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sabato, novembre 17, 2007

UN’OCCHIATA AI BOX !

Scritto da: MDO // Category: 1970,1971,1972,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 5:04 pm

Desideravate dare un’occhiata da vicino ai box? Ecco qui alcuni momenti caldi della preparazione dei bolidi che correvano ad Ospedaletti.. Ringraziate in coro Virgilio!! Le ha scattate lui e chi l’avrebbe mai detto? Eccole qui:

Guido Mandracci con il preparatore A. Balliano – C.I. 250cc 1971

1971: Mandracci con il preparatore Balliano.

Borie Janson e Dave Simmonds 1972

1972: Borie Janson e Dave Simmonds.

Pattoni al lavoro sulla sua 500 con pilota Gallina 1972

1972: Pattoni al lavoro sulla sua 500  con pilota Gallina.

Silvio Grassetti si avvia alla partenza della 250 su MZ, dietro Isnardi – 1970

1970: Silvio Grassetti si avvia alla partenza della 250 su MZ

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giovedì, novembre 1, 2007

TESTIMONIANZE DI PASSIONE

Scritto da: MDO // Category: 1972,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 8:50 pm

E’ con questo titolo che voglio pubblicare alcune mail scritte da un amico del circuito di Ospedaletti…

“… Buongiorno sono nuovamente Virgilio Casetti, nel farvi ancora i comlimenti per il lavora svolto sul sito , che vedo peraltro in continuo aggiornamento, vi vorrei inviare alcune delle foto che ho scattato negli anni -70 -

Pasolini prima della partenza della gara 1972
Pasolini prima della partenza della gara 1972
Duello Agostini Pasolini nella 350 cc 1972
Duello Agostini Pasolini nella 350 cc 1972

Seguiranno altre tre gruppi che ricordano la festa, dopo la gara della 350cc in onore di Guido mandracci neo Campione Italiano velocita’ senior 1971, e ancora vita ai box al sabato e alla domenica mattina..

… Proseguo con le mie spedizioni , questa foto e’ il ricordo della festa, svolta in un locale di Arma di Taggia la domenica sera dopo la gara , per festeggiare il titolo italiano 350 cc di Guido Mandracci .
Mandracci

… Vorrei ricordare oltre naturalmente al grande pilota Guido Mandracci, il suo patron e meccanico Angelo Balliano (nella foto accanto a Lui) che a Torino preparava le sua Yamaha .Nella foto si intravedono altri personaggi penso del moto club ed il sottoscritto primo a sinistra.
Con l’occasione vorrei ricordare che ho conosciuto Guido Mandracci qualche anno prima quando gareggiava nella gara in salita Castelnuovo Don Bosco – Albugnano, forse con una 250 di marca spagnola (bultaco-montesa ?) ,
Quel giorno putroppo pero’ la sua gara di cui era il favorito terminò con una scivolata .

… Ricordo che quando andavo a vedere le gare sia in pista che in salita mi soffermavo naturalmente oltre che sui piloti “ufficiali anche su tutti gli altri , i cosidetti “privati” , i quali spinti da una grande passione per il motociclismo e che arrivavano alla gara con un amico (il meccanico) o la moglie , li aiutavano sia box che in pista al meglio delle loro possibilità. Praticamente il pilota era in grado smontarsi e rimontarsi completamente la moto e naturalmente tutto il motore vite per vite. Ho visto ad Ospedaletti cambiare alberi motore , cilindri , pistoni ,nella notte tra le prove e la gara ;lavoro fatto con passione e senza rammarico , il pilota o si faceva i lavori o il giorno dopo non correva. Ricordo nella 125 il mio amico Ermanno Giuliano spingere con il suo aiutante la sua DRS a pochi minuti dalla partenza , moto che propio non ne voleva sapere di partire .
Ti allego un’altra serie di immagini rigurdanti l’attivita’ nella mattinata prima della gara ai box .

Veduta dall’alto del parco macchine
Veduta dall’alto del parco macchine

Nello Pagani controlla la Linto 500 del figlio
Nello Pagani controlla la Linto 500  del figlio

… Per ora saluti ci sentiamo presto con altre immagini
Ciao

PS Ti ringrazio per i bellissimi momenti che mi hai fatto rivivere leggendo il tu sito. Grazie …”

GRAZIE A TE VIRGILIO! E’ un piacere vedere come questo progetto sia in grado di emozionare e appassionare. la tua testimonianza è una storia incantevole della vita del Circuito di Ospedaletti e dei suoi protagonisti.
Luca

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mercoledì, ottobre 31, 2007

II RIEVOCAZIONE STORICA DEL CIRCUITO DI OSPEDALETTI

Pensate un po’ il destino… nel clima effervescente della rievocazione storica, mi capita di sfogliare il fascicolo sulla seconda edizione, targata 1984. Riporto i contenuti sperando possano essere utili ai ragazzi che stanno lavorando per la mitica data:
Per gentile concessione di Gino Migliardi

Il Circuito di Ospedaletti
Importante contributo alla ripresa dello sport automobilistico dopo la parentesi bellica

a cura di
CHRISTIAN SERRATI

Come un po’ ovunque, anche in questo estremo lembo della Liguria l’interesse e l’entusiasmo per le esaltanti avventure proposte dalla neonata automobile avevano acceso, fin dai primi decenni del secolo, gli animi dei «gentlemen» e degli sportivi in genere.
La città di Sanremo organizzò già nel 1926 una corsa di regolarità veloce per automobili denominata «Gran Giro del Berigo» e ci riprovò con particolare successo nel 1937 quando volle il «Circuito di Sanremo» riservato alla categoria «Corsa» fino a 1500 cm3.

Lo stesso preridente della sezione sanremese del R.A.C.I., dottor Francesco Panizzi. presentò il 20 marzo 1937 all’ assemblea del Consiglio Direttivo la proposta di organizzare questa importante competizione e ottenne l’immediata ed entusiastica approvazione di tutti i presenti.

Il percorso si sviluppava nel centro cittadino con dimensioni che lo fecero definire «un circuito che sta nel palmo di una mano» ed ebbe caratteristiche tecniche tali da mettere a dura prova uomini e motori e da concedere la vittoria soltanto ad un pilota di valore come Achille Varzi cui andò anche il merito del giro più veloce, alla media di oltre cento chilometri orari.

Il seme era ormai gettato e non tardò a dare i suoi frutti non appena la tempesta degli eventi bellici si assopì, ridando speranza nel futuro e concedendo lo spazio a nuovi entusiasmi.

