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venerdì, dicembre 12, 2008

Jan De Vries ad Ospedaletti?

Nulla è ancora confermato ma udite udite, una richiesta di contatti pervenuta a “Mdo” in questi giorni fa  supporre che l’edizione 2009 del Gran Trofeo potrebbe riservarci una bella sorpresa… fa capolino un personaggio del motociclismo due volte campione del mondo (1971-1973) che vinse ad Ospedaletti nel 1972 e stabilì il nuovo record (37′54″ media di 96,317 Km/h) sulla sua Kreidler 50cc. : Jan De Vries potrebbe essere presente con il Team: “ The Golden 50cc. Racing Riders ” famoso nell’ambito delle manifestazioni del calibro di Spa Francorchamps, Sachsenring, Dijon Prénois, Zschorlau ecc. Sembra infatti che il prestigioso Team stia provando a mettersi in contatto con l’organizzazione.. vedremo che succederà intanto rimanete sintonizzati!

Kreidler 50cc - De Vries

Dijon-Prenois circuit "Coupes Moto-Légende" Kreidler 50cc - Jan De Vries

Jan De Vries 1972

Ospedaletti 1972: Jan De Vries su kreidler 50cc

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sabato, novembre 17, 2007

UN’OCCHIATA AI BOX !

Scritto da: MDO // Category: 1970,1971,1972,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 5:04 pm

Desideravate dare un’occhiata da vicino ai box? Ecco qui alcuni momenti caldi della preparazione dei bolidi che correvano ad Ospedaletti.. Ringraziate in coro Virgilio!! Le ha scattate lui e chi l’avrebbe mai detto? Eccole qui:

Guido Mandracci con il preparatore A. Balliano – C.I. 250cc 1971

1971: Mandracci con il preparatore Balliano.

Borie Janson e Dave Simmonds 1972

1972: Borie Janson e Dave Simmonds.

Pattoni al lavoro sulla sua 500 con pilota Gallina 1972

1972: Pattoni al lavoro sulla sua 500  con pilota Gallina.

Silvio Grassetti si avvia alla partenza della 250 su MZ, dietro Isnardi – 1970

1970: Silvio Grassetti si avvia alla partenza della 250 su MZ

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giovedì, novembre 1, 2007

TESTIMONIANZE DI PASSIONE

Scritto da: MDO // Category: 1972,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 8:50 pm

E’ con questo titolo che voglio pubblicare alcune mail scritte da un amico del circuito di Ospedaletti…

“… Buongiorno sono nuovamente Virgilio Casetti, nel farvi ancora i comlimenti per il lavora svolto sul sito , che vedo peraltro in continuo aggiornamento, vi vorrei inviare alcune delle foto che ho scattato negli anni -70 -

Pasolini prima della partenza della gara 1972
Pasolini prima della partenza della gara 1972
Duello Agostini Pasolini nella 350 cc 1972
Duello Agostini Pasolini nella 350 cc 1972

Seguiranno altre tre gruppi che ricordano la festa, dopo la gara della 350cc in onore di Guido mandracci neo Campione Italiano velocita’ senior 1971, e ancora vita ai box al sabato e alla domenica mattina..

… Proseguo con le mie spedizioni , questa foto e’ il ricordo della festa, svolta in un locale di Arma di Taggia la domenica sera dopo la gara , per festeggiare il titolo italiano 350 cc di Guido Mandracci .
Mandracci

… Vorrei ricordare oltre naturalmente al grande pilota Guido Mandracci, il suo patron e meccanico Angelo Balliano (nella foto accanto a Lui) che a Torino preparava le sua Yamaha .Nella foto si intravedono altri personaggi penso del moto club ed il sottoscritto primo a sinistra.
Con l’occasione vorrei ricordare che ho conosciuto Guido Mandracci qualche anno prima quando gareggiava nella gara in salita Castelnuovo Don Bosco – Albugnano, forse con una 250 di marca spagnola (bultaco-montesa ?) ,
Quel giorno putroppo pero’ la sua gara di cui era il favorito terminò con una scivolata .

… Ricordo che quando andavo a vedere le gare sia in pista che in salita mi soffermavo naturalmente oltre che sui piloti “ufficiali anche su tutti gli altri , i cosidetti “privati” , i quali spinti da una grande passione per il motociclismo e che arrivavano alla gara con un amico (il meccanico) o la moglie , li aiutavano sia box che in pista al meglio delle loro possibilità. Praticamente il pilota era in grado smontarsi e rimontarsi completamente la moto e naturalmente tutto il motore vite per vite. Ho visto ad Ospedaletti cambiare alberi motore , cilindri , pistoni ,nella notte tra le prove e la gara ;lavoro fatto con passione e senza rammarico , il pilota o si faceva i lavori o il giorno dopo non correva. Ricordo nella 125 il mio amico Ermanno Giuliano spingere con il suo aiutante la sua DRS a pochi minuti dalla partenza , moto che propio non ne voleva sapere di partire .
Ti allego un’altra serie di immagini rigurdanti l’attivita’ nella mattinata prima della gara ai box .

