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Sul suggestivo Autodromo di Ospedaletti l’argentino FANGIO (Maserati) vince il IV G.P. AUTOMOBILISTICO SANREMO
Posted By MDO On 13 maggio 2008 @ 18:28 In 1949,AUTODROMO,EMEROTECA,GOLDENYEARS,PILOTI | No Comments
Il Gran premio automobilistico Sanremo disputato il 30 marzo ha richiamato attorno al pittoresco circuito di Ospedaletti una gran folla festante nella chiara giornata primaverile. Il successo non è certo mancato, anche se le cose sono andate piuttosto per le lunghe e la manifestazione, iniziatasi nelle prime ore del pomeriggio sotto un caldo sole primaverile sia finita a notte fatta. Indubbiamente con un programma reso ponderoso da due prove su 45 giri pari a 152 chilometri sarebbe stato opportuno cominciare più presto.
Comunque la corsa, o meglio le due corse sono riuscite interessanti e ci hanno offerto fasi avvincenti ed episodi appassionanti. Ha rammaricato un pochino tutti però che una volta tanto i piloti italiani, a causa di circostanze di vario ordine, si siano dovuti accontentare di far da contorno alle gare degli stranieri al volante dei mezzi meccanici più efficaci. Ci consola ad ogni modo il fatto che le vetture migliori fossero tutte italiane e che l’automobilismo italiano abbia quindi colta una ennesima affermazione dimostrando che senza le nostre macchine non si fa in Europa o altrove sport automobilistico.
Giusto le previsioni i maggiori protagonisti della giornata sono stati gli argentini Fangio e Campos e il principe Bira su Maserati 1500 con compressore a doppio stadio del più recente modello, il francese Sommer su Ferrari 1500 con compressore semplice, e lo svizzero De Graffenried su Maserati 1500 con compressore semplice.
Le simpatie del pubblico, che ha tifato rumorosamente, andavano tutte all’esile principe siamese, ma sono state alla fine deluse benchè Bira abbia conquistato il record sul circuito a poco meno di 105 all’ora sanzionando, fra l’altro, i notevoli miglioramenti apportati al percorso. Perchè vincitore nelle due prove e quindi il primo nella classifica finale è stato il bravissimo Fangio : un campione con i fiocchi che ha suscitato l’ammirazione con uno stile pregevolissimo per sicurezza e precisione per una autorità di azione e per una accortezza tattica davvero rimarchevoli. Evidentemente egli ha tratto un buon profitto dagli insegnamenti impartitigli dagli assi italiani che vanno ogni inverno nell’America del Sud e dal guidatore tutto impeto e audacia è uscito un corridore di classe molto elevata.
Nella prima prova egli è stato rapido a balzare al comando tallonando Sommer, mentre Bira mancava la partenza e veniva ingoiato dal folto gruppo degli altri 19 partenti. Cosicchè arduo e faticoso gli riuscì farsi luce e soltanto nel finale potè avvicinarsi al leader. Rimase Sommer a contrastare il passo al campione di Buenos Aires, perchè Campos e De Graffenried lievemente meno veloci perdevano qualche diecina di metri per ogni giro. Sommer, che ci è apparso completamente guarito dai disturbi che nell’autunno scorso ne interruppero l’attività sportiva, ma non ancora il migliore Sommer, fece del suo meglio per sopperire con l’abilità alla minore potenza del suo mezzo meccanico, d’altra parte più leggero. E per oltre 30 dei 45 giri mantenne saldamente la seconda posizione, sempre in vista di Fangio e difendendosi energicamente dagli attacchi di Bira. Poi la macchina cedette costringendolo al ritiro per la bruciatura della guarnizione del cilindro: la stessa avaria che aveva già messo fuori gara Righetti ( Ferrari 2000 ).
Fangio, sempre composto e sicuro, potè così vincere indisturbato per quanto negli ultimi giri il principe siamese gli si fosse portato a breve distanza. De Graffenried con una corsa regolare finì al terzo posto, mentre Bonetto sulla nuova Ferrari 2000 senza compressore a quattro ruote indipendenti seppe, con una corsa saggia e la sua consumata valentia, conquistare il quarto posto davanti a Campos e ad altri avversari che pur disponevano di vetture sovralimentate.
Fra i meno fortunati citiamo Chiron ( Simca-Gordini ) che all’ottavo giro, per non investire due concorrenti che avevano sbandato nella insidiosa « curva del ponte », mandò la sua macchina a sfasciare l’avantreno contro un muro. Pagani ( Maserati 1500 ), Fischer ( Simca-Gordini ) che si manteneva brillantemente nel gruppo centrale, Lanza ( Maserati 1500 ) e Romano ( Maserati 2000 ) lamentarono ripetutamente inconvenienti d’accensione e finirono per abbandonare.
L’andamento della prima prova rinfocolò l’attesa per la seconda iniziatasi con il sole già al tramonto. Vi furono ammessi soltanto i quattordici concorrenti che avevano compiuto almeno venti giri nella prima prova e poichè Sommer fu costretto a rinunciare, furono in tredici a prendere il via. E qui si ebbero i momenti più vivaci della giornata. Si accese subito veemente il duello tra Fangio e Bira : il primo era stato anche questa volta il più pronto a involarsi con a ruota l’ardimentoso Bonetto che ben presto fu staccato (c’erano cento cavalli di differenza) nonostante la sua spericolata combattività, e il compagno Campos. Di nuovo il siamese si trovò a dover recuperare e lo fece con un impeto entusiasmante portando già al secondo giro il record del circuito da oltre 101 a quasi 105 all’ora. L’argentino rispose all’attacco con pari energia e per una quindicina di giri la folla si appassionò vivissimamente alla strenua contesa. A quinti di secondo per giro Bira si avvicinava al rivale e sembrò per un momento che riuscisse ad agguantarlo. Furono i freni della vettura del siamese a cedere e a consigliare al brillantissimo pilota una maggiore prudenza per non correre il pericolo di perdere anche quel secondo posto che aveva baldanzosamente conquistato.
La contesa si spense e le posizioni non mutarono più. Dietro ai due antagonisti pure la situazione si stabilizzò ben presto con Campos terzo, De Graffenried quarto e Bonetto quinto. La corsa non ebbe più palpiti. Anche il giovane Carini ( Maserati 2000 ) desistette dal minacciare Vallone ( Ferrari 2000 ).
La giornata si concludeva dunque con il trionfo delle Maserati fra le vetture suralimentate e con la vittoria delle Ferrari fra le vetture non suralimentate. Evidentemente la Ferrari non è ancora a posto. A Maranello si lavora alacremente attorno alla vettura con compressore a doppio stadio e quindi di maggior potenza, ma si ha l’impressione che si debba ancora perfezionare l’assetto complessivo della vettura. Ci si arriverà perchè Enzo Ferrari , L’ing. Colombo e Luigi Bazzi sono uomini tali da dar piena fiducia. Ma una moderna vettura da corsa non si costruisce e non si mette perfettamente a punto in breve lasso di tempo.
La Maserati rimodernata dagli ing. Gorini e Massimino ha invece confermato che, nonostante l’anzianità del modello originale, essa ha ancora parecchie frecce al proprio arco e che le sue risorse non sono esaurite. Oramai la sua potenza non deve essere molto lontana dai 300 cavalli e lo chassis è di piena soddisfazione. L’organizzazione tecnica del G.P. Sanremo a opera dell’avv. Pestarino, del dott. Vismar e di Renzo Castagneto è stata perfetta.
r.t.z.
Fonte: AUTO MOTO SPORT – Aprile 1949
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