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venerdì, 7 luglio 2006

Gilera Saturno San Remo

Post inserito da: MDO alle ore: 19:18 // Classificato in:
1949,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA //

Gilera Saturno "San Remo"

Dopo la guerra ha inizio una mitica stagione corsistica. Le nuove quattro cilindri 500 diventano le dominatrici del mondiale: Umberto Masetti è campione del mondo nel ‘50 e nel ‘52, seguito da Geoff Duke, tre volte iridato e Libero Liberati.

Nel 1948 Gilera schiera alla Ospedaletti–Sanremo, uno “squadrone” di Saturno da competizione. La moto, subito ribattezzata “Saturno Sanremo”, vince ininterrottamente sul circuito ligure, dal 1948 al 1951. Continuerà a vincere fino agli anni ’60: una carriera lunghissima e vittoriosa.

Fonte: Museo Piaggio

Link: > GileraSaturno.comInternet Bookshop

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giovedì, 6 luglio 2006

MDO: Blackout

Post inserito da: MDO alle ore: 19:42 // Classificato in:
LITTLE NURBURGRING //

Cari lettori,
Ospedaletti Circuit Blog è di nuovo on-line, ci scusiamo per l’oscuramento delle ultime due settimane dovuto a manutenzione tecnica.. (un’elaborazione al motore del sito.. per rimanere in tema col circuito :-)) State sintonizzati perchè abbiamo delle novità, il mitico Flavio ha trovato nuove tracce!

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mercoledì, 21 giugno 2006

The First Podcast

Post inserito da: MDO alle ore: 16:39 // Classificato in:
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Il primo Podcast!
MDO è presente su Apple iTunes in versione Podcast.. Potrete scaricare le puntate direttamente sul vostro iPod.

Ospedaletti Circuit Podcast
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venerdì, 9 giugno 2006

1972, Renzo Pasolini vince ad Ospedaletti

Post inserito da: MDO alle ore: 10:24 // Classificato in:
1972,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI //

Renzo Pasolini

Renzo Pasolini era fatto per piacere alla folla. Era di quegli uomini che non si dosano in vista di un lontano risultato che va raggiunto mettendo pazientemente insieme i pezzi di un mosaico. Per «il Paso» non esistevano calcoli; ogni gara era «quella», la più importante, dove bisognava spendere senz’altro il meglio di sé, sul filo di un incredibile equilibrio fra lo stare in piedi e il volar via. Guidando in questo modo è certo facile piacere a quel «mostro» dalle centomila teste che è il pubblico, però è altrettanto facile giocarsi la possibilità di arrivare a traguardi veramente importanti. Proprio per questa sua filosofia del «tutto e subito», Pasolini si è perso nel ‘69 il titolo mondiale della 250 con la Benelli che avrebbe potuto benissimo essere suo, anziché di Carruthers che lo aveva rimpiazzato dopo che un paio di cadute dovute all’eccesso di generosità avevano messo fuori causa il nostro pilota. A parte queste considerazioni, veder guidare Pasolini (se si riusciva a superare quello stato di angoscia dovuto alla sensazione di un’imminente caduta) era un autentico piacere, epidermico per il pubblico e ben più profondo per gli «iniziati», che comprendevano meglio tutte le sfumature della sua impossibile tecnica. Questa con-sisteva nel percorrere le curve, particolarmente quelle più strette tipiche dei circuiti «adriatici» dell’epoca, in uno stato di… emergenza, con rapide e frequenti correzioni di inclinazione e con un magistrale avorio sulla manopola del gas che veniva pelato in apertura e chiusura a seconda delle condizioni di aderenza della ruota posteriore. Una tecnica fatta tutta d’istinto e sensibilità, ripresa direttamente dal cross che Renzo aveva lungamente praticato, e certamente redditizia anche se probabilmente divoratrice di energie per la costante tensione necessaria.
Nonostante questo «selvaggio» modo di guidare, Pasolini è caduto relativamente poche volte nella sua carriera (anche se nei momenti sbagliati, come nel ‘69) e va detto che la caduta che gli è costata la vita, insieme a Saarinen, quel 20 maggio 1973 a Monza, non è imputabile a lui ma a un grippaggio del motore che non aveva ancora raggiunto la temperatura di funzionamento.

Renzo Pasolini, oltre che trascinante per il suo modo di guidare, era anche un ragazzo molto simpatico e divertente, capace di battute di spirito improvvisate, di un umorismo intelligente e un po’ sarcastico. Noncurante nel modo di fare e di vestire, aveva l’aria di infischiarsene un po’ di tutto o comunque di non dare eccessiva importanza alle cose «terrene». Molto disinvolto, sapeva strappare delle risate anche nel corso di interviste televisive, per le battutine che infilava nel discorso, specie al culmine della rivalità con Agostini.

