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lunedì, febbraio 1, 2010

SANREMO UN CIRCUITO, UN’ACCADEMIA

Scritto da: MDO // Categoria: 1952, EMEROTECA, GOLDENYEARS, ITALIAN DOCUMENTS, MOTO DA CORSA, MOTODROMO // 2:05 am

Il motociclismo italiano non dimenticherà mai quanto deve al circuito di Sanremo. Uscito dalla guerra coi ricordi di un prestigio che sembrava fosse stato spazzato via dalla bufera, il nostro sport si trovò privo degli elementi dinamici che avevano costituito l’incalcolabile ricchezza del suo patrimonio: e senza circuiti adatti, senza solide organizzazioni, senza controlli tecnici efficenti ( non era facile alla Federazione riprendere le redini del movimento, già un tempo saldamente governato ) la stessa valorosa pattuglia dei campioni pareva sacrificata.

Ma Sanremo innalzò fra le palme il mare e i monti il suo traguardo, e quel traguardo rivalorizzò gli antichi campioni, fu di spinta ai giovani corridori ma soprattutto fu d’esempio alle organizzazioni per cui l’affascinante circuito fu preso ovunque a modello e il motociclismo ritrovò la via maestra.

Questo per non dimenticare.

C’è poi il particolare. C’è il percorso dalle tipiche caratteristiche tecniche. C’è il tracciato di gara trasformato in autodromo permanente legato ad Ospedaletti, una perla della periferia sanremese. La natura ha certamente favorito l’impostazione della pista, l’opera dell’uomo ha ritoccato con svolazzante fantasia l’opera della natura e la corsa fu contemporaneamente catalogata fra le più belle e le più aspre, e ad essa convennero i piloti degli sport motoristici chi per riconfermarsi campione, chi per guadagnarsi un faticoso titolo di supremazia.

Gli uomini che in questo ultimo periodo di storia motociclistica hanno tenuto, e ancora detengono, i primi posti nella classificazione dei valori sono tutti passati al vaglio di Sanremo e chi ha vinto in questa corsa ha trionfato.
Non è una gara, non una competizione ma un’accademia ! Chi vince a Sanremo, trionfa ! E gli si schiudono le porte della notorietà, le premesse della gloria futura sono positive, non illudono ma consacrano.

La più recente edizione del Gran Trofeo Internazionale Motociclistico Sanremo si svolse nel 1952 con la partecipazione di Geoffrey Duke, anche in quell’anno campione del mondo ma con macchina inglese, che realizzò una formidabile prodezza in poco più di ventiquattro ore vincendo due gare, alla vigilia della corsa italiana, al di là della Manica e rinverdire il giorno dopo gli allori a Ospedaletti, dove era giunto in volo poco prima della gara.

Ad avversari, Geoffrey Duke aveva nella classe 500 la vecchia volpe Pagani e il vincitore del precedente circuito sanremese Valdinoci su Gilera, nonchè due «matricole»: Libero Borsari con la Guzzi Dondolino e Giani Martino con la personale Gilera Saturno. La prova s’iniziò con una facile galoppata di Duke, senza far presagire i tremendi squarci che il valore dei corridori avrebbe inflitto alla monotonia che dava l’impressione di predominare.

Al «via» Valdinoci fila come un dardo verso la più prossima curva, quella che immette nel tortuoso percorso delle colline seguito da Pagani mentre Duke ostacolato nell’azione da alcuni concorrenti non riesce a farsi luce con troppa facilità. Il primo giro è presto compiuto e davanti alle tribune guizzano Valdinoci, Colnago, Borsari, Pagani; quindi leggermente intervallati Duke; Giani Martino, Soprani, Guglielminetti, Bianchi, Galante, Fagiolini, Wheeler e Biondelli. Valdinoci si mantiene in testa anche durante il secondo giro con a ruota Pagani, ma Duke è già terzo avendo preso d’infilata Colnago e Borsari. Le posizioni centrali, in un primo tempo, sono confuse come avviene durante le fasi d’impostazione di ogni gara. Al terzo giro il campione del mondo si lancia a fondo, supera Pagani e minaccioso insegue Valdinoci che conserva però una parte del suo lieve vantaggio.

Duke s’impegna maggiormente e il forlivese durante il quarto giro retrocede al secondo posto. Al quinto giro la media dell’asso inglese è di Km. 95,151; Valdinoci conserva il secondo posto, terzo è Pagani. Leggermente in ritardo sopravvengono Colnago, Borsari, Giani Martino (Guglielminetti è in «panne») poi la sfilata dei concorrenti prosegue con Bianchi in posizione, Soprani in ottava, Fagiolini in nona. Wheeler e Galante (che dovrà abbandonare) chiudono la serie dei passaggi. Al sesto giro Pagani si porta in seconda posizione e Valdinoci si accoda al milanese. Invariate restano le altre posizioni. Al quarto giro Duke aveva stabilito il tempo di 2′02”3/5 alla media di Km. 99,249; Pagani e Valdinoci tentavano di resistere bravamente all’azione di Duke ma il campione del mondo per parecchi giri continuerà a guadagnare dai due ai quattro secondi per passaggio. Con un bellissimo scatto Valdinoci al decimo giro ritorna al secondo posto in classifica mentre Borsari, molto decisamente, passa al quarto davanti a Giani Martino e a Colnago che procedono di conserva. Seguono: Fagiolini che ha lasciato la compagnia di Soprani e di Bianchi e gli altri ancora in gara.