Veduta dall’alto del parco macchine
Veduta dall’alto del parco macchine

Nello Pagani controlla la Linto 500 del figlio
Nello Pagani controlla la Linto 500  del figlio

… Per ora saluti ci sentiamo presto con altre immagini
Ciao

PS Ti ringrazio per i bellissimi momenti che mi hai fatto rivivere leggendo il tu sito. Grazie …”

GRAZIE A TE VIRGILIO! E’ un piacere vedere come questo progetto sia in grado di emozionare e appassionare. la tua testimonianza è una storia incantevole della vita del Circuito di Ospedaletti e dei suoi protagonisti.
Luca

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domenica, dicembre 3, 2006

Concluso sul Circuito di Sanremo-Ospedaletti il “tricolore” seniores 1972

Scritto da: MDO // Category: 1972,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 7:42 pm

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SPLENDIDA CONFERMA DI AGOSTINI (DOPPIA) E DI IEVA, GRAN RITORNO DI PASOLINI, IL NOME NUOVO E’ COCCHI

SANREMO – Il Campionato Italiano seniores si è concluso domenica 8 ottobre sulla Riviera dei Fiori che ha accolto con uno splendido sole ed una temperatura primaverile i centauri chiamati al terzo ed ultimo Impegno della caccia al titolo nazionale! Conferme e novità hanno caratterizzato la bellissima manifestazione come al solito dinamicamente organizzata dall’inesauribile comandante Allavena il quale a sera, nel discorso pronunciato durante la signorile premiazione nel salone del Casino sanremese, ha dato a tutti appuntamento al 1973 per la ventitreesima edizione del Gran Trofeo Internazionale di Sanremo-Ospedaletti: un augurio che accogliamo volentieri per la fortuna di una competizione che tiene alte le sorti dell’attività velocistica nella zona nordoccidentale del Paese, mentre ci permettiamo di raccomandare al Moto Club organizzatore qualche ulteriore sforzo per meglio attrezzare il difficile tracciato in fatto di sicurezza.
Torniamo alle gare ed al campionato.
Giacomo Agostini ha colto la seconda doppietta dl stagione, dopo quella iridata, confermandosi tricolore nelle classi 350 e 500. Salgono così a 13 i titoli nazionali conquistati dal 30enne centauro bresciano: sono due da junior nel 1963 (velocità e montagna) con la Morini 175, e 11 da senior così suddivisi:

Renzo Pasolini con l’Aermacchi bicilindrica precede la MV 4 cilindri di AgostiniGiacomo Agostini in azione con la MV Augusta 350Nella corsa delle 350 Pasolini è scattato in testa al viaPasolini vola con la sua Aermacchi verso la vittoria nella classe 250Gara delle 125Walter VillaL’olandese De Vries con la Kreidler 50Alberto Ieva con la MalancaOtello Buscherini (Morbidelli 125)

1965 Morini 250
1965 MV Agusta 500
1966 MV Agusta 500
1968 MV Agusta 500
1969 MV Agusta 500
1970 MV Agusta 350 e 500
1971 MV Agusta 350 e 500
1972 MV Agusta 350 e 500.