I PRIMI PASSI
L’Automobile Club di Sanremo ritornò alla ribalta delle com petizioni sportive per merito dei suoi dirigenti che, con grande passione, indissero le prime manifestazioni motoristiche già nell’immediato dopoguerra.

Il presidente, avv. Remo Pestarino, coadiuvato dal vice presidente dotto Luca Vismar e dal consigliere cap. Michele Allavena, affrontò il problema «alla grande» e volle qualcosa di speciale e di tecnicamente perfetto.

La soluzione fu offerta dalla vicina cittadina di Ospedaletti che disponeva di un lungo e meraviglioso rettilineo raccordato ai suoi estremi da una invitante circonvallazione.

Passare dalla teoria alla realtà fu un gesto indubbiamente coraggioso, dati i tempi, ma l’A.C. Sanremo ci riuscì.

La 2.a edizione del Circuito di Sanremo fu prevista per il 13 aprile del 1947.

L’esiguo tempo a disposizione impose di lavorare in fretta per rendere il tracciato sicuro e idoneo allo sfrecciare dei bolidi in corsa.

Era ancora del 22 marzo la notizia che «,.. sul percorso, di una suggestiva bellezza panoramica tra continue coltivazioni di rose e garofani, numerose squadre di operai lavorano con la massima alacrità per allargare la strada, correggere le curve e apportare al fondo stradale tutti i possibili miglioramenti che garantiranno la massima regolarità allo svolgimento dell’interessante competizione ».

Fu scelto un tracciato di 2,621 Km da percorrere 25 volte in senso orario per un totale di 65,525 Km.
Il traguardo fu posto davanti all’Albergo Regina (attuale Centro Anziani Fiat),. per il pubblico furono sistemate opportune tribune (ingresso lire 100) e riservati i prati adiacenti (ingresso lire 50).
La prova fu classificata come gara di velocità per macchine della categoria Vetture Sport Internazionale, suddivise nelle categorie fino a 750 cm3 fino a 1100. cm3 e oltre 1100 cm3, anche con compressore.
Le 64 iscrizioni raccolsero, in massima parte, le superstiti vetture sport d’anteguerra e i piloti che tornavano a gareggiare dopo oltre sei anni di sosta forzata.
Non mancarono comunque anche alome nuove leve dell’ automobilismo sportivo che contesero ai colleghi più esperti i ricchi premi che ammontava 110 in totale ad oltre 1.500.000 lire.
Il regolamento prevedeva che tutti gli iscritti fossero convocati per le prove di qualificazione al venerdì e al sabato. Da queste uscì, in base ai tempi ottenuti nei giri più veloci, la rosa dei ventun partecipanti (sette per ogni categoria) che scesero in gara nella giornata di domenica.
Prime partirono le piccole cilindrate e la Topolino sport di Sesto Leonardi vinse alla media di 65,625 Km/h, dopo aver condotto la gara con precisione cronometrica, mantenendo il pri1120 posto dall’inizio alla fine. Nella categoria sino a 1100 cm3 era prevista la vittoria dell’ anziano Comirato che, infatti, fin dai primi giri iniziò a guidare il gruppo aumentando gradatamente il suo vantaggio.
Una spettacolare rottura della distribuzione proprio davanti alle tribune poco dopo la metà della gara gli precluse tuttavia la vittoria, costringendo a cedere l’alloro alla Fiat Volpini di Torelli.
Il combattivo Scagliarini riuscì soltanto ad aggiudicarsi il primato del giro più veloce alla media di 76,209 Km/h.
La gara più avvincente, ravvivata anche da un pizzico di internazionalità, fu la gara della categoria superiore che vide in lotta tre insigni piloti del passato: Renato Balestrero sull’ anziana Alfa Romeo 2300 Monza, il francese Giraud Cabantous sulla sua azzurra Delahuye 3600 e Pietro Ghersi sull’Alfa Romeo 2900.
La folla seguì, con entusiasmo, l’impari lotta tra la generosa ma ormai affaticata Alfa Romeo di Balestrero e la potente Delahaye di Giraud, sperando nell’impossibile vittoria dei colori italiani.
Arrivò primo il francese ad oltre 73 Km/h di media seguito da Balestrero e da Ghersi.

ARRIVANO LE F 1
Nel 1948 giunse l’agognato riconoscimento ufficiale: il circuito di Ospedaletti fu omologato per i G.P. di velocità e avrebbe potuto ospitare le potenti vetture di F 1.

Il tracciato era stato allungato a ponente con la costruzione di un grande viadotto e portato così a 3.380 metri, da percorrere 85 volte.
La pista aveva una larghezza media di 10 metri e per la gara fu dotata di infrastrutture veramente degne dell’importanza che la presenza delle F 1 le aveva ormai conferito.
Il manto stradale, infine, fu rinnovato in modo da poter resistere alle sollecitazioni dei pneumatici: i lavori terminarono giusto in tempo per lo svolgimento della corsa.
Il G. P. si svolse il 27 giugno e fu particolarmente avvincente per la lotta serrata tra le nuove Maserati 1500 pilotate da Giuseppe Farina, Gigi Villoresi e Alberto Ascari.
Per il suo alternarsi di rettilinei e curve, per il susseguirsi di salite e per il ripetersi dei passaggi difficili, la pista rappresentò l’ideale per queste nuove vetture i cui motori con quattro cilindri, sedici valvole e compressore a doppio stadio riuscivano a sviluppare quasi 300 HP.
Quando al ventottesimo giro Farina dovette ritirarsi per un guasto al pedale dell’ acceleratore, la lotta continuò tra Ascari e Villoresi, per concludersi con la vittoria del primo.
Ascari vinse sorretto dalla classe, dall’audacia ma anche dalla fortuna.
La macchina rispondeva con grinta ogni volta che il giovane pilota decideva di forzare, ma la buona sorte ebbe la sua parte:
Ascari, infatti, non soffrì di alcuna noia meccanica mentre lo sfortunato Villoresi, fermatosi al box sul finire della gara per noie all’accensione, cambiò una candela buona al posto di quella difettosa.
Ciò lo costrinse a fermarsi di nuovo al giro successivo e a perdere così ogni speranza di riacciuffare la macchina di Alberto.

Questo fatto, tuttavia, non tolse nulla al merito del vincitore poichè, pilota giovane e agli inizi, soltanto in seguito affinò lo stile e acquisì l’esperienza di cui poterono disporre in gara quelle «vecchie volpi» di Farina e Villoresi.

Per Ascari questa fu la prima vittoria; la macchina che gli permise di conseguirla fu chiamata «Maserati Sanremo», a ricordo dell’ avvenimento.
Il giro più veloce fu di Gigi Villoresi che con la media di 99,412 Km/h sfiorò la soglia dei 100!

