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martedì, febbraio 13, 2007

CORRERE TRA I GAROFANI

Scritto da: Picche // Category: GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 10:59 pm

OSPEDALETTI
di Roberto Patrignani
Il saliscendi della Riviera dei Fiori, ricavato su un tratto dell’Aurelia, palcoscenico delle gare di velocità del dopoguerra.
Per restare nel tema dei circuiti tortuosi e impegna­tivi, come quello di Clermont Ferrand, descritto sul numero uno della nostra rivi­sta (Motor Collection), ci addentriamo questa volta nel saliscendi dello stradale di Ospedaletti, disputato dal 1947 al 1972, sia pure con varie interruzioni nell’ arco di questo periodo. Il tracciato di Ospedaletti, conosciuto nei primi tempi come Circuito di Sanremo (quattro chilometri dell’Aurelia dividono le due località della festosa Riviera Ligure di Ponente), non ha in realtà nulla da spartire con il temuto percorso dei Monti dell’Auvergne, perchè quanto era tetro, isolato, minaccioso il primo, tanto era piacevolissi­mo, allegro e “comodissimo” il secondo, che si svolgeva nel bel mezzo della cittadina balneare, impegnando nientemeno che l’Aurelia, tanto che il traffico, filobus compresi, veniva dirot­tato in una stretta strada a ridosso della ferrovia, a mare.

Caduta di PatrignaniBenchè impegnativo e privo di cosiddetti spazi di fuga, in alcuni punti del tracciato si poteva cadere impunemente. Lo dimostra l’atterraggio innocuo di Patrignani con la Morini 250 alla curva del Muraglione.

Allora non c’era neppure l’au­tostrada che adesso svetta a mezza collina per congiungersi con la Costa Azzurra e che per­tanto avrebbe evitato del tutto la zona del circuito per chi avesse avuto fretta e poca pas­sione per le corse motociclisti­che. Ma non c’era neppure l’Autostrada per raggiungere Ospedaletti, in quanto, da Milano, si percorreva la Serravalle per sfociare a Genova e poi via lentamente lungo un percorso pittoresco fin che si vuole, ma stretto, con numerosi passaggi a livello e pochissimo scorrevole. E’ per questa ragione che per tutti i­ concorrenti andare a correre a Ospedaletti diventava… un’ au­tentica vacanza. Sì perché, ben sapendo che bisognava forzata­mente prendersela calma, conoscendo la bellezza dei luo­ghi, l’accoglienza nei giorni della gara e la buona cucina locale, la trasferta di Ospedaletti diventava un viag­gio di piacere con annessa gara. Una occasione per porta­re mogli, figli, fidanzata; cosa questa sconsigliabile in moltis­simi altri posti di fama supe­riore ma di assai poco gradevo­le soggiorno. La corsa si svolge­va di preferenza al volgere del­l’autunno; prima di tutto per evitare l’affollamento estivo, disporre di begli alberghi, libe­ri di beneficiare, senza troppa ressa, di quel meraviglioso clima che i cartelli stradali indicano esplicitamente come “il più mite della Riviera”. Ospedaletti è infatti frequenta­ta anche d’inverno per i suoi effetti salutari e, in tal senso, assai conosciuto anche all’este­ro. Molti inglesi l’avevano elet­ta a residenza invernale negli anni Trenta e non pochi corri­dori di fama come Fergus Anderson, Geoffrey Duke, Enrico Lorenzetti, vi hanno abitato per qualche tempo, mentre tutt’ ora residente é Giuseppe Colnago, diversi altri ex hanno scelto di trascorrere li o nella vicina Bordighera il periodo delle vacanze estive o invernali. Tutta questa enfasi perché Ospedaletti ha lasciato un impareggiabile ricordo in tutti coloro, corridori, accom­pagnatori o spettatori, che hanno avuto il privilegio di disputare o assistere a questa corsa unica nel suo genere e, a dispetto della assoluta mancan­za di spazi di fuga, molto meno’ pericolosa di quanto possano far pensare i …muri, muretti e case che guarniscono l’intero tracciato. Solo un malaugurato insieme di circo­stanze negative ha causato la morte di Oscar Clemencich nella edizione del 1950, sotto la pioggia, colpito da una delle leve del manubrio, nella cadu­ta quasi da fermo. Il parco macchine era situato in un pic­colo spiazzo nel bel mezzo del viale alberato che attraversa tutta la cittadina (l’Aurelia), dove adesso si trova la chiesa principale. Ci stavano tutti: anche teams importanti come la MV Agusta, la Gilera, la Moto Guzzi e tutti quanti, ufficiali e privati. Oggi questo sembra un miracolo irripetibile perché basterebbe un Motor Home, di quelli giganteschi attualmente in vigore con rela­tivi annessi, per occupare inte­ramente quell’ area che allora, con familiarità del tutto scom­parsa, era normale, gradevole e persino entusiasmante, divide­re insieme come una grande famiglia. La disputa, l’antago­nismo erano riservati alla gara, ma scesi di moto tutto si rass­serenava: grandi tavolate, pas­seggiate distensive la sera, a lavoro ultimato, il nascere di confidenze, anche tra “avversa­ri” che poi magari si spegneva­no al successivo appuntamen­to, in una gara piovosa in terra straniera, nel fango di un pad­dock rudimentale e il ben diverso “sostentamento” di un panino con wurstel e senape, rispetto … le trofie al pesto, la grigliata di pesce, i “gianchetti” all’agro e il vino dell’ entroterra ligure, insomma, non si vive di sole moto. La prima edizione del Circuito di Sanremo ­Ospedaletti si è svolta nel 1947 sul percorso che misurava 2.625 metri e aveva senso di marcia “orario” anziché oppo­sto come avviene a partire dal 1949 quando il giro raggiunge i 3.380 metri, con dodici curve da marce basse, in salita e discesa e zona traguardo situata dove l’Aurelia piega appena appena in una ampia ansa che con il passare degli anni e l’au­mentare della velocità diven­terà il punto più pericoloso dell’intero tracciato: pochi cen­timetri dividevano il marcia­piede dall’alto muro retrostan­te e vedere le 500 affrontarlo a manetta era da … rabbrividire. La prima edizione è vinta da Bruno Francisci con la Guzzi 250 Albatros e da Carlo Bandirola con la GiIera Saturno, rispettivamente alla media di 79,450 e 82,477 km/h. Bandirola sarà un assi­duo di Ospedaletti e vincerà ancora, ma è importante quella prima affermazione del ‘47 perché fa battezzare Saturno “Sanremo” la nuova versione della monocilindrica Gilera. Tra i vincitori di quei primi anni troviamo Ruffo, Ambrosini, Lorenzetti, Masetti, Colnago, Valdinoci. Nel 1952 la prima importante presenza straniera: è invitato Geoffrey Duke con la Norton che non manca di confermarsi il campione che è, vincendo la corsa. Successivamente ritro­viamo Bandirola vittorioso con la MV quattro cilindri, Liberati, Ubbiali, Ferri, nuova­mente Lorenzetti. Pensare che in quel periodo la Moto Guzzi aveva il potere (e sul posto incontrava larghi favori in que­sto senso) di far chiudere il percorso per diverse sedute d’allenamento nei mesi inver­nali. Oggi si va in Australia, Nuova Zelanda, Malesia a pro­vare i nuovi modelli. Una volta “bastava” recarsi a Ospedaletti. Un vero peccato che in quella zona della Liguria non esiste nell’ entroterra un tracciato permanente e moderno, per poter utilizzare le moto nell’in­tero arco dell’ anno, grazie al clima. Dopo una pausa di inat­tività il tradizionale appunta­mento di Ospedaletti ripren­de a partire dal 1961, grazie soprattutto alla spinta del comandante Michele Allavena e dai giovani e appassionatissi­mi soci del Moto Club Ospedaletti.

