua Benelli. Il suo grande avversario Lorenzetti è passato allora al primo posto, ma è retrocesso subito in quinta posizione a causa di una caduta. Con un inseguimento stupendo di impeto e di abilità, Lorenzetti ha riguadagnato terreno ridiventando primo al 39° giro e vincendo con 42″ di vantaggio. Tagliato il traguardo, e liberatosi dall’assedio degli abbracci e delle congratulazioni, egli si è dissetato con un’arancia ed è ridisceso in pista per la gara delle grosse cilindrate, quella vinta da Colnago. Quando si è ritirato, Lorenzetti era già al quarto posto. Dopo un prudente inizio egli stava emergendo in maniera irresistibile. Lorenzetti è il grande vincitore morale e materiale della giornata motoristica di Sanremo. Come è questo Lorenzetti? Pensate a un ragazzo alto e magro, con un’aria molto per bene e un viso assorto e vagamente sentimentale. Un individuo silenzioso e riservatissimo, quasi impacciato. Chi lo direbbe un asso del più rischioso sport? Ma sulla sua macchina color d’argento è un diavolo scatenato.
Dino Zannoni

Ecco l’ordine di arrivo:
Categoria 250 cmc. (60 giri, chilometri 902):
1. Lorenzetti su Guzzi, ; 2. Cavazzuti Piero su Parilla, 3. Noè su Parilla. 4. Leoni Gianni su Otiz 5. Pier Giovanni. Giro più veloce il 49° di Lorenzetti alla media di chilometri 80.490. Categoria 500 cmc. 1. Colnago (Gilera Saturno). 2. Leoni Guido (Guzzi), 3. Bhera (Francia) su Guzzi, in 2,20’24″1; 4. Soprani (Gilera), 2,19’27″ (58 giri); D. Pagani (Gilera), 57 giri; 6. Wood (Norton), 60 giri. Giro più veloce: Masetti, su Gilera Saturno, 2’12″2, alla media di km. 91.903.

Fonte: Stampa Sera

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venerdì, febbraio 4, 2011

PICCADILLY TURN

Scritto da: MDO // Category: LITTLE NURBURGRING,MOTODROMO,Rievocazione storica,TODAY // 5:59 pm

Fonte: MOTO HISTO


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martedì, gennaio 25, 2011

UNA CARTOLINA DA OSPEDALETTI

Scritto da: MDO // Category: EMEROTECA,ITALIAN DOCUMENTS,MOTODROMO,PILOTI,TODAY // 7:34 pm

Se avessi avuto negli anni Sessanta la casa di villeggiatura a Ospedaletti, così dov’è situata attualmente, avrei potuto seguire lo svolgimento delle corse correndo da una finestra all’altra lato monte e lato mare. Capirete, la televisione non trasmetteva che raramente corse motociclistiche e la telecronaca me la sarei fatta da solo inquadrando con la “camera uno”(il soggiorno) il tratto del raccordo con I’Aurelia in direzione del traguardo, mentre con la “camera due”(il terrazzo della cucina) avrei potuto indovinare dal suono dei motori (più che vedere proprio chiaro e netto come stavano andando le cose nella discesa medio-veloce che, conduce alla curva Clemencigh al Cimitero. Accostamento che purtroppo fa ricordare che Oscar Clemencigh, veneto di nascita, monzese di adozione, fu l’unico pilota a perdere la vita nel circuito ligure, in una banale caduta da” prima”, il 23 Aprile 1950.