IN BUONA PARTE STRANIERI! Il quarto G. P. di Sanremo fu disputato domenica 4 aprile 1949.

In questa occasione l’Italia si presentò in condizioni di netta inferiorità per la mancata partecipazione di molti piloti: l’assenza dei più noti campioni italiani quali Ascari, Villoresi, Farina e Biondetti, aveva un po’ allentato l’interesse per la gara, lasciando gli spettatori alquanto delusi e distaccati.
Fu questione di pochi giri: ben presto la bravura e l’impegno dei piloti stranieri presenti, validamente contrastati dalla Ferrari di Bonetto, e l’ammirevole condotta di guida dell’ argentino Fangio accesero gli animi del pubblico che prese a seguire con passione e partecipazione le interessanti vicende della corsa.

La gara fu suddivisa in due prove, ciascuna di 45 giri. La classifica finale fu compilata in base alla somma dei tempi ottenuti nelle singole prove.
Fangio seppe sfruttare appieno le possibilità della sua Maserati 1500 a doppio compressore e si impose fin dall’inizio in entrambe le prove, aggiudicandosi il Gran Premio.

Particolarmente seguita dagli spettatori fu la corsa del principe Bira, «piccolo principe siamese», che in entrambe le prove si esibì con alcuni vertiginosi ed entusiasmanti giri ad altissima velocità.
Nella prima prova, infatti, rimontò fino al terzo posto in meno di otto giri per rimediare a un grave ritardo nella partenza; il ritiro per noie meccaniche di Sommer gli permise poi di assicurarsi e mantenere fino alla fine il secondo posto.

Nella seconda prova il pubblico potè invece godere per ben 15 giri della lotta tra il principe Bira e l’argentino Campos.

Essa si svolse con alterne vicende: già al secondo giro il pilota siamese, impegnato a raggiungere il suo più diretto rivale, stabilì il nuovo primato della pista transitando “alla media di 104,896 Km/h.

ARRIVA L’ ALFA
Il 1950 fu un anno di particolare prestigio per il G.P. di Sanremo poichè vide la partecipazione dei «più famosi e audaci piloti» del momento.
Il circuito, già perfezionato negli impianti e nelle attrezzature nel’ 48 e nel ’49, presentò altre importanti e necessarie innovazioni.

Furono erette «pratiche ed eleganti tribune in ferro, coperte con lastre in alluminio cromato, con una capienza di 3.800 posti a sedere».

Cronometristi, radiocronisti e giornalisti sportivi avrebbero trovato posto in una torre in tubi di ferro, costruita in modo da non impedire la visuale dell’anello stradale al pubblico delle tribune.

Due passerelle avrebbero permesso agli spettatori, anche durante la corsa, di accedere liberamente alle tribune e di trasferirsi dalla parte interna del circuito a quella superiore esterna in modo da poter raggiungere senza difficoltà i punti più spettacolari ed emozionanti.

Un sottopassaggio per i pedoni e le macchine avrebbe raccordato inoltre il tratto a mare dell’ Aurelia con la nuova piazza adibita a parcheggio.

Modifiche furono poi apportate ai box per agevolare le segnalazioni delle Case ai propri corridori in gara.

Tutti gli ingredienti, insomma, per una manifestazione di altissimo livello, degna delle macchine e dei piloti che si sarebbero confrontati domenica 16 aprile.
Il 1950 fu l’unico anno in cui l’Alfa Romeo scese in campo ad Ospedaletti nella F 1.
La brillante affermazione dell’ Alfetta 158, pilotata dall’ormai esperto J. Manuel Fangio, ben ripagò la Casa del Portello, soprattutto nel confronto con le altre macchine concorrenti che non erano davvero dappoco!

Con la partecipazione dell’Alfa, al 5° Gran Premio di Sanremo furono presenti ben 15 vetture a doppio compressore: le tre Ferrari di Ascari, Villoresi e Sommer; l’Alfa Romeo di Fangio e le undici Maserati.
A queste si aggiungano ancora quattro Ferrari e una SVA a un compressore e due Talbot con motore non sovralimentato e si può facilmente immaginare quale splendida ed emozionante «diavoleria» sia stato il G.P. di Sanremo del 1950.

La supremazia dell’Alfa ed i meriti di Fangio sono ben messi in evidenza da una cronaca dell’ epoca. «L’ultimo giorno di prove del 5° Gran Premio automobilistico aveva promesso con i suoi risultati una accanita battaglia tra i due italiani Ascari e Villoresi, della Ferrari, e Fangio con Alfa 158.
In gara, invece, le Ferrari hanni dimostrato di non poter resistere per tutta la durata allo sforzo cui le avevano sottoposte i piloti nelle prove per pochi giri.

Infatti, dopo un inizio brillantissimo, prima Villoresi e poi Ascari seppure in modo diverso, ma per la stessa ragione (surriscaldamento della testata del motore) sono scomparsi dalla lotta lasciando via libera al cronometrico incedere dall’ ottimo pilota argentino.
Villoresi ha continuato a lottare con la tenacia che lo distingue; ha riportato il miglior tempo sul giro e si è onorevolmente piazzato al secondo posto riducendo in modo sensibile il distacco dovuto alla fermata ai box al 15° giro, ma ha fatto tutto questo perchè Fangio, intelligentemente guidato dai tecnici dell’ Alfa Romeo, ha mantenuto una prudenza estrema ed ha continuato a girare dopo la 30.a tornata in 2’5″ – 2’7″, anche quando la pista era completamente asciugata.
Dominio incontrastato dell’Alfa Romeo, perfetta esecuzione di un piano prestabilito e continuamente curato dai tecnici della Casa, da parte di un pilota cui non mancano coraggio, calma e stile».

PER L’ULTIMA VOLTA
Nel 1951 le vetture di F 1 rombarono per l’ultima volta sull’asfalto rinnovato del circuito di Ospedaletti.
La gara fu meno entusiasmante del previsto poichè il caso volle che gli elementi che certamente avrebbero contribuito a renderla tale fossero mancati tutti, irrimediabilmente eliminati da un succedersi di banali incidenti.
Tutta la gara fu caratterizzata dalla indiscutibile e cronometrica supremazia di Alberto Ascari che vinse al volante della sua Ferrari 4500, non sovralimentata e con doppia accensione, alla media primato di 103,039 Km/ h.
La sua prova fu definita «vera e propria passeggiata» da un cronista che concluse sostenendo che «Il Gran Premio di Sanremo ha tenuto a battesimo una macchina che per potenza, stabilità, trasmissione, freni ecc. molto probabilmente non avrà rivali nei prossimi due anni».
E l’Alfa Romeo, splendida vincitrice dell’ edizione precedente?
Fu la grande assente: probabilmente a ragion veduta, poichè la Casa milanese non si sentiva ancora pronta a contrastare le nuove Ferrari dell’ «attivissimo industriale modenese».