Di statura media, con gli occhiali, i capelli mossi e scuri, resistente e robusto, Renzo Pasolini aveva praticato sport faticosi come il pugilato e il motocross; anzi, diceva che se non avesse fatto il corridore motociclista lo avrebbe senz’altro attirato la boxe. Nonostante questa predisposizione per le discipline sportive, «Paso» non conduceva la vita esemplare dell’atleta, perché non rinunciava al fumo, gli piaceva fare tardi la sera e non si tirava certo indietro se c’era da mangiare e bere, cosa del resto piuttosto usuale per un romagnolo purosangue.
Renzo Pasolini è nato infatti a Rimini il18 luglio 1938, figlio d’arte, in quanto il padre Massimo è stato anch’egli corridore motociclista e primatista mondiale.
Comincia a correre a vent’anni de- buttando nel motocross, un’attività che, oltre a dargli le prime soddisfazioni, sarà determinante nel forgiarne il temperamento battagliero e il modo un po’ violento di trattare la moto; al cross si dedicherà costantemente, durante la stagione invernale, praticandolo, anche se non più agonisticamente, durante tutta la sua carriera, così come farà con la ginnastica prepugilistica per tenersi in forma fisicamente.
Nel 1962 passa alla velocità e con una Aermacchi 175 si distingue subito, battendo fra l’altro per due volte un altro futuro campione, quel Giacomo Agostini che ritroverà ben presto, e sovente, sul proprio cammino.
Segue una pausa dovuta al servizio militare; ma se non può correre, Pasolini riesce a mettere a buon frutto questo periodo perché in Sardegna, dove è stato destinato, conosce Anna, una bella ragazza bruna, insegnante, che più tardi diventerà sua moglie e dalla quale avrà due figli, Sabrina e Renzo Stefano, che al momento della tragica scomparsa del padre avranno rispettivamente sei anni e due anni e mezzo.

Nel ‘64 riprende l’attività ed è ben presto promosso tra i seniores. Le macchine di cui dispone sono le Aermacchi 250 e 350 con le quali, benché si tratti di semplici monocilindriche ad aste e bilancieri, otterrà sempre risultati di rilievo, piazzandosi sovente al primo posto dopo le macchine più potenti.
Conclude il campionato italiano 1965 al secondo posto dopo Provini con la Benelli nella classe 250 e al terzo nella 350 dopo Agostini e Giuseppe Mandolini. Col caposquadra Gilberto Milani prenderà parte anche ad alcune prove mondiali concludendo quarto al Nùrburgring e al G.P. d’Olanda e quinto a Brno. E’ presente anche al Tourist Trophy ma senza fortuna, in quanto si ritirerà in entrambe le classi.

Nel 1966 i migliori risultati in Italia sono il secondo posto nella classe 250 a Milano Marittima, il secondo a Cesenatico nella 500 (con una 350 maggiorata) e i due terzi posti nella 250 e nella 350 a Ospedaletti. All’estero, nelle gare di campionato mondiale, insieme ad alcuni quarti e quinti posti prevalentemente nella 350, fa spicco la bella terza posizione ottenuta in Olanda dopo Hailwood e Agostini. Sul finire delle stagioni, nell’ultima stagione di prova di campionato italiano a Vallelunga, la Benelli decide di affidargli la sua de-buttante 500 quattro cilindri che Paso porta alla vittoria, davanti alla Gilera di Venturi. E con questo gli si aprono le porte della Casa pesarese per una proficua attività che durerà alcuni anni.

Finalmente può misurarsi alla pari con il suo antico rivale Agostini e questo accesissimo antagonismo fra i due corridori italiani in sella a due macchine esse pure italiane, la Benelli e la MV Agusta, farà vivere agli appassionati alcune stagioni con l’entusiasmo alle stelle. Questi epici duelli si svolgeranno per lo più sul suolo nazionale perché all’estero, dove d’altro canto la Benelli non si spingerà di frequente, la contesa per la vittoria non è soltanto affar loro, ma c’è pure un certo Hailwood con la Honda che ha la stessa premura di concludere le corse a suo favore, I migliori risultati nel mondiale della 350 sono i terzi posti di Hockenheim e Assen, entrambe le volte dopo Hailwood e Agostini. In Italia invece, fuochi arti-ficiali; a Modena vince la 500 con Ago ritirato, a Riccione e Milano Marittima due secondi posti dietro la MV, vittoria a Cesenatico nella 350 davanti al rivale, poi secondo a Imola nella 350 e terzo a Zingonia nella stessa classe. A queste affermazioni vanno aggiunte quelle ottenute con la 250 a Milano Marittima e con la 500 a Pergusa, anche se non ha a che fare con la sua «pietra di paragone». L’anno dopo, il ‘68, Pasolini e la Benelli la spunteranno solo due volte sul binomio avversario, a Cesenatico e lmola, e, tra gare in Italia e all’estero, arriveranno otto volte secondi; tra queste piazze d’onore vanno citate quelle ottenute con la 350 al Nùrburgring, al Tourist Trophy e a Monza, gara quest’ultima dove saranno secondi anche nella 500. Nell’albo d’oro 1968 di Pasolini anche una vittoria nella 250 nella sua Rimini. Suoi sono i titoli italiani della 250 e della 350.

