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venerdì, dicembre 16, 2011

Ospedaletti, 40 anni dopo.

Domenica 10 ottobre 1971 ero ad Ospedaletti e vorrei condividere con voi qualche piacevole ricordo.

In quei giorni frequentavo la IV B del Liceo Scientifico Orazio Grassi di Savona e la scuola era appena ripresa dopo quasi quattro mesi di vacanze.

Io e il mio compagno di classe Ugo Omet rimpiangevamo già l’estate.

Eravamo entrambi motociclisti in erba, io cavalcavo ancora un cinquantino (Lambretta 50 cl “Lui”, l’antesignano degli scooter moderni) mentre Ugo viaggiava già con una bellissima BENELLI 125.

Inutile dire che dedicavamo molto più tempo allo studio di MOTOCICLISMO che di qualunque libro di testo e che decidemmo di andare al “Gran Premio di Ospedaletti” per una giornata “full immersion” nella nostra materia preferita.

Partimmo da Savona col treno delle 6, eccitatissimi di fronte alla prospettiva di vedere le moto da corsa ed i campioni che ci appassionavano.

Effettivamente ad Ospedaletti campioni e moto erano piuttosto “accessibili”.

Ugo era ovviamente tifoso della BENELLI ed era interessato ad avere l’autografo di colui che fino all’anno prima era stato l’alfiere della casa di Pesaro, Renzo Pasolini; a me sarebbe piaciuto avere quello di Fabio Taglioni, progettista della DUCATI, per la quale già facevo il tifo a causa della passione nata nell’officina del concessionario DUCATI e TRIUMPH di Savona, il nonno di un mio caro amico.

Con Pasolini fummo fortunati, gentile e disponibile, non ci trattò con sufficienza ma firmò di buon grado due autografi.

Incontrammo anche Giacomo Agostini, che ci fece dare da qualcuno del suo staff una cartolina promozionale ma non ebbe il tempo di autografarla.

Purtroppo non incontrammo Taglioni ma vedemmo da vicino la sua più recente creatura, la DUCATI 500 da Gran Premio.

Le gare furono entusiasmanti.

Ricordo il “suono” della MORBIDELLI 125: le moto passavano vicinissime a noi spettatori e l’acuto del bicilindrico 2 tempi era così intenso da essere letteralmente doloroso per le orecchie. Ricordo anche il rombo entusiasmante della MV AGUSTA 500 e, molto diversa, l’ancora più bella musica della DUCATI 500 GP.

Vi sembrerà impossibile, ma io tifavo per le DUCATI monocilindriche, le 350 e 450: mi affascinavano i piloti privati che con semplici macchine derivate dalla serie sfidavano le pluricilindriche da Gran Premio.

Quell’anno la DUCATI mi stupì decidendo di partecipare alle gare con vere macchine da corsa ma il loro piazzamento, buono per un debutto, non mi entusiasmò, speravo in un ritardo da Ago più contenuto…

La storia della casa di Borgo Panigale è nota a tutti: la carriera della 500 da Gran Premio durò poco e l’anno successivo non si

presentò più a Ospedaletti; noi ducatisti fummo comunque gratificati dalla doppietta della 750 alla 200 miglia di Imola.

Nel 1972, sempre ad Ospedaletti, fui sorpreso dalla prestazione di Walter Villa con la KAWASAKI 500 H1R: anche in questo caso una macchina derivata dalla serie sfidava le GP.

Morale della favola:

• A ricordo di quella domenica ho conservato il biglietto, l’autografo del Paso e la cartolina di Ago;
• quell’anno lo “studio” di MOTOCICLISMO mi assorbì così tanto che fui rimandato in filosofia, fortunatamente rimediai a settembre ma passai un’estate d’inferno e dovetti rinunciare alla 125 che i miei genitori giustamente mi negarono;
• probabilmente la corsa del 1972 influenzò le mie scelte motociclistiche infatti, memore del piazzamento di Villa, pochi anni dopo comprai una KAWASAKi 500 H1F (anche perché il sogno DUCATI 750 SS era fuori portata delle mie tasche);
• la passione per la casa bolognese non si è mai spenta ma ho dovuto attendere 36 anni per vederla vincere il mondiale e per comprarmi una Hypermotard 1100S;
• il “Lui” è ancora con me, funzionante e in attesa di essere restaurato;
• Ugo, se mi leggi batti un colpo, mi trovi a questo indirizzo, magari hai qualcosa da aggiungere al ricordo di quella fantastica domenica.

Complimenti a coloro che si occupano del sito dedicato alla corsa ligure, cordialità a tutti quelli che amano le motociclette e arrivederci ad Ospedaletti!

Paolo Chiarlone – Finale Ligure, 13 dicembre 2011.

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venerdì, dicembre 2, 2011

Le Lancia-corsa oggi ad Ospedaletti

La Mercedes batte un record al Nurburgring

Dopo 11 giro-record compiuto a 195,612 km all’ora dalla Lancia «formula uno» sulla pista di Monza, Alberto Ascari e gli altri piloti della Casa torinese sono ritornati oggi alla guida del nuovi bolidi da corsa. Anziché la pista monzese si è preferito però affrontare il circuito di Ospedaietti, per constatare il rendimento delle macchine su un tracciato ricco di curve e di difficoltà. Oltre ad Ascari si sono recati in Riviera Gigi Villoresi, Castellotti e Piodi. La scuderia Lancia ha inviato due vetture della « formula uno » ed una «3800 sport». Le prove iniziate verso le 12 continuano nel pomeriggio. Questo allenamento a fondo conferma che la Casa torinese è intenzionata a schierarsi II 24 ottobre prossimo al circuito automobilistico di Barcellona, ultimo «Gran Premio» di questa stagione. A meno di sorprese una decisione in tal senso verrà presa al più presto.

La « Mercedes-Benz », dal canto suo ha iscritto, per la stessa gara, tre vetture che saranno pilotate rispettivamente da Fangio, Kling e probabilmente Hermann. I dirigenti della Casa tedesca non hanno poi ancora deciso se far scendere In campo i bolidi aerodinamici oppure le vetture « svestite» che furono battute a Silverstone.