Non c’erano stati confronti diretti, ma i risultati trapelati dalle prove a Monza sembravano confermare che le Ferrari erano ormai superiori alle gloriose Alfette che per più di un decennio avevano largamente dominato in Europa e nel mondo.

I primi passi, timidi ma pieni di speranza; il riconoscimento ufficiale nel 1948; i massimi nomi nel 1950; lo splendido binomio Ascari – Ferrari nel 1951.

Quattro tappe nell’ evoluzione del circuito automobilistico di Ospedaletti che costituiscono altrettante testimonianze delle indiscusse capacità di chi lo volle, lo organizzò e lo affidò degnamente alla storia.

Rievocazione 1984 pag 1Rievocazione 1984 pag 2Rievocazione 1984 pag 3Rievocazione 1984 pag 4Rievocazione 1984 pag 5Rievocazione 1984 pag 6Rievocazione 1984 pag 7

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martedì, settembre 11, 2007

Ascesa e caduta del circuito di Ospedaletti

CORSE GRAND PRIX E FORMULE LIBRE 1945-1949
Conferenza di Alessandro Silva – Museo dell’Automobile “Carlo Biscaretti di Ruffia” – Torino, 22 ottobre 2005

L’ apertura di Ospedaletti sottointende una piccola, gustosa storia tipicamente italiana.
L’ Automobile Club di San Remo, sotto la cui giurisdizione Ospedaletti cadeva dal punto di vista automobilistico, aveva organizzato un circuito nel 1937 nelle strette vie del centro, creando un gran trambusto e l’esperienza non poté essere ripetuta. Esso rivolse allora l’attenzione al piccolo Comune vicino e il consiglio comunale di Ospedaletti accettò la proposta.
Una corsa automobilistica era adatta a portare guadagni immediati per hotel, ristoranti e negozi e valuta straniera dalla vicina Costa Azzurra. Strette strade collinari vennero connesse alla via principale per formare un breve circuito, che fu approntato assai velocemente per ospitare in aprile 1947 una gara internazionale per vetture sport.
Il vincitore fu internazionale, nella persona di Yves Giraud-Cabantous, la cui enorme Ecurie France Delahaye 135 fu capace di sventare ogni attacco da parte di un assortimento di grosse vetture sport italiane anteguerra, tra cui la gloriosa Alfa Monza di Balestrero. Fu indubbiamente una delle più belle gare del pilota francese, ormai completamente dimenticata.
Il circuito venne un po’ allungato per il 1948, ma non perse la caratteristica: “di essere un microscopico Nürburgring, sebbene molto piu lento”. Va detto che il cliché di “Piccolo Nürburgring” era applicato dalla stampa italiana a ogni circuito che presentava qualche cambio di pendenza: ne abbiamo conosciuti diecine. Gli dei del Nürburgring, quello vero, dovevano essere molti irritati da tanta irriverenza.
Sfortunatamente, il circuito di Ospedaletti era condannato fin dall’inizio. Il rettilineo principale era parte della via Aurelia e triplicava questo ruolo come principale viale cittadino, bordato di hotel, negozi e terrazze di caffé e come arteria suburbana principale tra San Remo e le cittadine a ponente, collegate da un popolarissimo filobus.
Il viale era anche bordato da alberi, che diminuivano di anno in anno poco prima dello svolgimento delle gare. Ciò creò proteste anche in quei tempi così poco ecologici.
Il traffico da e per la Francia veniva deviato sulla strada che affianca la ferrovia, uno stretto budello che causava terribili ingorghi, mentre il traffico locale e il filobus venivano semplicemente fermati i giorni delle corse. Per di più, la frazione di Coldirodi (Comune di San Remo) restava isolata in quei giorni. La parte in salita del circuito, infatti, quella dopo il famoso tornante, consisteva dell’unica strada che collegava Coldirodi col resto del mondo.
L’euforia postbellica aveva fatto accettare il sacrificio agli abitanti di Coldirodi, ma, in pochi anni, il loro scontento divenne sempre più vocale. Dopo la morte di uno spettatore nel 1951, il Gran Premio di San Remo fu abbandonato. Corse motociclistiche durarono fino al 1956 e la Lancia scelse Ospedaletti come base dei test pre-stagione dal 1953 al 1955.
Intanto, con una di quelle inspiegabili decisioni di cui l’Italia è maestra, al circuito di Ospedaletti fu concesso il titolo di Autodromo Permanente. Nello stesso tempo, una palazzina di quattro piani veniva costruita all’interno del tornante! (vedi foto)
Ma sebbene fosse “permanente”, il governo comunicò che il circuito sarebbe stato cancellato in seguito alle restrizioni imposte dall’incidente della Mille Miglia 1957, a meno di costose e sostanziali modifiche.
Così, all’inizio del 1958, un volonteroso inviato di Auto Italiana fu spedito a indagare sui pochi tracciati permanenti italiani, Monza, Modena, Vallelunga (non ancora allungata), Pergusa (non ancora finita), Imola, Siracusa e Ospedaletti, che erano allora permanenti solo di nome.
Arrivato in Riviera, questo giovane entusiasta scoprì che un terribile nemico si era infiltrato negli affari del circuito, la rivalità tra San Remo e Ospedaletti. Cominciò a intervistare il sindaco di Ospedaletti, il quale disse che il suo villaggio aveva sofferto più problemi che guadagnato vantaggi dal circuito in quanto Ospedaletti aveva una capacità alberghiera modesta. Inoltre il suo bilancio era un trentesimo di quello di San Remo, cosicchè, se investimenti ci dovevano essere, dovevano essere compito di San Remo. Parlò poi degli alberi, di Coldirodi e del filobus e concluse che se San Remo teneva poco al circuito, Ospedaletti ancora di meno.
Il reporter poi andò dal sindaco di San Remo, che disse che la sua città non avrebbe più investito una lira in un’impresa situata al di fuori dei propri confini. Ospedaletti aveva incassato le tasse locali provenienti dal circuito e loro non avevano visto nulla.
Era chiaro che entrambe le parti non volevano più saperne di gare automobilistiche. Il giornalista, dopo alcune bizzarre proposte riguardo la sicurezza, suggerì di chiedere al governo di intervenire presso l’ACI affinchè facesse i necessari cambiamenti d’ufficio e organizzasse le corse direttamente. Ciò naturalmente era privo di senso e del circuito di Ospedaletti non si parlò più.