Il ‘69 si presenta come una grande stagione perché Renzo infila subito all’inizio dell’anno una serie di strepitosi successi in patria: a Rimini vince 250 e 350 (con Ago secondo nella classe maggiore con un lieve distacco), poi nuove vittorie 250 e 350 a Modena (Ago ritirato), altra doppietta nelle stesse classi a Riccione (col pluricampione mondiale sempre secondo nella 350), e ancora bis in entrambe le cilindrate a Riccione e Imola (il rivale sempre secondo). Poi arriva Cesenatico dove Paso si aggiudica regolarmente la 250 ma soccombe questa volta nella 350, arrivando distanziato di poco più di 6″ da Agostini, cui replica però nella gara successiva a Milano Marittima, dove risfodera la doppietta 250 e 350, mentre l’altro si deve ritirare.
L’entusiasmo è al settimo cielo, nugoli di spettatori si accalcano ad assistere ogni volta a queste specie di «risse» fra i due campioni che non si risparmiano, benché senza scendere agli insulti, neppure a parole. La rivalità, inevitabilmente alimentata anche da giornali e televisione, è tale che ad un certo punto nasce anche l’idea di una sfida a macchine pari (prima tutti e due su Benelli, poi entrambi su MV) per farla finita una volta per tutte con i «sono più bravo io. No, sono io il migliore». Saggiamente le rispettive Case e la Federazione Motociclistica Italiana si oppongono a questa specie di sfida paesana.

Il ’69 è anche l’anno in cui Pasolini si trova più che mai a portata di mano il titolo mondiale della 250, visto che la macchina «c’è». Cade però nelle prove a Hockenheim e rimane inattivo per le successive due prove a Le Mans e al T.T., dove il suo posto alla Benelli viene preso da Carruthers. Rientra ad Assen dove vince nettamente su Carruthers e sul pericoloso Herrero con la Ossa, poi una battuta a vuoto a Francorchamps per guai al motore, e due nuove splendide vittorie al Sachsenring e a Brno davanti rispettivamente a Herrero e Gould. A lmatra invece, per il G.P. di Finlandia, una nuova caduta mette fuori causa il campione riminese per tutta la restante stagione e il titolo finisce a Carruthers, sua «controfigura» alla Benelli.
Non è facile consolarsi della perdita di un titolo mondiale, ma certamente il ripetersi dell’accoppiata nei campionati tricolori della 250 e della 350 avrà pure lenito un poco le ferite.
Nel 1970, a causa delle nuove disposizioni che limitano ai soli bicilindrici la possibilità di correre nella 250, la Benelli si concentra particolarmente sulla 350. Paso vince all’inizio di stagione a Rimini e Riccione, poi è quasi sempre secondo; nel mondiale i migliori risultati sono i secondi posti di Assen, del Sachsenring e di Brno, sempre dietro Agostini e la MV. Nel G.P. delle Nazioni con la Benelli 500 deve ritirarsi dopo aver stabilito il giro più veloce a circa 203 di media.

Nel corso dell’annata è sorto qualche dissapore tra lui e la Benelli: Pasolini dice che la moto non è più competitiva come prima, la Casa sostiene il contrario. La separazione è inevitabile e dopo molte illazioni più o meno campate in aria Renzo Pasolini torna al suo primo amore, la Aermacchi (ora anche HarleyDavidson) che ha preparato una 250 bicilindrica due tempi che però è ancora tutta da « collaudare».
Gli inizi sono deludenti perché la macchina richiede una laboriosa messa a punto, molto più lunga del previsto, tanto che brucerà praticamente tutta la stagione ‘71. Nel ‘72 però finalmente l’ostinazione di Pasolini (che è assunto dalla Casa anche come ispettore alle vendite) e dei bravi uomini del reparto corse, capeggiati da Gilberto Milani e Mascheroni, comincia a dare i suoi frutti: la strepitosa vittoria nel G.P. delle Nazioni a lmola, cui fanno seguito quelle al G.P. di Iugoslavia e a Barcellona, e i secondi posti di grande valore come quelli di ClermontFerrand, dopo Read, e di Assen dopo Gou Id, del Sachsen ring e di Brno dietro a Saarinen.
In Italia, oltre alla vittoria di Imola, vince anche a Riccione e Ospedaletti aggiudicandosi il quinto titolo italiano della sua carriera. Anche con la 350 ottiene degli ottimi risultati fra cui il secondo posto di lmola, del Sachsenring, di Brno e di Barcellona. Concluderà i mondiali al secondo posto nella 250 dopo Saarinen e al terzo nella 350 dopo Agostini e Saarinen. Nel ‘72 Pasolini corre anche al circuito dell’Ontario con una HarleyDavidson 750 arrivando terzo (primo della squadra ufficiale americana). Nel ‘73 a Daytona, con la stessa macchina, non avrà invece fortuna.NeI ‘73 tutto sembra finalmente maturo per la battaglia ad armi pari alla conquista del mondiale, anche se la Yamaha e l’astro Saarinen non sono certo lì a facilitare i compiti. Tuttavia la HarleyDavidson ha messo in campo le bicilindriche raffreddate ad acqua che si rivelano competitive, particolarmente la 350 con la quale è primo a Riccione e Vallelunga, conquistando il titolo di campione per il 1973: titolo che gli verrà assegnato «alla memoria» in quanto al momento della consegna ufficiale Pasolini è ormai scompars6 da un pezzo.