Giacomo è così – seppure di una sola unltà, 13 contro 12 – più titolato come campione d’Italia che come campione del mondo: vedremo in futuro come si svilupperanno le due strade dell’attività dell’asso bresciano, tenuto conta che la concorrenza va sempre più pericolosamente affilando le armi sia in campo nazionale che in campo mondiale. Renzo Pasolini è tornato in possesso di un casco tricolore, il primo conquistato con l’Aermacchi, dopo la doppietta 1969 con le Benelli 250 e 350: egli si è imposto nella 250 dominando la corsa dal principio alla fine. Nella 125 è salito alla ribalta un nome nuovo per l’albo d’oro del campionato italiano, ma ben conosciuto dagli appassionati di motociclismo, soprattutto emiliani: si tratta di Adriano Cocchi il quale con la sua Yamaha ha disputato una stagione molto soddisfacente che gli è valsa il titolo grazie a due secondi posti tra gli italiani (Modena e Sanremo) ed un quarto posto a Pesaro. Nella 50 ha confermato la sua posizione di numero uno in italia il biondino romano Alberto Ieva, con la differenza che quest’anno ha corso con la bolognese, Malanca mentre l’anno passato si era imposto con la pesarese Morbidelli.
Le gare sono state tutte validissime e spettacolari. Nelle cilindrate maggiori entusiasmante è stato il duello tra Agostini e Pasolini, un confronto che se da una parte ha confermato una certa superiorità globale, a tutt’oggi, del binomio dodici volte iridato, d’altra parte ha messo in evidenza i progressi tangibili fatti dalla Casa di Schiranna con le sue bicilindriche in continuo miglioramento grazie anche all’esperienza delle corse, miglioramento che è frutto di concreti ed incessanti sforzi di perfezionamento di motori e telai.
Pasolini, dal canto suo, sul piano dell’abilità personale – tanto esaltata da un tracciato sinuoso e altalenante così impegnativo – non è stato assolutamente inferiore al suo grande rivale: e pensate che, reduce dalla trasferta americana ad Ontario dove si era piazzato ottimo terzo su Harley Davidson 750 nella 250 Miglia vinta da Smart su Kawasaki, il riminese a Sanremo ancora non era riuscito a smaltire lo scompenso fisico provocato dal doppio sbalzo di fuso orario. Egli comunque è partito in testa in entrambe le gare, è stato superato, ha riconquistato la testa della corsa nella 500 per un’incertezza in curva di Agostini (9° giro) e nella 350 quando il campione del mondo (ancora alle 9″ tornata) si è trovato attardato dal sorpasso di Consalvi.
Ai due terzi di entrambe le gare Agostini ha forzato e se ne è andato definitivamente verso le sue meritate vittorie: nella 350, con un telaio sperimentale e non ottimo, Pasolini è finito a 10″9, nella 500 è stato invece costretto al ritiro per guasto al motore (era un 380 cc) al penultimo giro. Per la cronaca ecco i tempi in prova dei sei antagonisti:
nella 350 Agostini 1 ’44″9 – Pasolini 1 ’47″;
nella 500 Agostini 1,45″2 – Pasolini 1 ’47″4
Bravissimo in entrambe le gare Walter Villa, il quale nelle 350 con la Yamaha si è piazzato quarto (terzo è stato lo svedese Andersson) mentre nella 500, al termine di uno spettacolare, irresistibile inseguimento, dalla posizione di partenza piuttosto arretrata, ottavo o nono posto, si catapultava sul traguardo per conquistare la piazza d’onore con la sua Kawasaki dopo aver superato anche la MV Agusta di Alberto Pagani, troppo poco allenato per poter sperare di emergere a Ospedaletti.
Nella 250 Pasolini ha imposto irresistibilmente la superiorità della sua Aermacchi, ed ha fatto corsa a parte!! Successo tutto italiano in questa interessante e affollata cilindrata è stato completato dal secondo posto di Walter Villa con la macchina artigianalmente preperata nell’officina di Modena da lui e dal fratello Francesco. II centauro emiliano è stato ancora una volta magnifico perchè partito da lontano si è preso il lusso di raggiungere e superare Mandracci, Giansanti e Andersson. Una nota particolare merita la sfortuna di Mandracci, iI centauro di casa al quale bastava di arrivare terzo degli italiani per confermarsi tricolore: ebbene, a due giri dalla fine era proprio in terza posizione dietro Pasolini, Villa e Andersson (ma lo svedese ovviamente non contava per Il campionato) quando era malauguratamente costretto al ritiro perchè si era spezzata di netto una robusta leva d’acciaio del cambio, guaio che in due anni il sanremese non aveva mai registrato sulla sua Yamaha.
Molto sfortunato anche Otello Buscherini, il quale aveva in pugno la vittoria e quasi certamente il titolo nella 125, in cui era stato sempre in testa con la sua Morbidelli, quando al 17° giro cadeva rovinosamente al secondo ponticello, non riportava danni ma finiva nelle retrovie: addio sogni di gloria per il pur bravissimo forlivese. La corsa andava nelle mani di Mortimer il quale precedeva Jansson e Ieva: questi aveva sperato di vincere anche questo titolo dopo la caduta di Buscherini, ma Cocchi vigilava e non perdeva la tramontana e si contentava del quarto posto (secondo degli italiani) che gli permetteva di laurearsi tricolore in tutta tranquillità.