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martedì, maggio 29, 2007

A TUTTA MANETTA

Troppo spesso chi scrive queste sintetiche biografie si domanda quanto sia lecito introdurre nella storia fatti e sentimenti personali. Con Colnago devo farlo per forza perché si è trattato di un’amicizia tardiva e di uno strano rapporto sbocciato quando lui, da anni sofferente dopo che un ictus cerebrale l’aveva colpito nel 1982, conservava intatti ricordi ed esperienze straordinarie che avrei tanto desiderato sentirgli raccontare, ma che solo con molta fatica era in grado di evocare. Da diversi anni a questa parte, l’ultimo dell’anno lo si festeggiava in casa Colnago a Ospedaletti, in Liguria, lui e la sua effervescente e simpaticissima moglie Nini, mia moglie ed io. La consuetudine è stata rispettata anche alla fine del 2000, con un posto vuoto in tavola: Giuseppe se n’era andato pochi giorni prima, ìl 22 dicembre, una settimana dopo aver compiuto 77 anni. Potevo non raccontare questa profondissima emozione per rispettare l’imparzialità di cronista e biografo? No, proprio non mi sembrava giusto. Sarebbe stato come tradire una amicizia di così difficile espressione da parte sua. Come quando gli chiesi: «Ma il curvone di Monza si faceva davvero in pieno con la Guzzi 350?». Lo sguardo gli si ìlluminò, fece l’antico gesto della manopola tutta spalancata e sbiascicando un po’ le parole mi confermò senz’altro: «Tutto in pieno»

Giuseppe Colnago
E adesso rientro nei ranghi, non senza un groppo alla gola Giuseppe Colnago è stato tra i migliori piloti degli anni Cinquanta, prima con la sua Gilera Saturno, poi ufficiale con le Gilera quattro cìlìndri e le Moto Guzzi monocìlìndriche e la mitica OTTO cilindri (e scusate se otto lo scrivo maiuscolo).
La sua fama internazionale gli è derivata forse più per aver portato alla prima vittoria la otto cilindri a Siracusa il 19 marzo 1957 che dalle pur brìllanti gare disputate nei precedenti nove anni con la Gilera. C’era grandissima attesa per questa moto ancora oggi… avveniristica per concezione; Colnago era stato appena ingaggiato dalla Moto Guzzi per la stagione 1957, quella era la sua prima gara con la «otto» e fu lui a portarla per la prima volta alla vittoria. La notizia fece il giro del mondo motociclistico.
Giuseppe ColnagoGiuseppe Colnago
Giuseppe, un bell’uomo di taglia atletica, coraggioso ma riservato cresciuto sportivamente con la disciplina della «seconda-guida» in un periodo in cui il caposquadra era nientemeno che Geoffrey Duke, era elemento fondamentale per la squadra Gilera che lo trattò forse un po’ troppo da gregario. Assai meglio lo comprese e apprezzò la Moto Guzzi e l’ing. Giulio Cesare Carcano che lo collocarono subito tra i piloti di punta e con buona ragione, sia perché vincente, sia perché generoso al punto di rischiare oltre misura quando paradossalmente era indispensabile farlo in quell’arroventato 1957. Nato a Caponago, in provincia di Milano, il 15 dicembre 1923, inizia a correre nel 1947 con una Gilera Saturno in 3a categoria e già un anno dopo arrivano le prime vittorie. Nel ’49 passa in 2a categoria, ma è nel 1950 che s’impone all’attenzione generale con una bellissima vittoria al Circuito di Ospedaletti, sotto la pioggia. La Gilera lo premia affidandogli una quattro cilindri con cui debutta al GP delle Nazioni a Monza. Colnago si trasferisce a Casale Monferrato dove lavora presso il concessionario Gilera Aldo Guaschino che assume anche il ruolo di suo «direttore sportivo», accompagnandolo frequentemente alle gare, molte delle quali vengono disputate col Saturno in alternanza alla quattro cilindri. La bella Saturno di Colnago si trova ancora presso la concessionaria Renault della figlia di Guaschino, Giuse, a Casale Monferrato. Con la Saturno Colnago vince a Locarno nel’ 51, a Mestre e Casale nel ’52, ad Aix Les Bains e Genova nel ’53. Con la «quattro» gli sfugge il GP dell’Ulster ’52 per un guasto, ma nel’ 53 è primo a Siracusa, Senigallia e Faenza, terzo a Imola nella Coppa d’Oro Shell, più ottimi piazzamenti nel mondiale. Nel’ 54 è però fermato subito da una caduta che lo blocca per l’intera stagione.
Si rifà nel’ 55 vincendo il GP del Belgio e con una serie di secondi e terzi posti nelle gare in Italia. Nel’ 56 nuovo stop per una caduta a Faenza e nel ’57 l’ingaggio della Moto Guzzi e subito la vittoria con la otto cilindri il 19 marzo a Siracusa. Ma un mese più tardi cade a Imola con la «otto» e può rientrare solo in luglio. Conclude alla grande l’annata con il secondo posto a Monza dopo la Gilera di Mc Intyre nella 350 e si aggiudica il titolo italiano della classe 500. Poi il ritiro della Moto Guzzi e l’addio alle corse.
Giuseppe Colnago
Nel 1960 si sposa con Nini, estroversa e piena di carica, e si stabiliscono ad Agrate Brianza dove Giuseppe apre una bella officina di riparazioni auto. Nel 1982, però, è improvvisamente colpito da un ictus cerebrale che compromette il resto della sua esistenza. Si stabilisce con la moglie a Ospedaletti in una bella villetta con ampia vista del golfo. Poco più sotto il Circuito dove colse nel 1950 una delle più significative vittorie. Poi l’aggravarsi della malattia e il silenzioso addio il 22 dicembre dell’anno 2000. Ma dimmi ancora una volta come si faceva il curvone. «A manetta. A tutta manetta».
E il gesto sembra adesso un saluto.

di Roberto Patrignani
(da In Moto – N.02/2002)

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lunedì, aprile 30, 2007

Circuito Internazionale di Ospedaletti

Scritto da: MDO // Category: LITTLE NURBURGRING // 3:49 pm

Ospedaletti Circuit

Il “Gran Trofeo di Sanremo – Circuito di Ospedaletti” è una tra le più antiche manifestazioni motociclistiche italiane. Un circuito tutto cittadino con un tracciato che sta quasi nel palmo di una mano, una gara spettacolare per il luogo in cui si svolge e per le curve strette che costringono e imbrigliano le moto.
Luoghi riservati a piloti capaci che sfrecciano tra le case colorate in uno scenario suggestivo: un antico anfiteatro naturale tra Capo Nero e Capo Sant’Ampelio….