Anche i tedeschi hanno intanto intensificato gli allenamenti e stamane ad Ospedaietti ha suscitato una certa impressione la notizia che la Mercedes ha risposto al record della Lancia a Monza, ottenendo a sua volta un primato al Nurburgring.

L’ing. Uhlenhaut, pilotando la nuova due litri e mezzo senza compressore, ha stabilito Infatti un nuovo primato sul circuito, percorrendo i chilometri 22,810 del circuito in 9’47″2/10, alla media oraria di km. 189,500.

Il precedente primato apparteneva al tedesco Lang, che nel 1939, a bordo di una macchina munita di compressore, aveva fatto segnare il tempo di 9’52″1/10.

Sempre In tema di prove, si ha da Modena che una serie di giri a fortissima andatura è stata compiuta sull’aerautodromo da Umberto Maglioli, il quale ha « girato » ieri lungamente sia con una Ferrari sport che con la « formula 1 ».

Anche questa preparazione è con ogni probabilità da mettere in relazione al G.P. di Barcellona.

La squadra della Maserati infine, ha fatto pervenire la iscrizione ufficiale dei suoi corridori agli organizzatori spagnuoli per la corsa del 24 ottobre. I piloti che sono stati designati sono: Moss, Mantovani, Mieros e Musso.

Fonte: Stampa Sera 08/10/1954

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lunedì, maggio 2, 2011

Quattro incidenti ad Ospedaletti

Nell’ultima prova del campionato italiano di moto
Le prove vinte da Milani (125), Provini (250) e Driver (500)

Sanremo, lunedi mattina.
Francesco Villa, su Mondial (classe 125 cc), Tarquinio Provini, su Morini (classe 250), ed Ernesto Brambilla, su Bianchi (classe 500) si sono ieri laureati campioni d’Italia ’61 sul circuito di Ospedaletti, che ha ospitato l’XI Gran Trofeo motociclistico internazionale di Sanremo.

La corsa delle « 125 » è stata emozionante e drammatica. Gli alfieri della Mondial Villa e Balboni, Mandolini su Ducati e Milani su Patton hanno preso subito il comando: ma prima Villa, poi Mandolini ed infine — quando già pareva avesse corsa vinta — Balboni sono stati costretti ai boxes per noie meccaniche. Assente Farnè (Ducati), infortunatosi in allenamento, Francesco Villa, classificatosi nono, è comunque riuscito ad aggiudicarsi il titolo grazie al buon margine di punti che aveva conquistato nelle precedenti prove.

La gara è stata purtroppo turbata da un grave incidente: Pagani (Patton) e Muscio (Mondial) sono caduti in una delle curve superiori del circuito. Pagani ha riportato la frattura del piede destro ed è stato giudicato guaribile in sessanta giorni, Muscio è stato ricoverato all’Ospedale Civile con prognosi riservata per la frattura della base cranica.

Tarquinio Provini (Morini), già vincitore delle quattro precedenti prove, si è aggiudicato senza lottare anche la quinta ed ultima del Campionato. La lotta è parzialmente mancata anche nella gara delle 500 cc, che sulla carta si presentava incertissima.

Nella classifica del Campionato Liberati (Gilera) precedeva infatti di soli 5 punti Brambilla (Bianchi) e tra i due era pertanto prevedibile un duello allo spasimo. AI via il rhodesiano Driver (Norton), Brambilla e l’altro alfiere della Bianchi, Grassetti, hanno invece assunto il comando, distaccando Liberati, che disponeva di un mezzo meno potente.

Al quinto giro i due piloti della Bianchi hanno lasciato via libera a Driver, che ha proseguito tutto solo fino al termine, e si sono limitati a mantenere il loro vantaggio su Liberati. Sul traguardo Grassetti è stato preceduto di pochi metri da Brambilla, che ha così strappato il titolo a Liberati. La corsa delle c 500 » ha registrato due infortuni: Girelli (Gilera) e il tedesco Hansgunther (BMW) i quali sono caduti, riportando rispettivamente la sospetta incrinatura del bacino e la trattura della clavicola destra.
g. b.

Classe 125 cc: 1. Milani (Patton) km 94,640 in 1 ora Ol’ll”, alla media di km 92,809 orari; 2. Mencaglia (Ducati) in 1 ora 02’21″6/10; 3. Patrignani (Ducati) Classe KSO co.: 1. Provini (Morini) km 101,400 in 57’23″ e 2/10, alla media di km 100,017; 2. Grassetti (Benelli) In 58’43″; Classe 500 ce: 1. Driver (Norton) km 118,400 In 1 ora 08’25″2/10, alla media di chilometri 103,741; 2. Brambilla (Bianchi) In 1 ora 08’5tì”3/10;

fonte: Stampa Sera – settembre 1961

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lunedì, marzo 21, 2011

Ospedaletti ritrova Juan Manuel Fangio

Il campione degli Anni 50 oggi sul «suo» circuito
In pista sulla vecchia Mercedes 196 W – I ricordi e il presente

È tornato sul circuito della sua prima vittoria europea. « Per anni ho temuto che fosse scomparso. Invece l’ho solo trovato cambiato, con molte costruzioni attorno. Ma il circuito c’è. Sono contento perché qui ho lasciato un pò del mio cuore. »

Juan Manuel Fangio, classe 1911, è tornato ieri a Ospedaletti, trentanove anni dopo la sua ultima vittoria nel « Gran Premio Sanremo », sigla ormai scomparsa definitivamente dal gran circo della Formula Uno.

È l’ospite d’onore della 23° Coppa delle Riviere, gara di regolarità per auto storiche. È campionissimo autentico con i suoi 5 titoli mondiali e le 24 vittorie in Gran Premi. Oggi pomeriggio, a 78 anni portati tra l’altro benissimo, salirà nuovamente su un bolide di Formula Uno: percorrerà il circuito (tre o quattro giri) su ura Mercedes 196 W, giunta per l’occasione dal museo storico della Casa tedesca. Non un’auto qualsiasi: con questa Fangio vinse i mondiali ’54 e ’55.