BelIa, ma senza colpi di scena la gara delle 50: De Vries, vice campione del mondo della categoria, andava in testa alla partenza e gli altri Io rivedevano solo a gioco fatto, sul podio del vincitore.
Le Malanca di Buscherini e Ieva procedevano di conserva davanti al gruppo senza curarsi del vantaggio che il fortissimo olandese della Kreidler andava accumulando, poichè al forlivese interessava arrivare primo degli italiani ed al romano di conquistare un piazzamento utile per confermarsi campione d’ltalia. Nessun inconveniente turbava questi elementari piani di battaglia, e la corsa si concludeva con i tre primattori felici e contenti, dopo aver doppiato tutta la concorrenza nella quale Lusuardi, che era da tener d’occhio dopo il successo di Pesaro, non ha potuto confermare appieno le sue buone qualità perchè costretto al ritiro all’8° giro mentre era salito in quarta posizione.
Per lui e per tanti altri se ne riparlerà l’anno prossimo. .

di Renato D’Ulisse – Motitalia 1972
CLASSIFICHE UFFICIALI

Classe 50:
1) De Vries ( Kreidler ) 37’54″ media 96,317 (nuovo record precedente di Kunz su Kreidler 92,224 nel 1971);
2) Buscherini ( Malanca ) 39’07″
3) Jeve ( id. ) 39’51
4) Bianchi ( Minarelli ) a 1 giro
5) Pileri ( Kreidler )
6) Pasquier ( Derby )
7) Ringhini ( Ringhini )
8) F. Villa ( Villa )
9) Cipriani ( Veglia )
10) Mariannini ( Guazzoni ) a 2 giri
11) Spinello ( Villa ) a 4 giri.

Giro più veloce: il 12′ di De Vries 2’04″4 media 97.814 (nuovo record: precedente di Kunz su Kreidler 2’10″3 media 93.384 nel 1971)

Ritirati: Rinaudo (15′ giro), Larcher (13′), Lusuardi (8′), Mancini (8′), Cannizzaro (4′), Ribuffo (1′), Mencaglia (1′), Paolucci (1′).

Classe 125:
1) Mortimer ( Yamaha ) 40’42″9 media 104,800 (nuovo record: precedente di Parlottl su Morbidelli .103,729 nel 1971)
2) Jansson (Maico) 40’50″5
3) leva ( Suzuki ) 40’51 “2
4) Cocchi ( Yamaha) 41 ’34″
5) De Lamarre ( id. ) 41’35″7
6) Consalvi ( Aermacchi ) 42’28”
7) Lazzarini ( Lazzarini ) 42’47”8
8) Bianchi ( Morbidelli ) a 1 giro
9) Ribuffo ( Tecnomoto )
10) Canizzaro ( Aermacchi )
11) Giovanardi ( Maico )
12) Novella ( Aermacchi )
13) Pileri ( D.R.S. )
14) Burlando ( Aermacchi )
15) Rinaudo ( i.d. )
16) Paolucci ( i.d. )
17) Buscherini ( Morbidelli ) a 2 giri.

Giro più veloce: il 17° di Mortimer 1’52”5 media 108,160.

Ritirati: Però (12° giro), Isnardi (14°), Tondo (9°).

Classe 250:
1) Pasolini ( Aermacchi ) 38’22”3 media 110,988 (nuovo record: precedente di Read su Yamaha 109,166 nel 1968)
2) W. Villa ( Yamaha ) 38’39”9
3) Andersson ( id. ) 38’52”2
4) Giansanti ( id. ) 38’57”
5) Torelli ( id. ) 39’17”7
6) Jansson ( id. ) 39’26”2
7) Anelli ( id. ) 39’31”4
8) Pileri ( id. ) 39’50”4
9) Bianchin ( id. ) 39’55’4
10) Lega ( id. ) a 1 giro
11) Proni ( id. )
12) Zera ( id. )
13) Necchi ( id. )
14) Orsenigo ( id. )

Giro più veloce: il 5° di Pasolini 1’48” media 112,667.

Ritirati: Mandracci (20° giro), Buffarello (14°), Lazzarini (12°), Gallina e Baroncini (7°), Cipriani (4°).

Classe 350:
1) Agostini ( MV Agusta ) 42’34”9 media 114,302 (nuovo record: precedente di Agostini su MV 113,973 nel 1970)
2) Pasolini ( Aermacchi ) 42’45”8
3) Andersson ( Yamaha ) 43’55”
4) W. Villa ( id. ) 44’19”3
5) Findlay ( id. ) a 1 giro
6) Consalvi ( id. )
7) Proni ( id. )
8) Lancaster ( id. )
9) Loro Vasco ( id. )
10) Maugliani ( id. )
11) Giorgi ( id. )
12) Pederneschi ( id. )
13) Gornati ( id. )

Giro più veloce: il 18° di Agostini 1’43”4 media 117,679 (nuovo record: precedente di Agostini 1’45”5 media 115,336 nel 1970).