La fisionomia della competizione è determinata da tre gruppi di corridori il cui sforzo agonistico aumenta continuamente. In testa Duke inseguito da Valdinoci e da Pagani, poi Borsari che trascina Giani Martino e Colnago, infine Fagiolini in testa al terzo drappello composto da Bianchi e Soprani.

La media di Duke aumenta leggermente e Pagani segue sempre Valdinoci come un’ombra. Intanto, aumentando la sua velocità, Bianchi riprende Fagiolini e passa all’ottava posizione mentre Colnago tenta di sganciarsi da Giani Martino. Borsari, sempre quarto, compie tentativi su tentativi per congiungersi con Pagani e con Valdinoci, guadagnando notevolmente terreno.

Duke dà l’impressione di passeggiare e la sua media al quindicesimo giro sfiora i Km. 97, con 19” di vantaggio su Valdinoci e Pagani, e di 30” su Borsari. Alla ventesima tornata Duke doppia Soprani e rosicchia ben due giri a Wheeler mentre Borsari incoraggiato dal pubblico s’impegna con ogni sua risorsa e ben presto piomba alle spalle di Pagani e Valdinoci.

Giani Martino si trova in quinta posizione; davanti a Colnago che cede lentamente. Al venticinquesimo giro la classifica è la seguente: 1. Duke in 52′40”; 2. Pagani in 52′49”; 3. Valdinoci in 52′50”; 4. Borsari in 52′55”; 5. Giani Martino in 53′; 6. Colnago. Seguono Fagiolini e Bianchi che dovranno però abbandonare poco dopo.
Giani Martino, frattanto, con un allungo impetuoso piomba alle spalle di Borsari e lo supera al venticinquesimo giro per poi portare lo scompiglio nel « tandem » Pagani-Valdinoci. In questa fase Giani Martino eguaglia il miglior tempo di Duke alla velocità di Km. 99,249 sul giro. Ma le prodezze del genovese non sono finite e infatti al ventinovesimo passaggio Giani Martino migliora il tempo di Duke con 2′01”3/5 alla velocità di Km. 100,066 vicino al record assoluto sul giro appartenente a Bandirola su M.V. alla media di Km. 102,210.

Giani Martino non è ancora contento e attacca furiosamente Valdinoci e Pagani; dei due è soltanto Pagani che riesce a seguirlo mentre Valdinoci per la difettosa manovra del cambio perde terreno. Poi ecco Borsari che rinviene minaccioso; la media generale di Duke è superiore ai 97,415 all’ora e il suo vantaggio su Giani Martino di circa mezzo al trentacinquesimo giro.

Seguono: Pagani terzo, Valdinoci quarto, Borsari quinto, Colnago sesto, Soprani a un giro e ormai irrimediabilmente in ritardo l’inglese Wheeler.

Al quarantacinquesimo giro Borsari con una violenta sgroppata guadagna la seconda posizione inseguito da Pagani che si prodiga ammirevolmente. A questo punto la gara entra nel vivo, e offrirà un finale superbo. Borsari riduce il distacco di Duke a 25”, poi è Pagani che passa al comando e il distacco scende a 19” mentre Giani Martino e Valdinoci perdono contatto dagli inseguitori di Duke. Il pubblico accoglie il passaggio di Borsari e di Pagani con alti clamori e il vantaggio del campione del mondo al quarantaseiesimo giro scende a 16”; poi a 11” durante il quarantasettesimo, poi a 7” al termine del quarantottesimo; poi a 4” mentre l’entusiasmo della folla sale alle stelle.

Ma Borsari non ha fortuna e al cinquantesimo giro, poco prima della fine per il cattivo funzionamento del cambio, non riesce a mantenersi nella curva che viene affrontata alla fine del rettilineo d’arrivo, e cade. Pagani a sua volta non insiste nell’azione e Duke porta il suo vantaggio a oltre 10”.

La battaglia è finita. Borsari abbandona. Valdinoci con un brillante finale riesce ad avere ragione di Giani Martino. Al quarantottesimo giro Borsari, nel vivo della lotta, aveva segnato con la sua Guzzi Dondolino il giro più veloce della giornata in 2′01”1/5 pari a Km. 100,396 di media. La corsa termina con l’applaudito arrivo del campione del mondo.

di De Deo Ceccarelli
Per gentile concessione di Augusto Borsari.

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4 Comments


  1. virgilio ITALY

    Bello questo articolo ; ho letto bene al 50 ° giro !!!! praticamente quasi due ore di gara


  2. leggendo questa cronaca sembra di vedere la gara… sono davvero contento di aver trovato questo documento, grazie ancora ad Augusto!


  3. lorenzo valle ITALY

    Sono dello stesso parere, sembra un video non una cronaca! Borsari stava per prenderlo e chissà come si sarà sentito Duke….. :em20:


  4. ecco il filmato di quel giorno, lo posto per chi non lo avesse ancora visto… (link video)

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Trofeo Sanremo 2010