Un Fangio in gran forma ieri mattina al Grand Hotel Regina ha tenuto una conferenza stampa. Ha ricordato quel primo Gran premio vinto a Ospedaletti nel ’49. Fino ad allora avevo vinto solo una gara in Sudamerica. Con alcuni amici, in Argentina, costituimmo una scuderia che intitolammo ad Achille Varzi. Tentammo l’avventura in Europa con molte speranze e altrettante incertezze. L’auto arrivò a Genova. Per portarla a Ospedaletti dovetti comprare un camion: mi costò 100 mila lire. E una volta arrivato ebbi altri problemi: lavorai fino all’una di notte prima della gara per sistemare una biella ricorda.

Fu la prima vittoria su Maserati. Rivinse alla grande l’anno successivo su Alfa Romeo. E negli anni successivi diventò Fangio, il campionissimo. Anche con la Ferrari. Conobbe il Commendatore di Maranello: -Ma non riuscii mai a legare con lui. Ci parlammo pochissimo. Era una Formula Uno diversa meno esasperata e ricca: -Oggi si vince un mondiale e si è sistemati per tutta la vita, io ne ho vinti cinque e a 78 anni lavoro ancora. A Ospedaletti si potrebbe ancora gareggiare: Non è un circuito più pericoloso di altri. Montecarlo è molto peggio. A Las Vegas addirittura hanno fatto un gran premio in un parcheggio. È solo questione di quattrini dice, mostrando di avere le idee chiare. Ha scoperto al suo arrivo in Italia il limite dei 110 orari: -Non ne sapevo nulla. Mi fa paura chi va troppo piano in auto. Fare centinaia di chilometri in autostrada, a 110-120 all’ora, è pericoloso. Si corre il rischio di addormentarsi. Ecco l’antica grinta. Il brivido della velocità non invecchia mai.

Bruno Monticone
fonte: La Stampa, 16 Aprile 1989

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venerdì, febbraio 18, 2011

POSTER SANREMO ’48

Scritto da: MDO // Category: 1948,AUTO DA CORSA,AUTODROMO,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS // 6:04 pm

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martedì, gennaio 25, 2011

UNA CARTOLINA DA OSPEDALETTI

Scritto da: MDO // Category: EMEROTECA,ITALIAN DOCUMENTS,MOTODROMO,PILOTI,TODAY // 7:34 pm

Se avessi avuto negli anni Sessanta la casa di villeggiatura a Ospedaletti, così dov’è situata attualmente, avrei potuto seguire lo svolgimento delle corse correndo da una finestra all’altra lato monte e lato mare. Capirete, la televisione non trasmetteva che raramente corse motociclistiche e la telecronaca me la sarei fatta da solo inquadrando con la “camera uno”(il soggiorno) il tratto del raccordo con I’Aurelia in direzione del traguardo, mentre con la “camera due”(il terrazzo della cucina) avrei potuto indovinare dal suono dei motori (più che vedere proprio chiaro e netto come stavano andando le cose nella discesa medio-veloce che, conduce alla curva Clemencigh al Cimitero. Accostamento che purtroppo fa ricordare che Oscar Clemencigh, veneto di nascita, monzese di adozione, fu l’unico pilota a perdere la vita nel circuito ligure, in una banale caduta da” prima”, il 23 Aprile 1950.

Devo infatti dire con orgoglio che sono un veterano del Circuito di Ospedaletti: prima come giovanissimo spettatore undicenne della prima edizione del 1947 , accompagnato da mia… nonna Angiolina. L’unica della famiglia che parve entusiasta quanto me di prendere il filobus da Sanremo (dove ci trovavamo in vacanza) a Ospedaletti, intrufolarci tra la folla alla curva del Piccadilly e godere una memorabile giornata tra il risucchio dei motori nella staccata che precedeva la curvetta da prima e la mitragliante ripresa dei monocilindrici su per la salita che conduce alla parte alta del circuito. Emozioni, suoni, odori che il trascorrere del tempo il potere di affievolire minimamente. Sul circuito di Ospedaletti ci tornai ripetutamente nel 1950, 51 e 52. Dividendo a metà le spese, io e l’amico Antonio Bressan, noleggiavamo a Sanremo delle Rumi Turismo e ci… lanciavamo alla folle velocità di 70 kmh lungo l’Aurelia e poi a completare tutto il giro per imparare bene il circuito: chissà mai che un giorno…

Infatti il giorno venne e nel 1961 presi davvero parte alla corsa delle125 con una Ducati Monoalbero nella gara di Campionato Seniores del 24 Settembre. Le cose andarono bene perché arrivai terzo, dopo Gilberto Milani con la Paton e Mencagli con la Ducati bialbero, ma precedendo dei” bei nomi”. In più nacque spontaneamente in quella occasione il sodalizio” con l’amico e collega Mario Colombo (non il “nostro” Ing Sandro Colombo di Legend Bike, che a quei tempi aveva impegni di ben altra levatura), il quale si mise a farmi delle segnalazioni su una lavagnetta in prestito, evitando che mi venisse insidiato il podio da Alfredo Balboni con la Mondial.