La data fatale è il 20 maggio 1973. Pasolini aveva disputato una gara sensazionale nella classe 350, ricuperando 11″ da Agostini e riuscendo ad agguantarlo e superarlo quando, a quattro giri dal termine, un «dritto» alla curva parabolica causato da un grippaggio metteva fine alla certezza di una grande vittoria. Ancora teso per questo sforzo, ancora accaldato e contrariato, si era subito dopo ripresentato al via per l’immediatamente successiva partenza della classe 250, dove i suoi compiti sarebbero stati altrettanto difficili contro gli uomini Yamaha. Poche centinaia di metri sparati, poi la paurosa caduta collettiva al curvone che coinvolse otto piloti: Pasolini, Saarinen, Walter Villa, Giansanti, Palomo, Kanaya, Mortimer e Jansson. Alcuni ne uscirono quasi indenni, altri malconci come Walter Villa; Renzo Pasolini e Jarno Saarinen riportarono ferite che ne causarono il decesso quasi istantaneo.
Ma non è con l’immagine di questa tragedia negli occhi che vogliamo chiudere il capitolo su Renzo Pasolini. Vogliamo ricordarlo in un atteggiamento che gli era abituale: accovacciato su una delle sue moto da corsa nel box di un circuito, lo sguardo assente dietro le spesse lenti degli occhiali, vagare lontano col pensiero mentre i meccanici lavorano quieta mente attorno alla moto migliore.

Certo «il Paso» sentiva che dentro quei motori messi insieme in famiglia alla Schiranna, anche se troneggiava sul serbatoio il pomposo nome HarleyDavidson, c’era la forza per arrivare al mondiale. E con quelle macchine proprio uno degli scampati alla tragedia di Monza, Walter Villa, raccoglierà, con quattro titoli mondiali, i frutti che solo poco tempo prima per il braccio proteso di Renzo Pasolini erano ancora acerbi.

Articolo estratto da: LA NOTIZIA

http://www.lanotizia.it

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lunedì, 29 maggio 2006

Addio al campione Umberto Masetti

Post inserito da: MDO alle ore: 17:09 // Classificato in:
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Milano, 29 maggio 2006
Campione del Mondo Classe 500cc Gilera 1950 e 1952

Umberto Masetti Si è spento a 80 anni Umberto Masetti, il primo italiano campione iridato della classe 500 nel 1950 e nel 1952. L’ex centauro della Gilera era nato il 4 maggio 1926 a Borgo delle Rose, nel parmense. Debuttò nelle corse con le gare locali, laureandosi campione italiano di prima categoria a soli 23 anni (125) e raggiungendo il terzo posto nel Mondiale nella 125 alla guida di una Morini: era il 1949, e corse anche in 250 con la Benelli e nella mezzo litro con la Gilera.Nella stagione successiva si impose nei Gran Premi di Belgio e Olanda di 500, battendo poi nella classifica Mondiale l’inglese Geoff Duke. Vinse anche il titolo italiano assoluto e quello di prima categoria. L’impresa mondiale, dopo una parentesi con il terzo posto del 1951, gli riuscì nuovamente, sempre grazie a due successi nei Paesi Bassi, anche nel 1952.

Un idolo della sua generazione, Masetti si dimostrò anche un ‘uomo immagine a tutto campò, sia in pista, sia negli eccessi con le donne e nell’amore per il rischio. Nel 1954 torna a vincere in Italia dopo un ’53 non proprio felice, e nel ’55 abbandona la Gilera passando alla MV Agusta, centrando ancora un terzo posto nella 500 e il quinto in 250. Nel frattempo, non disdegnando la 175, diventa campione italiano.

Man mano, però, sceglie di gareggiare sempre meno, e in categorie meno potenti rispetto alla classe regina. Nel 1955 si sposta a correre in Sudamerica, e nel 1958 arriva il ritiro dal professionismo, salvo poi cambare idea quattro anni più tardi. Dopo una nuova esperienza i 250 con la Morini, l’addio definitivo. Corse anche con le Parilla e le NSU.

Nel maggio del 2005 fa Denia, una cittadina nei pressi di Valencia in cui ha sede il ‘Festival de motos historicas’, ha dedicato al grande pilota italiano una statua che lo ritrae in sella a una Gilera. In tutto il mondo il pioniere Masetti è stato considerato uno dei migliori piloti del mondo: 200 gare vinte, l’elezione ad Atleta dell’Anno nel 1951, una medaglia al valore atletico e il titolo di Cavaliere al merito sportivo. Masetti, che non disdegnava ancora partecipazioni a raduni e gare con moto d’epoca, era presente all’inaugurazione.

Fonte: “Il resto del Carlino”

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venerdì, 12 maggio 2006

MOTODROMO SENZA TITOLO

Post inserito da: MDO alle ore: 18:14 // Classificato in:
1971,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI //

Cari apasionados e affezionati lettori, vi invito calorosamente a darci una mano nel tentativo di identificare la data corretta di questo GP corso probabilmente tra il ’66 ed il ’71.. Anche questa volta il contributo fotografico è di Flavio Ottonello che sta facendo man bassa con scoop di materiale inedito.. very very grazie per l’aiuto! Non sappiamo davvero come recuperare i dati storici di questo Gp, ma abbiamo una traccia di alcuni nomi possibili, se pensate di poterci aiutare, qui in basso potrete scrivere i vostri pareri immediatamente.. Attendiamo una memoria del periodo in grado di far luce! :-))
Ora diamo alcuni numeri che se volete potete anche giocare al lotto.. Con il numero 6 un bel primo piano di Bergamonti , con il numero 24 ed il 6 Parlotti , con il 71 Mandracci , con il 14 Phil Read , 115 Morbidelli , 92 Torras , un bel numero 1 e primo piano di Agostini, 1 per la 125 Taveri , 84 Campanelli ?? ..