Devo infatti dire con orgoglio che sono un veterano del Circuito di Ospedaletti: prima come giovanissimo spettatore undicenne della prima edizione del 1947 , accompagnato da mia… nonna Angiolina. L’unica della famiglia che parve entusiasta quanto me di prendere il filobus da Sanremo (dove ci trovavamo in vacanza) a Ospedaletti, intrufolarci tra la folla alla curva del Piccadilly e godere una memorabile giornata tra il risucchio dei motori nella staccata che precedeva la curvetta da prima e la mitragliante ripresa dei monocilindrici su per la salita che conduce alla parte alta del circuito. Emozioni, suoni, odori che il trascorrere del tempo il potere di affievolire minimamente. Sul circuito di Ospedaletti ci tornai ripetutamente nel 1950, 51 e 52. Dividendo a metà le spese, io e l’amico Antonio Bressan, noleggiavamo a Sanremo delle Rumi Turismo e ci… lanciavamo alla folle velocità di 70 kmh lungo l’Aurelia e poi a completare tutto il giro per imparare bene il circuito: chissà mai che un giorno…

Infatti il giorno venne e nel 1961 presi davvero parte alla corsa delle125 con una Ducati Monoalbero nella gara di Campionato Seniores del 24 Settembre. Le cose andarono bene perché arrivai terzo, dopo Gilberto Milani con la Paton e Mencagli con la Ducati bialbero, ma precedendo dei” bei nomi”. In più nacque spontaneamente in quella occasione il sodalizio” con l’amico e collega Mario Colombo (non il “nostro” Ing Sandro Colombo di Legend Bike, che a quei tempi aveva impegni di ben altra levatura), il quale si mise a farmi delle segnalazioni su una lavagnetta in prestito, evitando che mi venisse insidiato il podio da Alfredo Balboni con la Mondial.

Da allora, fino al ’66, partecipai a otto edizioni del Circuito di Ospedaletti nelle classi 125 (Ducati), 250 (Morini), 350 e 500 (Aermacchi) con risultati che dopo il 3° iniziale, comprendono tre 5° posti, due 7° e…due cadute. Tengo a precisare che all’insaputa dei più, posso anche dichiararmi “vincitore” della classe 350 nel 1967. Il fatto è che quell’ anno 350 e 500 correvano insieme nel campionato Italiano, con punteggio separato, arrivando quinto nella 500, ma primo delle 350 con l’Aermacchi, mi spettò punteggio pieno e tanto di Coppa. Ma non è la stessa cosa…

Mi sono lanciato in questa” rievocazione” un po’ troppo personale perché Ospedaletti ha rappresentato qualcosa di importante nella mia vita, al di là delle corse. Per anni è stata sede prediletta di vacanze (più invernali che estive) e, in alcuni casi, di convalescenza per riacquistare la salute nel clima più indicato; ho poi fatto numerose, belle e durature amicizie, benché non poche di queste siano state interrotte bruscamente, (ma non dimenticate) da premature scomparse; altri hanno cambiato invece vita e residenza; pochi li rivedo ancora. Avevo poi instaurato un bel rapporto con Enrico Lorenzetti,”idolo” della mia gioventù, che insieme alla famiglia trascorreva parte dell’inverno a Ospedaletti, ma è morto nell’89. Mi è stato di consolazione fare recentemente amicizia con Giuseppe Colnago, “ufficiale” di Gilera e Moto Guzzi, che, insieme alla brillante moglie Nini, vive stabilmente a Ospedaletti, dove ci frequentiamo assiduamente, specie nel periodo natalizio. A Ospedaletti hanno casa anche il pilota della Rumi Bruno Romano e il collezionista bustese Romano Colombo, Poco distante posso incontrarmi con Amilcare Ballestrieri, Paolo Isnardi, Guido Mandracci, Vincenzo Novella e, spingendomi un po’ più in là ancora, con Ezio Mascheroni, per non parlare di amici d’infanzia, non motociclisti praticanti, che ancora vedo, Ah, stavo quasi per dimenticarmene”, a Ospedaletti ho anche conosciuto la mia futura moglie”.