Da allora, fino al ’66, partecipai a otto edizioni del Circuito di Ospedaletti nelle classi 125 (Ducati), 250 (Morini), 350 e 500 (Aermacchi) con risultati che dopo il 3° iniziale, comprendono tre 5° posti, due 7° e…due cadute. Tengo a precisare che all’insaputa dei più, posso anche dichiararmi “vincitore” della classe 350 nel 1967. Il fatto è che quell’ anno 350 e 500 correvano insieme nel campionato Italiano, con punteggio separato, arrivando quinto nella 500, ma primo delle 350 con l’Aermacchi, mi spettò punteggio pieno e tanto di Coppa. Ma non è la stessa cosa…

Mi sono lanciato in questa” rievocazione” un po’ troppo personale perché Ospedaletti ha rappresentato qualcosa di importante nella mia vita, al di là delle corse. Per anni è stata sede prediletta di vacanze (più invernali che estive) e, in alcuni casi, di convalescenza per riacquistare la salute nel clima più indicato; ho poi fatto numerose, belle e durature amicizie, benché non poche di queste siano state interrotte bruscamente, (ma non dimenticate) da premature scomparse; altri hanno cambiato invece vita e residenza; pochi li rivedo ancora. Avevo poi instaurato un bel rapporto con Enrico Lorenzetti,”idolo” della mia gioventù, che insieme alla famiglia trascorreva parte dell’inverno a Ospedaletti, ma è morto nell’89. Mi è stato di consolazione fare recentemente amicizia con Giuseppe Colnago, “ufficiale” di Gilera e Moto Guzzi, che, insieme alla brillante moglie Nini, vive stabilmente a Ospedaletti, dove ci frequentiamo assiduamente, specie nel periodo natalizio. A Ospedaletti hanno casa anche il pilota della Rumi Bruno Romano e il collezionista bustese Romano Colombo, Poco distante posso incontrarmi con Amilcare Ballestrieri, Paolo Isnardi, Guido Mandracci, Vincenzo Novella e, spingendomi un po’ più in là ancora, con Ezio Mascheroni, per non parlare di amici d’infanzia, non motociclisti praticanti, che ancora vedo, Ah, stavo quasi per dimenticarmene”, a Ospedaletti ho anche conosciuto la mia futura moglie”.

Detto tutto ciò spero mi si perdoni qualche sdolcinatura sparsa qua e là in questo ricordo di Ospedaletti che esula un po’ dalla formula della nostre rubriche” Parco Conduttori”, per questioni affettive. Rientrando però prontamente nei ranghi, eccomi a domandarmi come potessero trovare posto i concorrenti di quattro classi (Case ufficiali incluse) nell’esiguo spazio della piazza che si trova a lato dell’ Aurelia, nel bel mezzo della cittadina, e che pure fungeva da zona traguardo, box, tribunetta d’onore e stampa, premiazioni, commento agli altoparlanti e quant’ altro faceva capo all’organizzazione messa insieme con grande coraggio dal Comandante Michele Allavena (lui pure non c’è più), che rappresentava uno dei più grandi pericoli tra i non pochi naturali della gara ligure: attraversava difatti spesso la strada proprio in zona d’arrivo ( un curvone vero e proprio per le moto più veloci), facendo più volte sfiorare la tragedia con un candore che aveva del fanciullesco.
Benchè si dica della spilorceria dei liguri, Allavena era tra i pochissimi che a quei tempi, dava ai corridori privati un bel…dieci o ventimila in più di quanto previsto dalla “diaria” della PSI. Si faceva la fila in un corridoio nel seminterrato dell’Hotel Firenze, e lì Allavena personalmente, maneggiando i soldi dell’incasso della giornata, li distribuiva, come novello Robin Hood, alla… marmaglia che aveva combattuto ai suoi ordini, Naturalmente Agostini e i più blasonati ricevevano la loro mercede in privato senza dover mostrare la Licenza di Conduttore come tutti noi altri.

Ritornando all’inverosimile i “paddock “- dove miracolosamente tutti riuscivano a convivere per un paio di giorni, è fuor di dubbio che un solo Camion Corse di quelli che si usano allora disponibile. Spazio che aveva per giunta una caratteristica unica e… preoccupante: era piastrellato, per cui avviare le moto a spinta era come tentare un minuetto con un mulo recalcitrante su una superficie ghiacciata. Bisognava mettere in compressione, “chiamare” del giusto la benzina nella vaschetta, regolare, minuziosamente l’anticipo per evitare il contraccolpo, quindi urlare “strada, strada!!” per aprirsi un varco davanti alle ruote con l’aiuto di non meno di tre volontari, spingere a più non posso, sperando che il motore prendesse al primo colpo.

Nonostante piccoli e medi inconvenienti, tutti si andava volentieri a correre a Ospedaletti perché era come partire per una bella vacanza.

Molti solitari in quella occasione comparivano con la moglie e la fidanzata, gli alberghi erano numerosi e accoglienti, il cibo tipico ed eccellente, l’entusiasmo tanto, portato anche dai vicini francesi. Benché dislocati principalmente all’Hotel Firenze, all’ Alexandra, al Metropol, al Floreal e nelle varie pensioni, l’atmosfera era quella di una festa comune a tutti, specie nell’ora di cena, allorché ti ritrovavi ad commentare la giornata di prove con vicini di tavolo d’ogni “rango”.

Non mi impegno, in questa occasione, a fare la storia del Circuito di Ospedaletti. Mi limito a riproporre l’unicità, la felice collocazione naturale, il clima e la cordialità, con una speranza: che venga almeno organizzata una Rievocazione Storica degna del luogo e della tradizione, con le debite varianti “logistiche”, specie per quanto riguarda l’ubicazione del Parco Conduttori e relativi mezzi.
Sento che il periodo potrebbe essere quanto prima propizio perché abbiamo un sindaco, Flavio Parrini che, oltre a svolgere al meglio il proprio operato, è sportivo praticante ed eclettico. C’è poi Alfredo Calvini, da sempre animatore appassionato di ogni attività motoristica e… folcloristica. E perché non” recuperare”dalla vicina Costa Azzurra Paolo Marchioni, trascinatore numero uno ai tempi delle gare anni Sessanta.

Tutti quanti primattori e comparse dei tempi andati tornerebbero con entusiasmo a Ospedaletti e insieme a loro potrebbe figurare qualche grande protagonista del motociclismo d’oggi, scegliendo opportuna data fuori stagione.

Noi l’idea l’abbiamo lanciata e siamo pronti a fare la nostra parte.

