
Nonostante la lunga militanza e i tanti successi conseguiti con la Gilera, Colnago è passato alla storia soprattutto per aver portato al successo la Moto Guzzi otto cilindri sul circuito di Siracusa, era il 19 marzo 1957
di Roberto Patrignani da “Legend Bike”
Mai conosciuto un corridore in attività o dei tempi passati che, spavaldamente o in modo garbato, non lasci intendere che – fortuna o sfortuna, risultati raggiunti o sfumati – in definitiva il… più bravo era lui.
Fa eccezione, insieme a ben pochi altri, Giuseppe Colnago, pilota ufficiale di Gilera e Moto Guzzi negli anni Cinquanta, che sembra non avere nulla su cui recriminare dei suoi trascorsi agonistici. Nemmeno se a causa del suo buon carattere toccava sovente a lui l’ultima moto della squadra, senza per questo farne un dramma: anzi, portandola ugualmente a piazzamenti superiori alle aspettative. Naturalmente questo piccolo accenno polemico non viene direttamente da lui ma dalla simpatica, esuberante e spiritosa moglie Nini che rappresenta per Giuseppe qualcosa più della “metà” che viene genericamente attribuito alla consorte. Così come talvolta si usa dire spiritosamente “Ti presento la mia metà”. Colnago dovrebbe modificare la frase con “Ti presento i miei tre quarti” per rimarcare il ruolo essenziale della moglie nella totalità del proprio essere. Al di là da ogni ipocrita giro di parole bisogna infatti dire che dopo che Giuseppe è stato colpito da un aneurisma cerebrale nel 1982, Nini è diventata ben più che la fedele compagna, integrando il marito in tutte quelle facoltà che sono risultate leggermente compromesse.
Colnago si presenta con un eccellente aspetto fisico, è perfettamente lucido, ha la memoria intatta, ma si esprime con qualche difficoltà e si muove, per così dire, poco speditamente anche se con sicurezza. Nello stendere la biografia di un campione, il cronista non dovrebbe assolutamente “intromettersi”, ma limitarsi alla esposizione dei fatti. Nel caso di Colnago la tentazione di apparire almeno come controfigura nel racconto è irresistibile.
Benché. infatti. chi scrive avesse visto varie volte correre Colnago ai bei tempi che furono, non aveva in seguito mai avuto occasione di instaurare un rapporto professionale o di amicizia, così come coltivato nel tempo con tanti altri piloti italiani e stranieri della stessa epoca. Il tardivo incontro e relativa “istantanea” amicizia con Giuseppe Colnago e consorte, è avvenuto solo ultimamente, durante le feste natalizie a Ospedaletti con lo scopo di scrivere la sua storia per la nostra rivista, dopo presentazione ad opera di Bruno Romano, il bravo pilota della Rumi, anch’egli affezionato frequentatore della medesima località di villeggiatura. Giuseppe e Nini sono persone squisite, ospitali, amabilissime che sarà nostra premura e vanto “reinserire” nel giro degli incontri rievocativi dell’immediato futuro. Giuseppe Colnago nasce a Caponago (Milano), il 15 dicembre del 1923.