Detto tutto ciò spero mi si perdoni qualche sdolcinatura sparsa qua e là in questo ricordo di Ospedaletti che esula un po’ dalla formula della nostre rubriche” Parco Conduttori”, per questioni affettive. Rientrando però prontamente nei ranghi, eccomi a domandarmi come potessero trovare posto i concorrenti di quattro classi (Case ufficiali incluse) nell’esiguo spazio della piazza che si trova a lato dell’ Aurelia, nel bel mezzo della cittadina, e che pure fungeva da zona traguardo, box, tribunetta d’onore e stampa, premiazioni, commento agli altoparlanti e quant’ altro faceva capo all’organizzazione messa insieme con grande coraggio dal Comandante Michele Allavena (lui pure non c’è più), che rappresentava uno dei più grandi pericoli tra i non pochi naturali della gara ligure: attraversava difatti spesso la strada proprio in zona d’arrivo ( un curvone vero e proprio per le moto più veloci), facendo più volte sfiorare la tragedia con un candore che aveva del fanciullesco.
Benchè si dica della spilorceria dei liguri, Allavena era tra i pochissimi che a quei tempi, dava ai corridori privati un bel…dieci o ventimila in più di quanto previsto dalla “diaria” della PSI. Si faceva la fila in un corridoio nel seminterrato dell’Hotel Firenze, e lì Allavena personalmente, maneggiando i soldi dell’incasso della giornata, li distribuiva, come novello Robin Hood, alla… marmaglia che aveva combattuto ai suoi ordini, Naturalmente Agostini e i più blasonati ricevevano la loro mercede in privato senza dover mostrare la Licenza di Conduttore come tutti noi altri.

Ritornando all’inverosimile i “paddock “- dove miracolosamente tutti riuscivano a convivere per un paio di giorni, è fuor di dubbio che un solo Camion Corse di quelli che si usano allora disponibile. Spazio che aveva per giunta una caratteristica unica e… preoccupante: era piastrellato, per cui avviare le moto a spinta era come tentare un minuetto con un mulo recalcitrante su una superficie ghiacciata. Bisognava mettere in compressione, “chiamare” del giusto la benzina nella vaschetta, regolare, minuziosamente l’anticipo per evitare il contraccolpo, quindi urlare “strada, strada!!” per aprirsi un varco davanti alle ruote con l’aiuto di non meno di tre volontari, spingere a più non posso, sperando che il motore prendesse al primo colpo.

Nonostante piccoli e medi inconvenienti, tutti si andava volentieri a correre a Ospedaletti perché era come partire per una bella vacanza.

Molti solitari in quella occasione comparivano con la moglie e la fidanzata, gli alberghi erano numerosi e accoglienti, il cibo tipico ed eccellente, l’entusiasmo tanto, portato anche dai vicini francesi. Benché dislocati principalmente all’Hotel Firenze, all’ Alexandra, al Metropol, al Floreal e nelle varie pensioni, l’atmosfera era quella di una festa comune a tutti, specie nell’ora di cena, allorché ti ritrovavi ad commentare la giornata di prove con vicini di tavolo d’ogni “rango”.

Non mi impegno, in questa occasione, a fare la storia del Circuito di Ospedaletti. Mi limito a riproporre l’unicità, la felice collocazione naturale, il clima e la cordialità, con una speranza: che venga almeno organizzata una Rievocazione Storica degna del luogo e della tradizione, con le debite varianti “logistiche”, specie per quanto riguarda l’ubicazione del Parco Conduttori e relativi mezzi.
Sento che il periodo potrebbe essere quanto prima propizio perché abbiamo un sindaco, Flavio Parrini che, oltre a svolgere al meglio il proprio operato, è sportivo praticante ed eclettico. C’è poi Alfredo Calvini, da sempre animatore appassionato di ogni attività motoristica e… folcloristica. E perché non” recuperare”dalla vicina Costa Azzurra Paolo Marchioni, trascinatore numero uno ai tempi delle gare anni Sessanta.

Tutti quanti primattori e comparse dei tempi andati tornerebbero con entusiasmo a Ospedaletti e insieme a loro potrebbe figurare qualche grande protagonista del motociclismo d’oggi, scegliendo opportuna data fuori stagione.

Noi l’idea l’abbiamo lanciata e siamo pronti a fare la nostra parte.

Roberto Patrignani

(fonte: da Legend Bike 1999)