Roberto Patrignani

(fonte: da Legend Bike 1999)

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sabato, gennaio 1, 2011

Le accuse a Fangio

Il mondo automobilistico è In subbuglio per la rivalità, tra Fangio e Villoresi e Ascari. Domenica scorsa a Sanremo la polemica si è fatta rovente. Villoresi e Ascari sono molto seccati perchè l’Alfa ha ingaggiato proprio il loro acerrimo antagonista argentino. La ruggine è vecchia, dallo scorso inverno, in Argentina. Facile, per Fangio, prendersi la rivincita contro gli assi italiani, con la macchina che gli hanno affidato! Villoresi, a Sanremo, ripeteva amareggiato: « Quello che mi dispiace di più è che proprio degli italiani abbiano fornito ad uno straniero il mezzo per sconfiggere, senza sforzo, noi italiani…». Ma l’Alfa sostiene che non si poteva fare altrimenti. Essa è estranea a quel che accadde in Argentina, alle accuse ingiuste dei connazionali di Fangio contro Villoresi. L’argentino ha dimostrato diverse volte di saper vincere. Non sa invece perdere, cerca scuse quando rimane sconfitto. Brutta cosa, nello sport! D’accordo — dice l’Alfa — ma noi non c’entriamo nulla con questi precedenti. Noi abbiamo ingaggiato Fangio soltanto perchè va molto forte e ci serve per il nostro ritorno alle corse. «E c’era proprio bisogno — ribatte Villoresi — di dare a Fangio l’unica macchina con cui vi siete presentati a Sanremo?». « Manca meno di un mese al Gran Premio d’Europa. Avevamo bisogno di vetrificare il rendimento della nostra « Alfetta 158 ». Ed era necessario che Fangio prendesse confidenza, in gara, con la difficile macchina a lui nuova. Cosa ne possiamo noi dell’Alfa se tra Fangio da una parte e Villoresi e Ascari dall’altra ci sono dei conti da regolare?». La Casa milanese aveva in programma di presentarsi a Sanremo con due macchine. Per impegni con gli organizzatori, una doveva essere data a Fangio. Poi l’Alfa ha potuto disporre di una sola auto. I conti tornano. Sono calcoli gelidi, ma esatti. Anche il punto di vista di Villoresi ha una sua logica, umana, calda, che afferra il cuore degli sportivi. L’essenziale è non cadere nello stesso errore degli argentini, i quali fanno di Fangio una questione di prestigio nazionale. Villoresi e Ascari non tarderanno a disporre di un mezzo per battersi alla pari con l’argentino. Il tempo sarà, galantuomo anche qui.
d. z.
fonte: Stampa Sera, Aprile 1950

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lunedì, dicembre 20, 2010

L’Alfa concede a Fangio il successo a Sanremo

Scritto da: MDO // Category: 1950,AUTO DA CORSA,AUTODROMO,EMEROTECA,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS // 12:00 am

« Villoresi secondo, Ascari “piroetta„ in curva e si ritira. »

Sanremo, lunedì sera.

Ascari e Villoresi erano molto tristi, ieri sera, mortificati nel loro prestigio di campioni, avviliti, quasi piangenti. Il pubblico italiano ha presto compreso il loro dramma e li ha applauditi assai più che Fangio vincitore senza fatica. L’argentino è un gran bel pilota. I primi a riconoscerlo sono gli stessi Ascari e Villoresi. Ma è doveroso cominciare a cedere le armi, solo perchè Fangio è stato prediletto e pilotava la più veloce macchina italiana, l’Alfetta, che dopo una lunga astensione tornava alle gare appunto a Sanremo? Dopo quello che i corridori Italiani dovettero subire in Argentina, colpevoli unicamente di avere sconfitto Fangio in casa sua quattro volte su quattro, a parità di mezzi! Villoresi e Fangio non si sono nemmeno guardati al momento della partenza. Le loro macchine erano in prima fila in linea con quella di Ascari. Questi invece più giovane e bonaccione ha stretto la mano all’argentino borbottandogli un « in bocca al lupo » ! Ma si vedeva che era una frase da ospite e prò forma. Poi il « via » ai venti bolidi, sulla strada bagnata dalle recenti piogge tra un fitto pubblico che sperava in una lotta equilibrata. «L’Alfetta è più potente ma non è questo il suo circuito più adatto; qui è questione di manico. Vincerà il migliore come pilota. Ascari e Villoresi venderanno cara la pelle ». Cosi pronosticavano, cosi speravano molti. Ma il grosso pubblico cosa sà di preciso sulla potenza dei motori? Guarda chi è primo e basta, Forse anche i generosi cuori di Ascari e Villoresi cullavano un dolce sogno. L’ultimo stratagemma per costringere Fangio alla resa era impegnare a fondo la tenuta della sua Alfetta. I due italiani e il francese Sommer, cioè lo stato maggiore della scuderia Ferrari, l’hanno immediatamente applicato. Fino al quarto giro l’argentino è rimasto dietro a loro di pochissimo, ma gli è bastato spingere un po’ sull’acceleratore per superare prima Sommer, poi Villoresi e infine Ascari nel 18° giro. Si vedeva chiarissima la prova della sproporzione dei mezzi. Ascari e Villoresi inseguivano furenti, coraggiosamente. Le speranze, però, sono presto cadute. Villoresi al 18° passaggio si è fermato per controllare le candele perdendo quasi un giro. E’ rimasto Ascari a 15″ da Fangio, mentre Sommer era già più lontano. Poi Ascari non è passato più. In una curva la sua macchina aveva fatto una piroetta su se stessa sfiorando un muro. Nulla di male. Ma per Ascari non rimaneva che tornarsene ai boxes, a piedi. La corsa era precisamente conclusa già a questo punto. Fangio aveva superato Villoresi di un giro. Il pilota italiano ha reagito, non ha voluto anche questa umiliazione. Villoresi nel finale ha riguadagnato terreno, arrivando a 1′ da Fangio e compiendo il giro più veloce della giornata, proprio il 90°, l’ultimo. I molti argentini sembravano pazzi di entusiasmo quando Fangio ha tagliato il traguardo. Ben consigliato dagli esperti dell’Alfa egli ha capito la corsa ed ha vinto con bello stile. Ma se è veramente il campione del mondo, come giurano i suoi compatrioti, lo vedremo presto quando Farina sarà guarito e potrà tornare alle corse, con una macchina eguale a quella dell’argentino e quando Ascari e Villoresi potranno battersi con Fangio in condizioni di minore inferiorità. Dino Zannoni

