« Villoresi secondo, Ascari “piroetta„ in curva e si ritira. »
Sanremo, lunedì sera.
Ascari e Villoresi erano molto tristi, ieri sera, mortificati nel loro prestigio di campioni, avviliti, quasi piangenti. Il pubblico italiano ha presto compreso il loro dramma e li ha applauditi assai più che Fangio vincitore senza fatica. L’argentino è un gran bel pilota. I primi a riconoscerlo sono gli stessi Ascari e Villoresi. Ma è doveroso cominciare a cedere le armi, solo perchè Fangio è stato prediletto e pilotava la più veloce macchina italiana, l’Alfetta, che dopo una lunga astensione tornava alle gare appunto a Sanremo? Dopo quello che i corridori Italiani dovettero subire in Argentina, colpevoli unicamente di avere sconfitto Fangio in casa sua quattro volte su quattro, a parità di mezzi! Villoresi e Fangio non si sono nemmeno guardati al momento della partenza. Le loro macchine erano in prima fila in linea con quella di Ascari. Questi invece più giovane e bonaccione ha stretto la mano all’argentino borbottandogli un « in bocca al lupo » ! Ma si vedeva che era una frase da ospite e prò forma. Poi il « via » ai venti bolidi, sulla strada bagnata dalle recenti piogge tra un fitto pubblico che sperava in una lotta equilibrata. «L’Alfetta è più potente ma non è questo il suo circuito più adatto; qui è questione di manico. Vincerà il migliore come pilota. Ascari e Villoresi venderanno cara la pelle ». Cosi pronosticavano, cosi speravano molti. Ma il grosso pubblico cosa sà di preciso sulla potenza dei motori? Guarda chi è primo e basta, Forse anche i generosi cuori di Ascari e Villoresi cullavano un dolce sogno. L’ultimo stratagemma per costringere Fangio alla resa era impegnare a fondo la tenuta della sua Alfetta. I due italiani e il francese Sommer, cioè lo stato maggiore della scuderia Ferrari, l’hanno immediatamente applicato. Fino al quarto giro l’argentino è rimasto dietro a loro di pochissimo, ma gli è bastato spingere un po’ sull’acceleratore per superare prima Sommer, poi Villoresi e infine Ascari nel 18° giro. Si vedeva chiarissima la prova della sproporzione dei mezzi. Ascari e Villoresi inseguivano furenti, coraggiosamente. Le speranze, però, sono presto cadute. Villoresi al 18° passaggio si è fermato per controllare le candele perdendo quasi un giro. E’ rimasto Ascari a 15″ da Fangio, mentre Sommer era già più lontano. Poi Ascari non è passato più. In una curva la sua macchina aveva fatto una piroetta su se stessa sfiorando un muro. Nulla di male. Ma per Ascari non rimaneva che tornarsene ai boxes, a piedi. La corsa era precisamente conclusa già a questo punto. Fangio aveva superato Villoresi di un giro. Il pilota italiano ha reagito, non ha voluto anche questa umiliazione. Villoresi nel finale ha riguadagnato terreno, arrivando a 1′ da Fangio e compiendo il giro più veloce della giornata, proprio il 90°, l’ultimo. I molti argentini sembravano pazzi di entusiasmo quando Fangio ha tagliato il traguardo. Ben consigliato dagli esperti dell’Alfa egli ha capito la corsa ed ha vinto con bello stile. Ma se è veramente il campione del mondo, come giurano i suoi compatrioti, lo vedremo presto quando Farina sarà guarito e potrà tornare alle corse, con una macchina eguale a quella dell’argentino e quando Ascari e Villoresi potranno battersi con Fangio in condizioni di minore inferiorità. Dino Zannoni
CLASSIFICA: 1. Fangio (Alletta 158) che compie i km. 304,200 del percorso In ore 3,10’8″2/5 (media km. 95,992); 2. Villoresi (Ferrari 1500 a 2 compressori) in 3,11’9″2/5; 3. Pian {Maserati) a due giri; 4. Vallone (Ferrari) a 4 giri; Giro più veloce il 90° di Villoresi in 2’1″1/5 alla media di km. 100,396.
Stampa Sera, martedì 18 Aprile 1950