Ritirati: Bianchin (15° giro), Marcaccini (10°), Ricca (6°), Bonalumi (7°), Cremonesi (4°), Torelli (3°), Isnardi (2°).

Classe 500:
1) Agostini ( MV Agusta ) 42’44”5 media 113,874
2) W. Villa ( Kawasaki ) 43’50”
3) Pagani ( MV Agusta ) 44’00”4
4) Findlay ( Suzuki – Jada ) a 1 giro.
5) Mandracci ( Suzuki )
6) Torracca ( Paton )
7) Bertarelli ( id. )
8) Giuliano ( Suzuki ) a 2 giri
9) Marcaccini ( Aermacchi )
10) Maugliani ( Seeley ) a 3 giri
11) Mongardi ( Ducati ) a 4 giri

Giro più veloce: il 17° di Agostini 1’44”1 media 116,888

Ritirati: Pasolini (23° giro), Gornati (22°), Mortimer (21°), Gallina (12°), Loro (11°), Campanelli (7°), Baroncini (6°), Zurbani (4°), Lancaster (3°).

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lunedì, settembre 4, 2006

FOTO STUPENDA !!

Girando per il web ho trovato questa stupenda foto, un amico tempo fà mi ha detto che è stata scattata nel circuito di Ospedaletti, vi metto il suo dettagliatissimo commento e poi lo inviterò personalmente qua, lui si che ne sà di cose………

“bella foto, siamo a ospedaletti, circuito cittadino vicino a sanremo. per noi genovesi era comodissimo: si prendeva il treno e facevano la fermata straordinaria: zainetto e panini. alla mattina potevi vedere i piloti, tutti anche ago, paso, read, saarinen: potevi fotografare e chiedere l’autografo e azzardare qualche parola in inglese… si vedeva benissimo, come al TT: mi ricordo nel 72 il paso con l’harley 350 maggiorata per correre in 500, si ritirò al tornante piccadilly e tornò a piedi al traguardo: lo seguimmo a piedi, in silenzio come si segue una processione!!! nella foto il n° 11 è silvano bertarelli, genovese, con la kawa 500, che insieme a il campana fu uno dei primi a correre con la mitica verdona a tre cilindri (l’importatore era marino abbo di genova). ragazzi che ricordi, a volte mi commuovo….”

ecco la stupenda foto

ago bertarelli e campanelli

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venerdì, giugno 9, 2006

1972, Renzo Pasolini vince ad Ospedaletti

Scritto da: MDO // Category: 1972,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 10:24 am

Renzo Pasolini

Renzo Pasolini era fatto per piacere alla folla. Era di quegli uomini che non si dosano in vista di un lontano risultato che va raggiunto mettendo pazientemente insieme i pezzi di un mosaico. Per «il Paso» non esistevano calcoli; ogni gara era «quella», la più importante, dove bisognava spendere senz’altro il meglio di sé, sul filo di un incredibile equilibrio fra lo stare in piedi e il volar via. Guidando in questo modo è certo facile piacere a quel «mostro» dalle centomila teste che è il pubblico, però è altrettanto facile giocarsi la possibilità di arrivare a traguardi veramente importanti. Proprio per questa sua filosofia del «tutto e subito», Pasolini si è perso nel ‘69 il titolo mondiale della 250 con la Benelli che avrebbe potuto benissimo essere suo, anziché di Carruthers che lo aveva rimpiazzato dopo che un paio di cadute dovute all’eccesso di generosità avevano messo fuori causa il nostro pilota. A parte queste considerazioni, veder guidare Pasolini (se si riusciva a superare quello stato di angoscia dovuto alla sensazione di un’imminente caduta) era un autentico piacere, epidermico per il pubblico e ben più profondo per gli «iniziati», che comprendevano meglio tutte le sfumature della sua impossibile tecnica. Questa con-sisteva nel percorrere le curve, particolarmente quelle più strette tipiche dei circuiti «adriatici» dell’epoca, in uno stato di… emergenza, con rapide e frequenti correzioni di inclinazione e con un magistrale avorio sulla manopola del gas che veniva pelato in apertura e chiusura a seconda delle condizioni di aderenza della ruota posteriore. Una tecnica fatta tutta d’istinto e sensibilità, ripresa direttamente dal cross che Renzo aveva lungamente praticato, e certamente redditizia anche se probabilmente divoratrice di energie per la costante tensione necessaria.
Nonostante questo «selvaggio» modo di guidare, Pasolini è caduto relativamente poche volte nella sua carriera (anche se nei momenti sbagliati, come nel ‘69) e va detto che la caduta che gli è costata la vita, insieme a Saarinen, quel 20 maggio 1973 a Monza, non è imputabile a lui ma a un grippaggio del motore che non aveva ancora raggiunto la temperatura di funzionamento.