CLASSIFICA: 1. Fangio (Alletta 158) che compie i km. 304,200 del percorso In ore 3,10’8″2/5 (media km. 95,992); 2. Villoresi (Ferrari 1500 a 2 compressori) in 3,11’9″2/5; 3. Pian {Maserati) a due giri; 4. Vallone (Ferrari) a 4 giri; Giro più veloce il 90° di Villoresi in 2’1″1/5 alla media di km. 100,396.

Stampa Sera, martedì 18 Aprile 1950

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venerdì, dicembre 17, 2010

La stagione velocistica chiude con le chiare vittorie di Kunz, Parlotti, Read e dell’infallibile Ago

Una folla fittissima ha seguito l’entusiasmante carosello sul tormentato circuito di Sanremo-Ospedaletti – Mandracci si aggiudica l’ultimo titolo nazionale ancora aperto, quello delle 250 – Ottima prova delle tre Ducati 500 – Brillantissimo ma sfortunato il finlandese Saarinen.


A titoli italiani tutti assegnati, salvo che per la duecentocinquanta, la gara di Sanremo-Ospedaletti del 10 ottobre ha comunque riservato spunti tecnici ed agonistici interessantissimi, grazie anche ad una partecipazione straniera altamente qualificata ed al generale impegno con cui sono state disputate tutte le gare della giornata, non certo avare di lotta e colpi di scena.

Nelle 50, netta superiorità (soprattutto meccanica) del tedesco Kunz con la Kreidler ufficiale mentre Buscherini (prontissimo al via con la sua Itom) e leva (Morbidelli) hanno dato vita ad un bel confronto per la piazza d’onore. leva è poi scomparso di scena per noie alla frizione ma anche così nessuno poteva insidiargli il titolo.

Nella gara delle 500, la seconda della gironata, una gradita sorpresa, cioè Parlotti con la Ducati che avrebbe dovuto essere di Spaggiari se quest’ultimo non si fosse astenuto dalla gara per alcune controversie di carattere tecnico sorte alla vigilia col reparto corse della Casa bolognese.

Al via il più veloce è Gallina (Paton) che per tre giri precede Agostini e le due Ducati di Read e Parlotti mentre Giuliano, con la terza Ducati, ha una cattiva partenza e deve vedersela con Campanelli e Simmonds (entrambi su Kawasaki) per la quinta piazza.

Gallina resta presto tagliato fuori per un crampo al braccio destro che stranamente gli ricorre puntuale ad Ospedaletti.

Dopo alcuni giri il distacco dei due portacolori della Ducati da Agostini si fa sensibile, mentre alle spalle la lotta è aperta fra Campanelli, Simmonds e Giuliano.

Dopo una lotta serratissima, soltanto a fine gara Giuliano riesce a superare i due avversari ed a completare così il successo della Ducati.

La Ducati sembra finalmente aver risolto alcuni problemi di tenuta che avevano travagliato il periodo di messa a punto della macchina e, benché non sia stata smentita la notizia di un « quattro cilindri », il Direttore della Casa bolognese, Fredmano Spairani, ha confermato che le bicilindriche continueranno a correre, verranno anzi prodotte in un certo numero di esemplari che saranno messi in vendita ai corridori privati.

La duecentocinquanta è senza dubbio la gara più attesa della giornata: Isnardi è a soli sette punti in classifica di campionato da Mandracci ed entrambi possono aspirare al titolo; ambedue corrono su Yamaha ben preparate e, tra l’altro, sono ambedue piloti locali, di Arma di Taggia l’uno e di Bordighera l’altro.

La gara è ravvivata inoltre dalla presenza di Read e Saarinen (entrambi su Yamaha) che, ovviamente, ipotecano i primi due posti al di fuori della classifica di campionato, mentre Pasolini, indietro come punteggio parte comunque in prima fila dati gli ottimi tempi spiccati in prova con la Aermacchi a cilindri in lega cromati.


Al via è immediato il guizzo di Saarinen e Read che si installano ai primi due posti, mentre Pasolini è terzo e Mandracci quarto.

Isnardi transita pressoché ultimo al primo giro per una stentatissima partenza, ma la sua azione è irruente e il distacco da Mandracci scende di più di un secondo al giro. I sogni di Isnardi si infrangono però al sesto giro per una scivolata in curva, senza conseguenze, ma sufficiente a metterlo fuori combattimento.

Read e Saarinen duellano a lungo e a tratti il finlandese dà l’impressione di poterla spuntare ma poi la sua macchina ( che l’aveva già fatto tribolare nelle prove) lamenta di nuovo disfunzioni ad un cilindro e così egli deve mollare, pur conservando la seconda piazza.

Alle spalle dei leaders la lotta è serratissima fra Pasolini, Mandracci e Buffarello. Il primo abbandona per grippaggio mentre i due portacolori liguri continuano a battersi vigorosamente, con prevalenza finale di Mandracci, che così si laurea meritatamente campione.

Alla partenza della 125 il più spedito è il tedesco Braun che percorre i primi giri in testa con la Maico monocilindrica « Casa », tallonato da Isnardi (per la prima volta sulla Morbidelli) che ne controlla l’andatura. Parlotti, piuttosto indietro, si produce in un furibondo inseguimento ed al quinto giro è già in testa tallonato da Isnardi. Gli alfieri della Morbidelli guidano alternandosi il carosello, senonché al 17° giro Isnardi cade nel tentativo sfortunato di superare un doppiato all’uscita di una curva.