Classe 500 del 1956Sopra, primo giro della classe 500 nel 1956. Siamo alla curva del Piccadily che, dall’Aurelia porta verso la parte alta e tortuosa del circuito. Liberati, con la Gilera quattro cilindri n.78 vincerà la corsa ripetendo l’impresa dell’e­dizione precedente. Sopra, primo giro della classe 500 nel 1956. Siamo alla curva del Piccadily che, dall’Aurelia porta verso la parte alta e tortuosa del circuito. Liberati, con la Gilera quattro cilindri n.78 vincerà la corsa ripetendo l’impresa dell’e­dizione precedente.

Troviamo nuovi vincitori come Gilberto Milani, Tarquinio Provini, il sudafricano Paddy Driver. Arrivano anche le moto giap­ponesi e la Honda 125 vince con Taveri per ben cinque volte dal 1926 al 1967. Nel 1962 Provini stabilisce con la Morini 250 bialbero il record sul giro a 110.921 km/h che resisterà fino al 1968, battuto da Phil Read con la Yamaha 250 a 113.191. Ma il primato assoluto del circuito va ascritto a Giacomo Agostini che con la MV 350 tre cilindri raggiunge i 117.679 km/h nel 1972, anno che segnerà anche la fine dell’epopea del Circuito di Ospedaletti che, nel frattempo, ha visto primeggiare anche Francesco Villa, Benedicto Caldarella con la Gilera quattro, Torras con la Bultaco, Venturi, Pasolini, Bergamonti, Herrero con la Ossa, Bryans con la Honda, Parlotti, Carruthers e altri grandi nome dell’ epoca. E quanto pubblico, proveniente dall’Italia e dalla vicina Francia, ogni edizione un successo in tutti i sensi. C’è sempre del rammarico per tutto quanto è irripetibile, ma nel caso di Ospedaletti la nostalgia è doppia, per l’atmosfera del tutto speciale, irricreabile altrove. La speranza è che tutto non vada perduto e a quacuno venga prima o poi in mente di organizzare una bella rievocazione storica, un tributo che il circuito della Riviera dei Fiori certo si merita, per essere stato per tanti anni un irripetibile pacoscenico per le entusiasman­ti imprese del nostro sport.

(da Motor Collection) Si ringrazia Roberto Patrignani per la documentazione.

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  11. Alla curva del Piccadilly staccavo a 200 km/h
  12. Bandiere a lutto a Sanremo

2 Comments


  1. vale ITALY

    chissà se questo commento ci sarà…….

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  2. luca ITALY

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