Intervista al mitico 15 volte Campione del Mondo. Tra le affermazioni ricorda che “la Morini 250 del 1964 la guidavo come una bicicletta”, “Renzo Pasolini, Phil Read e Jarno Saarinen gli avversari più pericolosi”…
Ospedaletti. Ecco le dichiarazioni di Giacomo AGOSTINI sulla base degli 11 anni di esperienze maturate nelle contese agonistico-tecniche sul circuito di Ospedaletti.
Giacomo AGOSTINI il circuito di Ospedaletti se lo ricorda bene, perché ci ha corso dal 1962 al 1972, cogliendo 11 vittorie, più di chiunque altro. Con mezzi completamente diversi: Morini Settebello 175, Morini bialbero 250, MV quattro cilindri 500 primo tipo, MV tre cilindri 350 e 500, MV 350 quattro cilindri ultimo tipo.
Com’era il circuito? “Un piccolo Tourist Trophy, entusiasmante ma tremendamente impegnativo per la varietà di situazioni. Richiedeva più che altrove il massimo livello nella preparazione del pilota e nella messa a punto del mezzo. Tremendamente pericoloso, sfrecciavi a due metri dal pubblico tra muretti, case, marciapiedi, persino un ponticello e alcune scarpate: bisognava cancellarli dalla mente, fingere che non ci fossero”.
Quali erano i punti che “rendevano” maggiormente, dove si guadagnava terreno? “Al termine del quasi rettilineo d’arrivo, prima del tornante che portava “in montagna” (Curva del Piccadilly, ndr) bisognava fare una gran staccata da circa 200 km/h, complicata dalle irregolarità dell’asfalto. Poi venivano la curva a destra abbastanza larga (Curva del Gallo Nero, ndr), il dosso a sinistra al culmine del circuito (Curva del Mulino, ndr), la discesa con curve di varia ampiezza (Curva Villa Christi, ndr) e un’altra staccatona per il tornante che immetteva sul quasi rettilineo del traguardo (Curva Tonda, ndr). Ovvio che in quest’ultimo tratto chi aveva più motore affrettava i tempi. Io lo facevo in pieno”.
Il punto più pericoloso? “Il dosso fra i due muri alla Curva del Mulino, oltretutto abbastanza stretto”.
E l’avversario (o gli avversari) più pericolosi? “Pasolini con il suo stile funambolico, Read che non guardava tanto per il sottile e Saarinen imprevedibile”.
La moto ideale per questo tracciato? “Non ho esitazioni: la Morini 250, una bicicletta, l’ho portata alla vittoria nel 1964 a velocità sul giro e sulla distanza (a fine gara la media fu di 106,534 km/h, ndr) solo di poco inferiori a quelle delle pluricilindriche 500 (la media più elevata nella storia di questo circuito è di 114,264 km/h dello stesso Agostini con MV Agusta 500 tre cilindri nel 1970, ndr). All’opposto, la MV quattro cilindri prima maniera, se cadeva non riuscivo a rialzarla da solo. I record assoluti li ho stabiliti con la MV quattro cilindri 350, non con la 500 tre cilindri”.
fonte: Motociclismo d’Epoca, interviste di Carlo Perelli e Giorgio Pozzi. Agostini intervistato al termine della prima Rievocazione storica di Ospedaletti, settembre 2008