Parlotti conclude così in bellezza con un nuovo record sul giro, davanti a Braun.

Autori di una corsa bellissima continuamente in lotta fra loro Ribuffo e Consalvi terzo e quarto con le « Aletta » mentre lo sfortunato Rinaudo deve arrendersi per guasto all’ultimo giro.

Ultima gara, mentre stanno già per scendere le tenebre che ne consiglieranno la riduzione da 24 a 20 giri, è quella delle 350: in prima fila nell’ordine partono Agostini, Saarinen, Mandracci, Loro e Pasolini.


Dopo un pronto avvio di Pasolini, al terzo giro è Ago a passare in testa, seguito come un’ombra dal finlandese che riesce addirittura a superarlo nel corso dell’8° giro. La situazione si ristabilisce prontamente al giro successivo e Agostini stacca l’avversario con un’impressionante serie di giri molto vicini al tempo record di categoria.

Dietro Ago e Saarinen, Pasolini e Mandracci lottano per il terzo posto, mentre Gallina, Grassetti e Toracca si battono per il quinto. Pasolini dispone di un’Aermacchi « maggiorata », Mandracci e Grassetti di Yamaha mentre Gallina e Toracca sono rimasti fedeli al quattro tempi delle Aermacchi « Ala d’Oro ».

Il finale riserva alcune sorprese. Prima di tutto Saarinen, già poco fortunato nella gara delle 250, proprio all’ultimo giro viene appiedato da un grosso guaio al cambio e non può neppure spingere la moto fino al traguardo per classificarsi.

Dietro Ago si piazza così Pasolini, che nel frattempo si era venuto a trovare senza la compagnia di Mandracci, costretto ad abbandonare per la rottura delle gabbiette delle teste di biella.

Infine, con un vivacissimo e sorprendente allungo il neo-senior Cremonesi, per la prima volta alla guida di una Yamaha, superava il trio Grassetti-Gallina-Toracca e coglieva un significativo terzo posto.

Si concludevano così il campionato 1971 e la stagione europea sul bellissimo tracciato ligure, con una serie di gare decisamente interessanti ed assai combattute.

L’organizzazione della gara sanremese è ormai diventata una questione di « routine » e come tale continua ad essere presa un pò troppo sottogamba.

Ci riferiamo in particolare ai vari servizi: il parco macchine, già di per sé stretto ed insufficiente era, come al solito, invaso da estranei; troppa gente in pista nella zona del traguardo come sempre; sufficienti le balle di paglia ma distribuite in modo illogico. Assolutamente inefficiente ci è parso infine il servizio di segnalazioni sebbene assolto da un gran numero di addetti.

Guido Rosani

LE CLASSIFICHE
Classe 50 cc (18 girl km 60,840)
1. KUNZ Rudolf (Kreidler) in 39’34”9 media kmh 92,224 nuovo record (r.p. Parlotti – Tomos 1970 kmh 89,259); 2. Buscherini O. (Itom) 40’01”7; 3. Rinaudo L. (Tomos) 40’11”3; 4. Lombardi G. (Malarica) 41’08″; 5. Bianchi P.P. (Guazzoni) 41′ 41”8; 6. Canizzaro M. (Guazzoni) a un giro; 7. Pasquier J.L. (Derbi); 8. Toracca A. (Minarelli); 9. Cipriani P.A. (Minarelli). Giro più veloce l’11° di Kunz – Kreidler in 2’10”5 media kmh 93.384 nuovo record (r.p. Parlotti – Tomos 1970 in 2’12″ kmh 91,626).

Classe 125 cc (21 giri km 70,980)
1. PARLOTTI Gilberto (Morbidelli) in 41’03”4 media kmh 103,729 nuovo record (r.p. Parlotti – Morbidelli 1970 kmh 102,418); 2. Braun (Maico) 41’45”1; 3. Ributto G. (Tecnomoto) 42’07″; 4. Consalvi G. (Aermacchi) 42’08”2; 5. Però A. (Aermacchi) 43’03”7; 6. De La Marre E. (Maico) 43′ 04”5; 7. Toracca A. (Aermacchi) a un giro; 8. Torelli L. (Aermacchi); 9. Villa W. (Villa); 10. Lombardi G. (Aermacchi); seguono altri 3. Giro più veloce il 16° di Parlotti (Morbidelli) in 1’52”9 media kmh 107,777 (record imbattuto Read – Yamaha 1968 in 1’50”9 kmh 109,460).

Classe 250 cc (21 girl km 70,980)
1. READ Phil (Yamaha) in 38’50″ media kmh 109,668 nuovo record (r.p. Read – Yamaha 1968 kmh 109,166); 2. Saarinen J. (Yamaha) 39’01”1; 3. Braun D. (Yamaha) 39’38”7; 4. Mandracci G. (Yamaha) 39’45”7; 5. Buffarello G. (Yamaha) 39′ 48”6; 6. Dodds J. (Yamaha) 43’15”6; 7. Torcili L. (Yamaha) 40’32″3; 8. Bianchin A. (Yamaha) a un giro; 9. Cocchi A. (Yamaha); 10. Giansanti F. (Yamaha); seguono altri 6. Giro più veloce il 16° di Read – Yamaha in 1’48”8 media kmh 111,838 (record imbattuto Read-Yamaha 1968 in 1’47”5 kmh 113,191).

Classe 350 cc (20 girl km 67,600)
1. AGOSTINI Giacomo (M.V. Agusta) in 36’45”3 media kmh 110,352 (record imbattuto Agostini – M.V. 1970 kmh 113,973); 2. Pasolini R. (Aermacchi) 37’08”7; 3. Cremonesi A. (Yamaha) 38’32″5; 4. Grassetti S. (Yamaha) 38’33”2; 5. Gallina R. (Aermacchi) 38’41”2; 6. Toracca A. (Aermacchi) a un giro; 7. Lancaster (Yamsel); 8. Simonetti E. (Yamaha); 9. Maugliani E. (Yamaha); 10. Banrocini S. (Ducati); seguono altri 3. Giro più veloce il 9° di Agostini – M.V. in 1’45”9 kmh 114,901 (record imbattuto Agostini-M.V. 1970 in 1’45”5 kmh 15.336).