Se saremo in grado di recuperare dei dati certi riepilogheremo il tutto in buon ordine.

Ecco a voi le immagini, buon GP.
(Fotografie: Archivio Foto ottica Mario, Ospedaletti)

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lunedì, 8 maggio 2006

L’ARMA VINCENTE DEL MOTORE ASPIRATO

Post inserito da: flavio alle ore: 16:48 // Classificato in:
1951,AUTO DA CORSA,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS,PILOTI //

Sostituendo i propulsori sovralimentati con il motore aspirato, la Ferrari realizza una monoposto che ha la sua stagione magica proprio cominciando dal GP di Ospedaletti del 1951 guidata da Alberto Ascari in lotta per il mondiale con Fangio.
La nuova monoposto viene chiamata 375 F1 , la sigla 375 riprende la cilindrata unitaria del propulsore, caratterizzato da monoblocco di lega leggera e cilindri con canne d’acciaio avvitate alle teste per evitare fughe di gas fra testa e blocco cilindri. E grazie a questa novità Ascari si impone nel GP di Ospedaletti partendo dalla prima fila.

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giovedì, 27 aprile 2006

The clockwise version… il giro orario.

Post inserito da: MDO alle ore: 10:25 // Classificato in:
1947,AUTO DA CORSA,AUTODROMO,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO //

Ecco alcune meravigliose foto inedite della prima versione del tracciato di Ospedaletti, nel 1947 la versione del tracciato si correva in senso orario.. (vedi articoli nella categoria 1947)
Un sentito ringraziamento quindi a Flavio che ha recuperato queste splendide immagini.

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martedì, 25 aprile 2006

Lo sport motociclistico internazionale inaugura a Sanremo la nuova stagione.

Post inserito da: MDO alle ore: 1:50 // Classificato in:
1947,AUTODROMO,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS,MOTODROMO //

Due anni fa, aprile ’45, finiva la seconda grande guerra del secolo ventesimo, ma il mondo doveva ancora molto faticare per ritrovare, con la pace, il perduto equilibrio. D’altronde non si poteva pretendere che lo sconvolgimento determinato da sei lunghi anni di universale conflitto trovasse una concreta sistemazione in breve volger di tempo. Troppo gravi e profonde erano state le ferite perché potessero rimarginarsi con la pur desiderata rapidità; né si può dire che oggi ancora, pur dopo due anni d’intenso operare, tutto sia ritornato come prima. Oh no! siamo ancora molto lontani dall’assetto che il mondo aveva saputo darsi nell’intervallo fra le due guerre e sebbene il progresso tecnico sospinto dall’assillo bellico abbia compiuto passi da gigante, tuttavia l’adeguamento della via di pace alle conquiste realizzate durante la guerra è ancor ben lontano dall’essere raggiunto. Nè potrà esserlo in breve.

***

Il motociclismo considerato sotto i suoi aspetti e cioè quale industria, commercio, mezzo di trasporto, strumento di lavoro, di diporto e di sport, non poteva non sentire i contraccolpi propri di tutte le altre attività, né poteva sottrarsi al marasma generale provocato dalla guerra.
Divenuta macchina di guerra al servizio delle truppe operanti, la motocicletta, dal 1939 in poi, ha cambiato i connotati. Tutte le macchine costruite in Italia ed all’estero assunsero le caratteristiche proprie dei materiali di guerra, e le fabbriche non ebbero né tempo, né voglia, né possibilità di progettare e costruire modelli differenti da quelli militari.
La fine della guerra dischiuse all’attività motociclistica due vastissimi orizzonti: il primo abbracciava l’attività d’indole pratica e normale; il secondo l’attività sportiva ed agonistica. Si potrebbe dire che quest’ultimo abbia decisamente soverchiato l’altro. La passione sportiva, compressa dal lungo periodo di astinenza, sbocciò con un impeto travolgente né fu possibile contenerla. L’attività sportiva dilagò ovunque ed assunse aspetti talvolta assai preoccupanti: in ogni centro, grande e piccolo e non soltanto italiano, si vollero far gare. Non importa con quali mezzi; non importa con quale base organizzativa: gare e gare si vollero e si fecero, e ad ognuna di esse folle immense ed entusiaste v’assistettero, pigiandosi inverosimilmente ai margini dei circuiti sino a rendere vano qualsiasi sforzo inteso a contenerle.
Le fabbriche a loro volta furono assillate da richieste di modelli sportivi e nemmeno ad esse fu possibile contenere tale e tanta marea. Non avendo avuto né tempo né possibilità di creare modelli nuovi, fu giocoforza allestire in qualche modo macchine di modello antico, i prezzi delle quali salirono alle stelle. Oggi ancora, pur dopo due anni dalla fine della guerra, la richiesta di macchine di sportive è assillante, ed a mala pena le fabbriche riescono a costruire tipi normali, pur essi largamente richiesti da una clientela che non è ancor possibile accontentare.
La situazione del motociclismo internazionale è plasmata su questo cliché: enorme richiesta di macchine d’ogni tipo e impossibilità da parte delle fabbriche di evaderle.
In siffatta atmosfera che si potrebbe definire parossistica, sta per aprirsi la stagione sportiva 1947. Il calendario internazionale segna alla data 20 aprile il ” Circuito Città di San Remo “, che sarà la prima importante gara d’annata. Ed è a tale gara che queste note vogliono essere dedicate.