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giovedì, marzo 1, 2007

COLNAGO, LA FORZA DELLA MODESTIA

Scritto da: MDO // Category: 1955,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 1:11 am

Giuseppe Colnago a Siracusa

Nonostante la lunga militanza e i tanti successi conseguiti con la Gilera, Colnago è passato alla storia soprattutto per aver portato al successo la Moto Guzzi otto cilindri sul circuito di Siracusa, era il 19 marzo 1957
di Roberto Patrignani da “Legend Bike”

 

Giuseppe ColnagoMai conosciuto un corridore in attività o dei tempi passati che, spavaldamente o in modo garbato, non lasci intendere che – fortuna o sfortuna, risultati raggiunti o sfumati – in definitiva il… più bravo era lui.
Fa eccezione, insieme a ben pochi altri, Giuseppe Colnago, pilota ufficiale di Gilera e Moto Guzzi negli anni Cinquanta, che sembra non avere nulla su cui recriminare dei suoi trascorsi agonistici. Nemmeno se a causa del suo buon carattere toccava sovente a lui l’ultima moto della squadra, senza per questo farne un dramma: anzi, portandola ugualmente a piazzamenti superiori alle aspettative. Naturalmente questo piccolo accenno polemico non viene direttamente da lui ma dalla simpatica, esuberante e spiritosa moglie Nini che rappresenta per Giuseppe qualcosa più della “metà” che viene genericamente attribuito alla consorte. Così come talvolta si usa dire spiritosamente “Ti presento la mia metà”. Colnago dovrebbe modificare la frase con “Ti presento i miei tre quarti” per rimarcare il ruolo essenziale della moglie nella totalità del proprio essere. Al di là da ogni ipocrita giro di parole bisogna infatti dire che dopo che Giuseppe è stato colpito da un aneurisma cerebrale nel 1982, Nini è diventata ben più che la fedele compagna, integrando il marito in tutte quelle facoltà che sono risultate leggermente compromesse.
Giuseppe ColnagoColnago si presenta con un eccellente aspetto fisico, è perfettamente lucido, ha la memoria intatta, ma si esprime con qualche difficoltà e si muove, per così dire, poco speditamente anche se con sicurezza. Nello stendere la biografia di un campione, il cronista non dovrebbe assolutamente “intromettersi”, ma limitarsi alla esposizione dei fatti. Nel caso di Colnago la tentazione di apparire almeno come controfigura nel racconto è irresistibile.
Benché. infatti. chi scrive avesse visto varie volte correre Colnago ai bei tempi che furono, non aveva in seguito mai avuto occasione di instaurare un rapporto professionale o di amicizia, così come coltivato nel tempo con tanti altri piloti italiani e stranieri della stessa epoca. Il tardivo incontro e relativa “istantanea” amicizia con Giuseppe Colnago e consorte, è avvenuto solo ultimamente, durante le feste natalizie a Ospedaletti con lo scopo di scrivere la sua storia per la nostra rivista, dopo presentazione ad opera di Bruno Romano, il bravo pilota della Rumi, anch’egli affezionato frequentatore della medesima località di villeggiatura. Giuseppe e Nini sono persone squisite, ospitali, amabilissime che sarà nostra premura e vanto “reinserire” nel giro degli incontri rievocativi dell’immediato futuro. Giuseppe Colnago nasce a Caponago (Milano), il 15 dicembre del 1923.
Debutta in terza categoria nel 1947 e nel 1948 ottiene i primi successi con la Gilera Saturno, vincendo a Saluzzo e Montichiari, mentre il titolo gli sfugge per poco nella prova valida per l’assegnazione. Nel ’49 è in seconda categoria e si aggiudica le gare in salita Biella-Oropa e Aosta Gran San Bernardo, piazzandosi terzo in campionato. Ma è il 1950 la stagione che lo lancia: si impone infatti al Circuito Internazionale di Ospedaletti in una difficile gara sotto la pioggia, con la fida Saturno, meritando a fine stagione dalla Gilera una quattro cilindri per il GP delle Nazioni a Monza, con la quale fa apprendistato accontentandosi del nono posto. Nel corso di quello stesso anno, Colnago si è trasferito a Casale Monferrato, presso l’importante concessionario della Gilera, Guaschino, che necessita di un bravo meccanico ed è anch’egli patito di corse. Per alcune stagioni ancora, Colnago corre con la Saturno che porta al successo a Locarno nel 51 a Mestre e Casale Monferrato nel 52, ad Aix les Bains e a Genova nel ’53; nello stesso tempo ottiene però sempre più assiduamente la Gilera quattro cilindri ufficiale. A Monza, nel ’51 è solo 14° a causa di problemi che lo rallentano, ma viene ugualmente considerato meritevole di far parte della squadra a partire dal ’52. La sua più bella ma sfortunata gara di quell’anno è il GP dell’Ulster, dove però gli sfugge la vittoria per un guasto. A Monza si piazza al quinto posto. Il 1953 è ricco di soddisfazioni con la quattro cilindri: primo a Siracusa, a Senigallia e Faenza, terzo nella Coppa d’Oro Shell a Imola, quarto nel GP d’Olanda, di i Svizzera e di Spagna, quinto al GP di Francia a Rouen. Tutto fa pensare a un ’54 ancora più intenso, ma una brutta caduta all’inizio di stagione lo costringe all’inattività per tutto l’anno. Riprende nel ’55 in forma come se nulla fosse successo: è infatti secondo a Imola nella Coppa d’Oro, secondo ancora a Senigallia, terzo a Ospedaletti e a Genova, quarto a Mestre e al GP delle Nazioni, quinto al Nurburgring. Ma il suo più importante risultato è la bella vittoria al GP del Belgio, alla media record di 179,023 km/h. La regola di un anno buono alternato da uno negativo, nella carriera di Colnago, si conferma nel 1956 quando, a due giri dalla conclusione del Circuito di Faenza, con la vittoria ormai a portata, incappa in una nuova caduta che gli compromette il resto dell’annata che sarà comunque l’ultima alla Gilera poiché la Moto Guzzi lo ingaggia per il 1957. Colnago ripaga immediatamente la fiducia perché porta alla tanto attesa vittoria la Otto cilindri sul Circuito di Siracusa, il 19 marzo. È questa una data storica sia per Colnago che per la Moto Guzzi. Si può anzi dire che, a tanti anni di distanza, è proprio questo successo a tener desta la fama internazionale di Colnago, più della lunga e proficua militanza in Gilera. Sfortunatamente la successiva gara alla guida della “otto“, a Imola un mese più tardi, si risolve con una caduta. Rientra in pista all’inizio di luglio con la 350 a Francorchamps, classificandosi sesto e ottiene poi un bellissimo secondo posto con la 350 “mono” a Monza, dopo la Gilera di Bob Mc Intyre. Conclude la stagione con i secondi posti nella 350 e 500 a Modena, entrambi con le monocilindriche Guzzi, il che, unitamente alla vittoria iniziale con la otto cilindri a Siracusa, gli vale il titolo di campione italiano per la classe 500. Poi c’è il ritiro dalle corse di Moto Guzzi, Gilera e Mondial che inducono Colnago a dare l’addio all’attività. Solo a questo punto può pensare di metter sù famiglia, come si dice, in quanto il padre della futura sposa era prima contrario che la figlia sposasse “uno che da un giorno all’altro poteva venire raccolto con il cucchiaino”, secondo una diffusa opinione sulla pericolosità del mestiere di corridore. Giuseppe e Nini si sposano dunque e nel l960, lasciano Casale Monferrato per stabilirsi ad Agrate Brianza, dove Giuseppe apre una bella officina di riparazioni auto e tutto procede per il meglio fino alla imprevedibile batosta dell’infermità occorsa nel 1982. Il resto della storia la conosciamo e ci piace sfumare il momentaneo commiato dalla simpatica coppia, inquadrandola col pensiero tra il verde e i fiori del loro bel giardino che domina il… circuito di Ospedaletti e tutte le
memorie ad esso collegate. Simbolo di un’epoca indimenticabile.