Renzo Pasolini, oltre che trascinante per il suo modo di guidare, era anche un ragazzo molto simpatico e divertente, capace di battute di spirito improvvisate, di un umorismo intelligente e un po’ sarcastico. Noncurante nel modo di fare e di vestire, aveva l’aria di infischiarsene un po’ di tutto o comunque di non dare eccessiva importanza alle cose «terrene». Molto disinvolto, sapeva strappare delle risate anche nel corso di interviste televisive, per le battutine che infilava nel discorso, specie al culmine della rivalità con Agostini.

Di statura media, con gli occhiali, i capelli mossi e scuri, resistente e robusto, Renzo Pasolini aveva praticato sport faticosi come il pugilato e il motocross; anzi, diceva che se non avesse fatto il corridore motociclista lo avrebbe senz’altro attirato la boxe. Nonostante questa predisposizione per le discipline sportive, «Paso» non conduceva la vita esemplare dell’atleta, perché non rinunciava al fumo, gli piaceva fare tardi la sera e non si tirava certo indietro se c’era da mangiare e bere, cosa del resto piuttosto usuale per un romagnolo purosangue.
Renzo Pasolini è nato infatti a Rimini il18 luglio 1938, figlio d’arte, in quanto il padre Massimo è stato anch’egli corridore motociclista e primatista mondiale.
Comincia a correre a vent’anni de- buttando nel motocross, un’attività che, oltre a dargli le prime soddisfazioni, sarà determinante nel forgiarne il temperamento battagliero e il modo un po’ violento di trattare la moto; al cross si dedicherà costantemente, durante la stagione invernale, praticandolo, anche se non più agonisticamente, durante tutta la sua carriera, così come farà con la ginnastica prepugilistica per tenersi in forma fisicamente.
Nel 1962 passa alla velocità e con una Aermacchi 175 si distingue subito, battendo fra l’altro per due volte un altro futuro campione, quel Giacomo Agostini che ritroverà ben presto, e sovente, sul proprio cammino.
Segue una pausa dovuta al servizio militare; ma se non può correre, Pasolini riesce a mettere a buon frutto questo periodo perché in Sardegna, dove è stato destinato, conosce Anna, una bella ragazza bruna, insegnante, che più tardi diventerà sua moglie e dalla quale avrà due figli, Sabrina e Renzo Stefano, che al momento della tragica scomparsa del padre avranno rispettivamente sei anni e due anni e mezzo.

Nel ‘64 riprende l’attività ed è ben presto promosso tra i seniores. Le macchine di cui dispone sono le Aermacchi 250 e 350 con le quali, benché si tratti di semplici monocilindriche ad aste e bilancieri, otterrà sempre risultati di rilievo, piazzandosi sovente al primo posto dopo le macchine più potenti.
Conclude il campionato italiano 1965 al secondo posto dopo Provini con la Benelli nella classe 250 e al terzo nella 350 dopo Agostini e Giuseppe Mandolini. Col caposquadra Gilberto Milani prenderà parte anche ad alcune prove mondiali concludendo quarto al Nùrburgring e al G.P. d’Olanda e quinto a Brno. E’ presente anche al Tourist Trophy ma senza fortuna, in quanto si ritirerà in entrambe le classi.

Nel 1966 i migliori risultati in Italia sono il secondo posto nella classe 250 a Milano Marittima, il secondo a Cesenatico nella 500 (con una 350 maggiorata) e i due terzi posti nella 250 e nella 350 a Ospedaletti. All’estero, nelle gare di campionato mondiale, insieme ad alcuni quarti e quinti posti prevalentemente nella 350, fa spicco la bella terza posizione ottenuta in Olanda dopo Hailwood e Agostini. Sul finire delle stagioni, nell’ultima stagione di prova di campionato italiano a Vallelunga, la Benelli decide di affidargli la sua de-buttante 500 quattro cilindri che Paso porta alla vittoria, davanti alla Gilera di Venturi. E con questo gli si aprono le porte della Casa pesarese per una proficua attività che durerà alcuni anni.