Debutta in terza categoria nel 1947 e nel 1948 ottiene i primi successi con la Gilera Saturno, vincendo a Saluzzo e Montichiari, mentre il titolo gli sfugge per poco nella prova valida per l’assegnazione. Nel ’49 è in seconda categoria e si aggiudica le gare in salita Biella-Oropa e Aosta Gran San Bernardo, piazzandosi terzo in campionato. Ma è il 1950 la stagione che lo lancia: si impone infatti al Circuito Internazionale di Ospedaletti in una difficile gara sotto la pioggia, con la fida Saturno, meritando a fine stagione dalla Gilera una quattro cilindri per il GP delle Nazioni a Monza, con la quale fa apprendistato accontentandosi del nono posto. Nel corso di quello stesso anno, Colnago si è trasferito a Casale Monferrato, presso l’importante concessionario della Gilera, Guaschino, che necessita di un bravo meccanico ed è anch’egli patito di corse. Per alcune stagioni ancora, Colnago corre con la Saturno che porta al successo a Locarno nel 51 a Mestre e Casale Monferrato nel 52, ad Aix les Bains e a Genova nel ’53; nello stesso tempo ottiene però sempre più assiduamente la Gilera quattro cilindri ufficiale. A Monza, nel ’51 è solo 14° a causa di problemi che lo rallentano, ma viene ugualmente considerato meritevole di far parte della squadra a partire dal ’52. La sua più bella ma sfortunata gara di quell’anno è il GP dell’Ulster, dove però gli sfugge la vittoria per un guasto. A Monza si piazza al quinto posto. Il 1953 è ricco di soddisfazioni con la quattro cilindri: primo a Siracusa, a Senigallia e Faenza, terzo nella Coppa d’Oro Shell a Imola, quarto nel GP d’Olanda, di i Svizzera e di Spagna, quinto al GP di Francia a Rouen. Tutto fa pensare a un ’54 ancora più intenso, ma una brutta caduta all’inizio di stagione lo costringe all’inattività per tutto l’anno. Riprende nel ’55 in forma come se nulla fosse successo: è infatti secondo a Imola nella Coppa d’Oro, secondo ancora a Senigallia, terzo a Ospedaletti e a Genova, quarto a Mestre e al GP delle Nazioni, quinto al Nurburgring. Ma il suo più importante risultato è la bella vittoria al GP del Belgio, alla media record di 179,023 km/h. La regola di un anno buono alternato da uno negativo, nella carriera di Colnago, si conferma nel 1956 quando, a due giri dalla conclusione del Circuito di Faenza, con la vittoria ormai a portata, incappa in una nuova caduta che gli compromette il resto dell’annata che sarà comunque l’ultima alla Gilera poiché la Moto Guzzi lo ingaggia per il 1957. Colnago ripaga immediatamente la fiducia perché porta alla tanto attesa vittoria la Otto cilindri sul Circuito di Siracusa, il 19 marzo. È questa una data storica sia per Colnago che per la Moto Guzzi. Si può anzi dire che, a tanti anni di distanza, è proprio questo successo a tener desta la fama internazionale di Colnago, più della lunga e proficua militanza in Gilera. Sfortunatamente la successiva gara alla guida della “otto“, a Imola un mese più tardi, si risolve con una caduta. Rientra in pista all’inizio di luglio con la 350 a Francorchamps, classificandosi sesto e ottiene poi un bellissimo secondo posto con la 350 “mono” a Monza, dopo la Gilera di Bob Mc Intyre. Conclude la stagione con i secondi posti nella 350 e 500 a Modena, entrambi con le monocilindriche Guzzi, il che, unitamente alla vittoria iniziale con la otto cilindri a Siracusa, gli vale il titolo di campione italiano per la classe 500. Poi c’è il ritiro dalle corse di Moto Guzzi, Gilera e Mondial che inducono Colnago a dare l’addio all’attività. Solo a questo punto può pensare di metter sù famiglia, come si dice, in quanto il padre della futura sposa era prima contrario che la figlia sposasse “uno che da un giorno all’altro poteva venire raccolto con il cucchiaino”, secondo una diffusa opinione sulla pericolosità del mestiere di corridore. Giuseppe e Nini si sposano dunque e nel l960, lasciano Casale Monferrato per stabilirsi ad Agrate Brianza, dove Giuseppe apre una bella officina di riparazioni auto e tutto procede per il meglio fino alla imprevedibile batosta dell’infermità occorsa nel 1982. Il resto della storia la conosciamo e ci piace sfumare il momentaneo commiato dalla simpatica coppia, inquadrandola col pensiero tra il verde e i fiori del loro bel giardino che domina il… circuito di Ospedaletti e tutte le
memorie ad esso collegate. Simbolo di un’epoca indimenticabile.
Si ringraziano la Signora Nini Colnago e Roberto Patrignani per la documentazione.