Classe 500 cc (24 girl km 81,120)
1. AGOSTINI Giacomo (M.V. Agusta) in 44’02” media kmh 110,534 (record imbattuto Agostini – M.V. 1970 kmh 114,264); 2. Read P. (Ducati) 44′ 47”6; 3. Parlotti G. (Ducati) 44’48”3; 4. Giuliano E. (Ducati) 44’56”1; 5. Campanelli P. (Kawasaki) 45’13”4; 6. Bertarelli S. (Kawasaki) 45’35”1; 7. Simmonds D. (Kawasaki) 46’06”4; 8. Zubani G.P. (Kawasaki) a un giro; 9. Vinci A. (Aermacchi): 10. Marcaccini G. (Aermacchi); seguono altri 6. Giro più veloce il 15° di Agostini – M.V. in 1’47”3 kmh 113,402 (record imbattuto Agostini-M.V. 1970 in 1’44″ kmh 117,0).

LE CLASSIFICHE FINALI DEL CAMPIONATO
In base ai risultati delle cinque prove titolate (Modena, Riccione, Imola, Pesaro e Sanremo Ospedaletti) le classifiche finali, non ufficiali del campionato seniores di velocità sono le seguenti: Classe 50 cc: 1. IEVA Alberto punti 60 (15+15+ 15+15+0); 2. Buscherini p. 45 (10+0+8+12+15); 3. Giuliano p. 36 (12+12+12+0+0); 4. Rinaudo p. 31 (6+5+0+8+12); 5. Orsenigo p. 15 (0+0+ 10+5+0); 5. Ringhini p. 15 (0+0+5+10+0). Classe 125 cc: 1. PARLOTTI punti 60 (15+0+ 15+15+15); 2. Villa W. p. 31 (0+15+12+0+4); 3. Buscherini p. 28 (12+12+0+4+0); 4. Pileri p. 23 (10+10+0+3+0); 4. Consalvi p. 23 (4+4+ 5+0+10); 6. Ribuffo p. 22 (3+5±24-0±12). Classe 250 cc: 1. MANDRACCI punti 54 (15+ 12+12+0+15); 2. Torelli L. p. 37 (12+0+5+10+ 10); 3. Grassetti p. 32 (8+0+15+5+4); 3. Isnardi p. 32 (5+6+6+15+0); 4. Giansanti p. 29 (0+8+ 8+8+5); 6. Brettoni p. 22 (0+0+10+12+0). Classe 350 cc: 1. AGOSTINI punti 72 (12+15+ 15+15+15); 2. Grassetti p. 38 (8+0+12±10±8); 3. Mandracci p. 24 (0+12+0+12+0); 4. Ellis p. 23 (5+8+10+0+0); 5. Marcaccini p. 15 (4+5+5+ 0+1). Classe 500 cc: 1. AGOSTINI punti 60 (15+0+ 15+15+15); 2. Gallina p. 30 (10+0+8+12+0); 3. Giuliano p. 22 (0+0 412+0+10); 4. Marcaccini p. 21 (4+0+6+8+3); 5. Zubani p. 17 (01-0+24. 10 4-5).

fonte: Motociclismo, ottobre 1971

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venerdì, dicembre 10, 2010

Gli assi del volante “provano„ a Sanremo

Sanremo, giovedì sera.

Fangio é giunto a Sanremo in automobile, arrivando direttamente da Pau, la città dei Pirenei dove egli ha vinto lunedì scorso, sconfiggendo Villoresi e Ascari.

Oggi cominciano gli allenamenti ufficiali. Fangio dispone, nelle prove, di un’Alfetta 158. E’ possibile che l’argentino si presenti alla partenza del Gran Premio, al volante di tale macchina, che ritorna alle corse dopo un lungo periodo di astensione della Casa milanese. Forse Fangio sarà affiancato da Sanesi. pure su Alfetta. Altrimenti, se l’Alfa limiterà i collaudi della 158 alle sole prove, il campione argentino piloterà la stessa Maserati con cui ha vinto a Pau.

I grandi avversari di Fangio saranno domenica Ascari e Villoresi, due dei tre moschettieri dell’automobilismo italiano, perchè il torinese Farina convalescente dall’incidente di Marsiglia si ripresenterà in gara soltanto a Silverstone il 13 maggio. La lotta a Sanremo sarà equilibrata e importante, specialmente se Ascari e Villoresi potranno disporre delle migliori Ferrari, quelle cioè che sviluppano circa 300 cavalli.

Il campo di gara è costituito da 90 giri del tortuoso e stretto circuito di Ospedaletti. La distanza totale tocca i 304 chilometri. La media oscillerà sul 100 all’ora.

Sanremo radunerà quanto di meglio è oggi pronto e disponiblle in fatto di piloti e di macchine.

Ecco i 24 iscritti: Ascari (Ferrari 1500); Villoresi (id.); Bonetto (Maserati 1500); Vallone (Ferrari 1500); Serafini (id.); Bracco (id.); Carini (Maserati 1500); Biondetti (id.); Rol (id.); Chiron (id.); Sommer (Ferrari 1500); Leveigh (Talbot 4500); Chaboud (id.); Fischer (S.V.A. 1100); De Graffenried (Maserati 1500); Parnell (Maserati 1500 d.s.); Brook (id.); Whitehead (Ferrari 1500); Principe Bira (Maserati 1500); Pian (id.); Gonzales (id.); Fangio (Alfetta 158 o Maserati 1500). E poi due « X ». Chi nascondono queste X? Una dovrebbe essere Sanesi su Alfetta 158. L’altra potrebbe svelare d’improvviso una grande sorpresa, di nome Nuvolari.

fonte: Nuova Stampa Sera, Giovedì 13 – Venerdì 14 Aprile 1950