Si ringraziano la Signora Nini Colnago e Roberto Patrignani per la documentazione.

Giuseppe ColnagoGiuseppe Colnago

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martedì, febbraio 13, 2007

CORRERE TRA I GAROFANI

Scritto da: Picche // Category: GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 10:59 pm

OSPEDALETTI
di Roberto Patrignani
Il saliscendi della Riviera dei Fiori, ricavato su un tratto dell’Aurelia, palcoscenico delle gare di velocità del dopoguerra.
Per restare nel tema dei circuiti tortuosi e impegna­tivi, come quello di Clermont Ferrand, descritto sul numero uno della nostra rivi­sta (Motor Collection), ci addentriamo questa volta nel saliscendi dello stradale di Ospedaletti, disputato dal 1947 al 1972, sia pure con varie interruzioni nell’ arco di questo periodo. Il tracciato di Ospedaletti, conosciuto nei primi tempi come Circuito di Sanremo (quattro chilometri dell’Aurelia dividono le due località della festosa Riviera Ligure di Ponente), non ha in realtà nulla da spartire con il temuto percorso dei Monti dell’Auvergne, perchè quanto era tetro, isolato, minaccioso il primo, tanto era piacevolissi­mo, allegro e “comodissimo” il secondo, che si svolgeva nel bel mezzo della cittadina balneare, impegnando nientemeno che l’Aurelia, tanto che il traffico, filobus compresi, veniva dirot­tato in una stretta strada a ridosso della ferrovia, a mare.

Caduta di PatrignaniBenchè impegnativo e privo di cosiddetti spazi di fuga, in alcuni punti del tracciato si poteva cadere impunemente. Lo dimostra l’atterraggio innocuo di Patrignani con la Morini 250 alla curva del Muraglione.

Allora non c’era neppure l’au­tostrada che adesso svetta a mezza collina per congiungersi con la Costa Azzurra e che per­tanto avrebbe evitato del tutto la zona del circuito per chi avesse avuto fretta e poca pas­sione per le corse motociclisti­che. Ma non c’era neppure l’Autostrada per raggiungere Ospedaletti, in quanto, da Milano, si percorreva la Serravalle per sfociare a Genova e poi via lentamente lungo un percorso pittoresco fin che si vuole, ma stretto, con numerosi passaggi a livello e pochissimo scorrevole. E’ per questa ragione che per tutti i­ concorrenti andare a correre a Ospedaletti diventava… un’ au­tentica vacanza. Sì perché, ben sapendo che bisognava forzata­mente prendersela calma, conoscendo la bellezza dei luo­ghi, l’accoglienza nei giorni della gara e la buona cucina locale, la trasferta di Ospedaletti diventava un viag­gio di piacere con annessa gara. Una occasione per porta­re mogli, figli, fidanzata; cosa questa sconsigliabile in moltis­simi altri posti di fama supe­riore ma di assai poco gradevo­le soggiorno. La corsa si svolge­va di preferenza al volgere del­l’autunno; prima di tutto per evitare l’affollamento estivo, disporre di begli alberghi, libe­ri di beneficiare, senza troppa ressa, di quel meraviglioso clima che i cartelli stradali indicano esplicitamente come “il più mite della Riviera”. Ospedaletti è infatti frequenta­ta anche d’inverno per i suoi effetti salutari e, in tal senso, assai conosciuto anche all’este­ro. Molti inglesi l’avevano elet­ta a residenza invernale negli anni Trenta e non pochi corri­dori di fama come Fergus Anderson, Geoffrey Duke, Enrico Lorenzetti, vi hanno abitato per qualche tempo, mentre tutt’ ora residente é Giuseppe Colnago, diversi altri ex hanno scelto di trascorrere li o nella vicina Bordighera il periodo delle vacanze estive o invernali. Tutta questa enfasi perché Ospedaletti ha lasciato un impareggiabile ricordo in tutti coloro, corridori, accom­pagnatori o spettatori, che hanno avuto il privilegio di disputare o assistere a questa corsa unica nel suo genere e, a dispetto della assoluta mancan­za di spazi di fuga, molto meno’ pericolosa di quanto possano far pensare i …muri, muretti e case che guarniscono l’intero tracciato. Solo un malaugurato insieme di circo­stanze negative ha causato la morte di Oscar Clemencich nella edizione del 1950, sotto la pioggia, colpito da una delle leve del manubrio, nella cadu­ta quasi da fermo. Il parco macchine era situato in un pic­colo spiazzo nel bel mezzo del viale alberato che attraversa tutta la cittadina (l’Aurelia), dove adesso si trova la chiesa principale. Ci stavano tutti: anche teams importanti come la MV Agusta, la Gilera, la Moto Guzzi e tutti quanti, ufficiali e privati. Oggi questo sembra un miracolo irripetibile perché basterebbe un Motor Home, di quelli giganteschi attualmente in vigore con rela­tivi annessi, per occupare inte­ramente quell’ area che allora, con familiarità del tutto scom­parsa, era normale, gradevole e persino entusiasmante, divide­re insieme come una grande famiglia. La disputa, l’antago­nismo erano riservati alla gara, ma scesi di moto tutto si rass­serenava: grandi tavolate, pas­seggiate distensive la sera, a lavoro ultimato, il nascere di confidenze, anche tra “avversa­ri” che poi magari si spegneva­no al successivo appuntamen­to, in una gara piovosa in terra straniera, nel fango di un pad­dock rudimentale e il ben diverso “sostentamento” di un panino con wurstel e senape, rispetto … le trofie al pesto, la grigliata di pesce, i “gianchetti” all’agro e il vino dell’ entroterra ligure, insomma, non si vive di sole moto. La prima edizione del Circuito di Sanremo ­Ospedaletti si è svolta nel 1947 sul percorso che misurava 2.625 metri e aveva senso di marcia “orario” anziché oppo­sto come avviene a partire dal 1949 quando il giro raggiunge i 3.380 metri, con dodici curve da marce basse, in salita e discesa e zona traguardo situata dove l’Aurelia piega appena appena in una ampia ansa che con il passare degli anni e l’au­mentare della velocità diven­terà il punto più pericoloso dell’intero tracciato: pochi cen­timetri dividevano il marcia­piede dall’alto muro retrostan­te e vedere le 500 affrontarlo a manetta era da … rabbrividire. La prima edizione è vinta da Bruno Francisci con la Guzzi 250 Albatros e da Carlo Bandirola con la GiIera Saturno, rispettivamente alla media di 79,450 e 82,477 km/h. Bandirola sarà un assi­duo di Ospedaletti e vincerà ancora, ma è importante quella prima affermazione del ‘47 perché fa battezzare Saturno “Sanremo” la nuova versione della monocilindrica Gilera. Tra i vincitori di quei primi anni troviamo Ruffo, Ambrosini, Lorenzetti, Masetti, Colnago, Valdinoci. Nel 1952 la prima importante presenza straniera: è invitato Geoffrey Duke con la Norton che non manca di confermarsi il campione che è, vincendo la corsa. Successivamente ritro­viamo Bandirola vittorioso con la MV quattro cilindri, Liberati, Ubbiali, Ferri, nuova­mente Lorenzetti. Pensare che in quel periodo la Moto Guzzi aveva il potere (e sul posto incontrava larghi favori in que­sto senso) di far chiudere il percorso per diverse sedute d’allenamento nei mesi inver­nali. Oggi si va in Australia, Nuova Zelanda, Malesia a pro­vare i nuovi modelli. Una volta “bastava” recarsi a Ospedaletti. Un vero peccato che in quella zona della Liguria non esiste nell’ entroterra un tracciato permanente e moderno, per poter utilizzare le moto nell’in­tero arco dell’ anno, grazie al clima. Dopo una pausa di inat­tività il tradizionale appunta­mento di Ospedaletti ripren­de a partire dal 1961, grazie soprattutto alla spinta del comandante Michele Allavena e dai giovani e appassionatissi­mi soci del Moto Club Ospedaletti.