Finalmente può misurarsi alla pari con il suo antico rivale Agostini e questo accesissimo antagonismo fra i due corridori italiani in sella a due macchine esse pure italiane, la Benelli e la MV Agusta, farà vivere agli appassionati alcune stagioni con l’entusiasmo alle stelle. Questi epici duelli si svolgeranno per lo più sul suolo nazionale perché all’estero, dove d’altro canto la Benelli non si spingerà di frequente, la contesa per la vittoria non è soltanto affar loro, ma c’è pure un certo Hailwood con la Honda che ha la stessa premura di concludere le corse a suo favore, I migliori risultati nel mondiale della 350 sono i terzi posti di Hockenheim e Assen, entrambe le volte dopo Hailwood e Agostini. In Italia invece, fuochi arti-ficiali; a Modena vince la 500 con Ago ritirato, a Riccione e Milano Marittima due secondi posti dietro la MV, vittoria a Cesenatico nella 350 davanti al rivale, poi secondo a Imola nella 350 e terzo a Zingonia nella stessa classe. A queste affermazioni vanno aggiunte quelle ottenute con la 250 a Milano Marittima e con la 500 a Pergusa, anche se non ha a che fare con la sua «pietra di paragone». L’anno dopo, il ‘68, Pasolini e la Benelli la spunteranno solo due volte sul binomio avversario, a Cesenatico e lmola, e, tra gare in Italia e all’estero, arriveranno otto volte secondi; tra queste piazze d’onore vanno citate quelle ottenute con la 350 al Nùrburgring, al Tourist Trophy e a Monza, gara quest’ultima dove saranno secondi anche nella 500. Nell’albo d’oro 1968 di Pasolini anche una vittoria nella 250 nella sua Rimini. Suoi sono i titoli italiani della 250 e della 350.

Il ‘69 si presenta come una grande stagione perché Renzo infila subito all’inizio dell’anno una serie di strepitosi successi in patria: a Rimini vince 250 e 350 (con Ago secondo nella classe maggiore con un lieve distacco), poi nuove vittorie 250 e 350 a Modena (Ago ritirato), altra doppietta nelle stesse classi a Riccione (col pluricampione mondiale sempre secondo nella 350), e ancora bis in entrambe le cilindrate a Riccione e Imola (il rivale sempre secondo). Poi arriva Cesenatico dove Paso si aggiudica regolarmente la 250 ma soccombe questa volta nella 350, arrivando distanziato di poco più di 6″ da Agostini, cui replica però nella gara successiva a Milano Marittima, dove risfodera la doppietta 250 e 350, mentre l’altro si deve ritirare.
L’entusiasmo è al settimo cielo, nugoli di spettatori si accalcano ad assistere ogni volta a queste specie di «risse» fra i due campioni che non si risparmiano, benché senza scendere agli insulti, neppure a parole. La rivalità, inevitabilmente alimentata anche da giornali e televisione, è tale che ad un certo punto nasce anche l’idea di una sfida a macchine pari (prima tutti e due su Benelli, poi entrambi su MV) per farla finita una volta per tutte con i «sono più bravo io. No, sono io il migliore». Saggiamente le rispettive Case e la Federazione Motociclistica Italiana si oppongono a questa specie di sfida paesana.

Il ’69 è anche l’anno in cui Pasolini si trova più che mai a portata di mano il titolo mondiale della 250, visto che la macchina «c’è». Cade però nelle prove a Hockenheim e rimane inattivo per le successive due prove a Le Mans e al T.T., dove il suo posto alla Benelli viene preso da Carruthers. Rientra ad Assen dove vince nettamente su Carruthers e sul pericoloso Herrero con la Ossa, poi una battuta a vuoto a Francorchamps per guai al motore, e due nuove splendide vittorie al Sachsenring e a Brno davanti rispettivamente a Herrero e Gould. A lmatra invece, per il G.P. di Finlandia, una nuova caduta mette fuori causa il campione riminese per tutta la restante stagione e il titolo finisce a Carruthers, sua «controfigura» alla Benelli.
Non è facile consolarsi della perdita di un titolo mondiale, ma certamente il ripetersi dell’accoppiata nei campionati tricolori della 250 e della 350 avrà pure lenito un poco le ferite.
Nel 1970, a causa delle nuove disposizioni che limitano ai soli bicilindrici la possibilità di correre nella 250, la Benelli si concentra particolarmente sulla 350. Paso vince all’inizio di stagione a Rimini e Riccione, poi è quasi sempre secondo; nel mondiale i migliori risultati sono i secondi posti di Assen, del Sachsenring e di Brno, sempre dietro Agostini e la MV. Nel G.P. delle Nazioni con la Benelli 500 deve ritirarsi dopo aver stabilito il giro più veloce a circa 203 di media.