***

Dopo quanto s’è rapidamente accennato nelle righe che precedono, sarebbe non conforme alla realtà attendersi per il Circuito della Città di San remo una partecipazione di uomini pur col materiale umano-meccanico che ognuno conosce, la prima gara internazionale dell’anno in corso, non mancherà d’interessare: anzi d’interesse ne avrà moltissimo per un cumulo di ragioni, a cominciare dalla natura del percorso il quale non soltanto dal punto di vista panoramico si differenzia grandemente da quelli sui quali si svolsero le gare del dopo guerra. Si può anzi aggiungere, a proposito di percorso, che difficilmente s’è avuto qualcosa di simile anche negli anni che precedettero il conflitto. Bisognerebbe forse volgere il pensiero al non dimenticato Circuito del Lario per trovare qualche analogia col Circuito prescelto dagli organizzatori della Riviera dei Fiori: ma si tratterrebbe di una pura e semplice analogia, in quanto il tracciato del Circuito di Ospedaletti travalica e supera sotto ogni aspetto il pur superbo ed affascinante Circuito Lariano.
Qualcuno, visitando il Circuito della Riviera dei Fiori, ritenne possibile un seppur lontano accostamento col Tourist Trophy Inglese. Oibò! la lontananza è veramente incommensurabile, né crediamo possibile ogni confronto col famoso tracciato di Douglas, il quale corre bensì dal mare alla montagna al pari di questo, ma d’assomiglianza proprio non ne ha. Basterebbe del resto, pensare all’antitesi delle due plaghe per persuadersene immediatamente. Lassù vi è il pallido mar d’Irlanda che non cessa d’esser tale anche nelle giornate più luminose e v’è la montagna più brulla che madre natura può dare; il tutto avvolto in un clima che pur di piena estate consiglia l’uso di vesti niente affatto leggere. Clima e paesaggio nordico a cominciare dalla vicenda della giornata che non termina mai perché l’alba quasi si sposa con il tramonto.
Oh incanto della Riviera dei Fiori! cielo e mare di perenne incomparabile azzurro; palme gigantesche che coprono il piano ed il monte quasi a proteggere l’eterna fioritura di splendenti rose e garofani dalle mille tinte in una profusione che quasi stordisce e che avvince ed obbliga ad esclamare che nessuna maggior bellezza può esservi al mondo. E clima che giammai conosce i rigori delle stagioni: soavità di profumi nel dolce tepore di una continua primavera, allietata da albe iridescenti e da crepuscoli di sogno cui seguono notti languide sotto miriadi di lucide stelle che si specchiano nell’infinita serenità di un mare che non ha uguali. No, no! nessun confronto può reggere e nemmeno la più motociclistica delle mentalità adusata a trovar vestigia di Tourist Trophy laddove una strada si snoda serpeggiante sui fianchi di una montagna prossima al mare, può trovar motivo di paragone fra i percorsi di Douglas e di Ospedaletti.
Ci si trova tra l’altro agli antipodi anche nell’esaminare i percorsi dal punto di vista tecnico. Ed a tal proposito conviene affermare che ormai i circuiti a lungo sviluppo hanno fatto il loro tempo. S’è dianzi accennato al Circuito del Lario tanto bello quanto famoso negli annali dello sport motocilcistico. Ma chi oserà più, ai tempi attuali, affrontare l’organizzazione di un Lario con i suoi trentasei chilometri di sviluppo? E chi può dire che lo stesso Tourist Trophy inglese, lungo circa sessanta chilometri non abbia perduto ormai tutto il suo fascino?
Mutano i tempi e anche i sistemi di gara son destinati ad evolversi. Il pubblico d’oggi non ama più attardarsi nelle lunghe attese di passaggi distanziati. Le partenze a cronometro non interessano più. Le gare vissute senza il brivido dell’immediato confronto non attraggono più lo spettatore frettoloso ed assetato d’emozioni. Né si vuol dir con questo che siano degni di lode i circuiti stracittadini dei quali del resto e ben giustamente i nostri poteri sportivi han fatto giustizia specie nei confronti delle gare maggiori. Si vuol dire soltanto che anche in materia di percorsi la virtù sta nel mezzo: né troppo lunghi, né eccessivamente corti, ossia proprio quel che han fatto (e che ancora meglio faranno in avvenire) gli organizzatori sanremesi.
Vedrà il lettore in altre pagine di questo fascicolo la pianta del percorso di Ospedaletti ed il profilo altimetrico del medesimo. Siamo di fronte ad un terreno di gara tecnicamente interessantissimo. Un breve rettilineo di lancio per la partenza in linea e poi subito all’attacco dell’ascesa dopo una curva ad angolo abbordabile sulla destra senza troppa difficoltà. La salita non è mai troppo ripida mentre le curve che si susseguono quasi ininterrottamente possono essere affrontate a buon regime. Conviene avvertire che gli organizzatori non han badato a sacrifici pur di eliminare le maggiori difficoltà del terreno. Molte modifiche furono eseguite, e parecchie sopraelevazioni intese a render quasi nullo il pericolo d’andar fuori strada. Tutt’altro che facile è da considerarsi il percorso di Ospedaletti, ma massacrante non lo è. Medie elevate non saranno possibili, ma l’andatura potrà essere sostenuta, e perciò severo il collaudo degli uomini e delle macchine. Raggiunto a quota 56,850 il culmine dell’ascesa, s’inizia la discesa pur essa serpeggiante ma non pericolosa: e il compimento dell’anello avverrà poche centinaia di metri prima del traguardo.