Classe 500 del 1956Sopra, primo giro della classe 500 nel 1956. Siamo alla curva del Piccadily che, dall’Aurelia porta verso la parte alta e tortuosa del circuito. Liberati, con la Gilera quattro cilindri n.78 vincerà la corsa ripetendo l’impresa dell’e­dizione precedente. Sopra, primo giro della classe 500 nel 1956. Siamo alla curva del Piccadily che, dall’Aurelia porta verso la parte alta e tortuosa del circuito. Liberati, con la Gilera quattro cilindri n.78 vincerà la corsa ripetendo l’impresa dell’e­dizione precedente.

Troviamo nuovi vincitori come Gilberto Milani, Tarquinio Provini, il sudafricano Paddy Driver. Arrivano anche le moto giap­ponesi e la Honda 125 vince con Taveri per ben cinque volte dal 1926 al 1967. Nel 1962 Provini stabilisce con la Morini 250 bialbero il record sul giro a 110.921 km/h che resisterà fino al 1968, battuto da Phil Read con la Yamaha 250 a 113.191. Ma il primato assoluto del circuito va ascritto a Giacomo Agostini che con la MV 350 tre cilindri raggiunge i 117.679 km/h nel 1972, anno che segnerà anche la fine dell’epopea del Circuito di Ospedaletti che, nel frattempo, ha visto primeggiare anche Francesco Villa, Benedicto Caldarella con la Gilera quattro, Torras con la Bultaco, Venturi, Pasolini, Bergamonti, Herrero con la Ossa, Bryans con la Honda, Parlotti, Carruthers e altri grandi nome dell’ epoca. E quanto pubblico, proveniente dall’Italia e dalla vicina Francia, ogni edizione un successo in tutti i sensi. C’è sempre del rammarico per tutto quanto è irripetibile, ma nel caso di Ospedaletti la nostalgia è doppia, per l’atmosfera del tutto speciale, irricreabile altrove. La speranza è che tutto non vada perduto e a quacuno venga prima o poi in mente di organizzare una bella rievocazione storica, un tributo che il circuito della Riviera dei Fiori certo si merita, per essere stato per tanti anni un irripetibile pacoscenico per le entusiasman­ti imprese del nostro sport.

(da Motor Collection) Si ringrazia Roberto Patrignani per la documentazione.

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giovedì, febbraio 1, 2007

Gp Senza Titolo…

Scritto da: MDO // Category: GOLDENYEARS,LITTLE NURBURGRING,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 3:56 am

Un ringraziamento a Flavio Ottonello che ha riportato alla luce altre immagini inedite.. ma di che anno stiamo parlando? Commenti e date possono essere segnalati in basso, grazie!
(Foto per gentile concessione dell’Archivio De Bon)
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lunedì, gennaio 29, 2007

L’ESTATE DEL 1937

Scritto da: MDO // Category: 1937,AUTODROMO,EMEROTECA,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS // 11:59 pm

Ecco un documento affascinante, il comunicato stampa emesso nell’estate del 1937 col quale si annuncia tra le grandi manifestazioni estive la prima edizione del  Gran Premio Automobilistico di S.Remo: ” … un circuito stracittadino, breve, ma attraente, che si snodava da piazza della Stazione (arrivo e partenza), via Roma, Zampillo, via Crispi (via Asquasciati), piazza Colombo, via Vittorio Emanuele (Via Matteotti) e slargo del Palazzo Riviera..”

Il circuito di Sanremo venne abbandonato per rinascere 10 anni più tardi sul mitico tracciato di Ospedaletti (immagine per gentile concessione di Mario Sessa.)