Nel corso dell’annata è sorto qualche dissapore tra lui e la Benelli: Pasolini dice che la moto non è più competitiva come prima, la Casa sostiene il contrario. La separazione è inevitabile e dopo molte illazioni più o meno campate in aria Renzo Pasolini torna al suo primo amore, la Aermacchi (ora anche HarleyDavidson) che ha preparato una 250 bicilindrica due tempi che però è ancora tutta da « collaudare».
Gli inizi sono deludenti perché la macchina richiede una laboriosa messa a punto, molto più lunga del previsto, tanto che brucerà praticamente tutta la stagione ‘71. Nel ‘72 però finalmente l’ostinazione di Pasolini (che è assunto dalla Casa anche come ispettore alle vendite) e dei bravi uomini del reparto corse, capeggiati da Gilberto Milani e Mascheroni, comincia a dare i suoi frutti: la strepitosa vittoria nel G.P. delle Nazioni a lmola, cui fanno seguito quelle al G.P. di Iugoslavia e a Barcellona, e i secondi posti di grande valore come quelli di ClermontFerrand, dopo Read, e di Assen dopo Gou Id, del Sachsen ring e di Brno dietro a Saarinen.
In Italia, oltre alla vittoria di Imola, vince anche a Riccione e Ospedaletti aggiudicandosi il quinto titolo italiano della sua carriera. Anche con la 350 ottiene degli ottimi risultati fra cui il secondo posto di lmola, del Sachsenring, di Brno e di Barcellona. Concluderà i mondiali al secondo posto nella 250 dopo Saarinen e al terzo nella 350 dopo Agostini e Saarinen. Nel ‘72 Pasolini corre anche al circuito dell’Ontario con una HarleyDavidson 750 arrivando terzo (primo della squadra ufficiale americana). Nel ‘73 a Daytona, con la stessa macchina, non avrà invece fortuna.NeI ‘73 tutto sembra finalmente maturo per la battaglia ad armi pari alla conquista del mondiale, anche se la Yamaha e l’astro Saarinen non sono certo lì a facilitare i compiti. Tuttavia la HarleyDavidson ha messo in campo le bicilindriche raffreddate ad acqua che si rivelano competitive, particolarmente la 350 con la quale è primo a Riccione e Vallelunga, conquistando il titolo di campione per il 1973: titolo che gli verrà assegnato «alla memoria» in quanto al momento della consegna ufficiale Pasolini è ormai scompars6 da un pezzo.

La data fatale è il 20 maggio 1973. Pasolini aveva disputato una gara sensazionale nella classe 350, ricuperando 11″ da Agostini e riuscendo ad agguantarlo e superarlo quando, a quattro giri dal termine, un «dritto» alla curva parabolica causato da un grippaggio metteva fine alla certezza di una grande vittoria. Ancora teso per questo sforzo, ancora accaldato e contrariato, si era subito dopo ripresentato al via per l’immediatamente successiva partenza della classe 250, dove i suoi compiti sarebbero stati altrettanto difficili contro gli uomini Yamaha. Poche centinaia di metri sparati, poi la paurosa caduta collettiva al curvone che coinvolse otto piloti: Pasolini, Saarinen, Walter Villa, Giansanti, Palomo, Kanaya, Mortimer e Jansson. Alcuni ne uscirono quasi indenni, altri malconci come Walter Villa; Renzo Pasolini e Jarno Saarinen riportarono ferite che ne causarono il decesso quasi istantaneo.
Ma non è con l’immagine di questa tragedia negli occhi che vogliamo chiudere il capitolo su Renzo Pasolini. Vogliamo ricordarlo in un atteggiamento che gli era abituale: accovacciato su una delle sue moto da corsa nel box di un circuito, lo sguardo assente dietro le spesse lenti degli occhiali, vagare lontano col pensiero mentre i meccanici lavorano quieta mente attorno alla moto migliore.

Certo «il Paso» sentiva che dentro quei motori messi insieme in famiglia alla Schiranna, anche se troneggiava sul serbatoio il pomposo nome HarleyDavidson, c’era la forza per arrivare al mondiale. E con quelle macchine proprio uno degli scampati alla tragedia di Monza, Walter Villa, raccoglierà, con quattro titoli mondiali, i frutti che solo poco tempo prima per il braccio proteso di Renzo Pasolini erano ancora acerbi.

Articolo estratto da: LA NOTIZIA

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