***

Al momento in cui le presenti note son scritte non si conoscono ancora con esattezza i nomi dei gareggianti di San Remo: si è però facili profeti prevedendo l’incontro sul magnifico terreno della Riviera dei Fiori dei migliori elementi dello sport motociclistico internazionale.
Converrà aggiungere che son legione coloro che han manifestato il desiderio di prendervi parte: ma la situazione motociclistica alla quale abbiam fatto più sopra riferimento provocherà di per se stessa una notevole selezione di valori.
Per partecipare ad una gara motociclistica non bastano la buona volontà e la bravura: occorre anche un adeguato mezzo meccanico. Ed oggi come oggi i mezzi meccanici non abbondano.
Avremo senza dubbio a San Remo un buon confronto fra piloti internazionali: ma quali macchine saranno della partita? Questo interrogativo non vale soltanto per San Remo ma vuole estendersi a tutte le gare della stagione che appunto a San Remo incomincia.
Inutile illudersi e cercare di illudere: di fabbriche che costruiscono macchine adatte alle competizioni di maggiore impegno ve ne sono poche in Italia e ancor meno delle altre Nazioni, prova ne sia l’affanno col quale gli stessi corridori inglesi cercano di accaparrarsi le macchine italiane.
La Guzzi e la Gilera sono su gli scudi, ma ahimé! anch’esse non possono far miracoli in linea quantitativa perché le macchine per le corse debbono essere particolarmente curate per la messa a punto, il che richiede personale specializzato che non lo si improvvisa.
In Inghilterra Norton , A.F.S. , Sunbeam , Velocette ed altri preclari nomi d’industrie un tempo famose, sembrano in tutt’altre faccende affaccendate, tant’è vero che voci poco promettenti corrono persino a proposito del Tourist Trophy il quale minaccia di non essere più la pietra di paragone dell’industria vera e propria, ma soltanto l’estrinsecazione di un fervore sportivo che trova scarsa rispondenza nel campo industriale.
Negli anni che precedettero la recente guerra la Norton, forniva macchine speciali da corsa ai corridori di molte Nazioni ed aveva un gruppo di corridori alle proprie dipendenze dirette che alimentavano le principali gare internazionali e facevano man bassa di vittorie e di premi quasi ovunque, specialmente nella classe 500. Oggi le cose son cambiate anche nei confronti della Norton e non v’è notizia di prossima ripresa. Fra l’altro, e senza voler infirmare l’eccellenza della famosa marca inglese, non bisogna dimenticare che già nel ’37, ’38 e ’39 la Norton si era trovata “handicappata” di fronte alla produzione da corsa italiana e tedesca. Con l’entrata in scena della Gilera 4 cilindri accanto alla Guzzi e con la definitiva messa a punto della B.M.W. , la Norton si trovò chiusa anche nella classe 500 tant’è vero che non solo perdette in quel Tourist Trophy nel quale era abituata da anni a primeggiare, ma fu battuta anche nel Gran Premio dell’Ulster la gara britannica più veloce, e perdette il Campionato d’Europa che appunto nella classe 500 fu appannaggio della Gilera pilotata da Dorino Serafini.
Ora non ci si allontanava molto dal vero quando si afferma, come qui affermiamo, che la classe 500 di Sanremo, vedrà ripetersi l’appassionante duello Guzzi-Gilera al quale abbiamo assistito in fine di stagione a Genova. Marche che al giorno d’oggi possano tener fronte a queste due non ne vediamo, per il momento: a meno che non entri in scena all’ultimo momento qualche outsider.

D’altra parte conviene precisare che sebbene ridotto, in fatto di macchine, ad un duello Gilera-Guzzi vi sarà da trattenere il fiato durante la disputa del Circuito di Sanremo. Due soltanto le marche (o poco più) ma molto ben preparate e molti gli uomini in grado di guidarle magistralmente: e in gare come queste gli uomini hanno un valore decisivo. Preghiamo il lettore di pensare a ciò che potrà, ad esempio, scaturire dal confronto Pagani-Balzarotti. Chi ha visto la finale del Circuito della Superba non potrà restare assente ad Ospedaletti. Balzarotti fu battuto per un soffio sul traguardo dopo un corpo a corpo durato oltre un’ora e che fece spasimare tutti gli spettatori. Figurarsi se Balzarotti non vorrà prendersi la rivincita, e figurarsi cosa farà sul saliscendi di Ospedaletti. Per contro Pagani, che conquistò la maglia tricolore appunto a Genova, non sarà certo disposto a “mollare” di fronte al giovane focoso rivale. E sui percorsi difficili Pagani sa il fatto suo come non pochi. Varrebbe la pena di fare un viaggio anche dall’America per vedere quei due uomini impegnati sul percorso di Ospedaletti.
Dobbiamo aggiungere che il prestigioso Tenni sarà della partita: e se a Genova il mezzo meccanico lo obbligò a lasciar via libera ai due litiganti, state pur certi che a Ospedaletti farà non solo da terzo incomodo ma anche da protagonista. E un Tenni lanciato in pieno su quelle ascese, su quelle discese e in quelle curve sarà un numero d’eccezione, e una cosa meravigliosa da vedere.
Tutto questo senza dimenticare i due fratelli Luigi e Jader Ruggeri e senza lasciar da parte Bandirola e Brini e tutta l’altra compagnia dei “cinquecentisti”, nuovi e vecchi. Ché seppoi fra i concorrenti esteri ne salterà fuori uno o due capaci di tener testa ai nostri, facile è immaginare quel che potrà accadere. Non per nulla Balzarotti ha affermato che quest’anno non vuol vedere nessuno precederlo sotto i traguardi. Ed è uomo in grado di mantenere la parola.

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Nella classe 250 la Guzzi farà come sempre la parte del leone. Peccato che la Benelli non sia ancora in grado di competere ufficialmente: ma non è escluso che qualche macchina messa a punto da Giovanni Benelli possa far capolino. Si dà quasi per certa la presenza di una o due Parrilla , la nuova marca che sta preparandosi ai futuri cimenti. Il debutto potrebbe essere interessante. Ad ogni modo anche se le 16 macchine ammesse saranno tutte Guzzi, scaturirà da questa gara una battaglia elettrizzante.
A gran signore grande onore: il campione d’Italia Nino Martelli , tutto pieno d’ardire e d’ardore mica vorrà far sfigurare la sua fiammante maglia tricolore (anche se sarà sostituita da una striscia sul casco). Ah no: Martelli non la cederà a nessuno sulle balze della Riviera dei Fiori, lui che ama farsi fotografare tra i fiori e con contorno di avvenenti signore (vedi fotografia della vittoria di Genova). E il suo amico nonché degno rivale Lorenzetti dovrà molto sudare per stargli dietro. Però Lorenzetti parla poco ma corre bene, e quest’anno pare non abbia troppa intenzione di lasciar passare i pur valorosi compagni di scuderia. Il duello Martelli-Lorenzetti farà numero d’eccezione a Sanremo.
Bruno Francisci non ha però ancora inghiottita l’amara pillola del perduto campionato 1946 , e farà vedere che quando il percorso è difficile lui non teme nessuno. Per quest’anno poi i duecentocinquantisti di prima categoria dovranno fare i conti con Bruno Ruffo e Dario Ambrosini , giovani focosi ed abili che ambiscono a primeggiare nella specialità. Né conviene dimenticare gli anziani: Alberti , non più giovane ma sempre valido; Celeste Cavacciuti sempre pilota di primo piano. E fra tutti in prima linea il bravo Gianni Leoni , reduce dai molti trionfi esteri. Potremmo nominare ancor molti se lo spazio non costringesse a concludere queste note d’avanprogramma.
E la conclusione deve esaminare questi due elementi. Primo è che sebbene le marche in lizza a Sanremo non saranno molte, vivacissima sarà la lotta in entrambi le classi. Vi sono nell’una e nell’altra gruppi di uomini di eccezionale valore disposti a tutto osare pur di vincere: di qui lo scaturire di una lotta serrata ed incertissima che terrà avvinti gli spettatori dal principio alla fine delle due gare. I chilometri da percorrere non sono pochi (i giri saranno 60); la strada è bella ma difficile. Ci vuol poco a rendersi conto che a Sanremo si vedrà uno spettacolo forse più unico che raro.
Il secondo elemento è costituito dalla presenza a Sanremo dei delegati delle Nazioni estere partecipanti al Congresso della Federazione Internazionale dei Clubs Motociclistici.
Questi delegati sono, in sostanza, gli organizzatori delle principali gare estere. Essi assisteranno alla corsa di Ospedaletti e “vedranno” i concorrenti all’opera. Da questo esame dipenderanno le future chiamate all’estero dei concorrenti che più si saranno distinti. Quella di Sanremo sarà dunque la gara “esame”, la prova di maturità: chi conquisterà buoni voti andrà sicuramente a correre oltre frontiera e in Paesi a valuta pregiata. La parola “ingaggio” è molto brutta e a noi ripugna il discorrere di vil moneta: ma ai tempi che corrono e con le ingenti spese che ogni cosa richiede, è pur necessario scrivere la brutta parola ingaggio cui corrisponde il vocabolo “quattrini”. D’altronde a gareggiare all’estero i nostri bravi corridori ci van volentieri anche se non hanno nulla da guadagnare. Siamo certi che tutti rinuncerebbero ai premi ed agli ingaggi pur di vincere in terra straniera.
Ai partecipanti alle gare di Sanremo sono virtualmente aperte le frontiere: quella di Sanremo è la prima gara del calendario internazionale 1947 il quale è nutritissimo di corse in tutti i Paesi. Amici corridori motociclisti: cinquanta delegati di Federazioni estere vi guardano: Messieurs, faites votre jeu!

GINO MAGNANI

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martedì, 18 aprile 2006

Mike Hailwood autografata!

Post inserito da: MDO alle ore: 12:04 // Classificato in:
1965,GOLDENYEARS,LITTLE NURBURGRING,PILOTI //

Ospedaletti 1965: Autografo di  Mike Hailwood

Ecco un bel quadretto, la firma di Mike Hailwood sul Gp di Ospedaletti del 23 maggio del ’65.
Per gentile concessione di Romeo Cavicchia.

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