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martedì, settembre 11, 2007

Ascesa e caduta del circuito di Ospedaletti

CORSE GRAND PRIX E FORMULE LIBRE 1945-1949
Conferenza di Alessandro Silva – Museo dell’Automobile “Carlo Biscaretti di Ruffia” – Torino, 22 ottobre 2005

L’ apertura di Ospedaletti sottointende una piccola, gustosa storia tipicamente italiana.
L’ Automobile Club di San Remo, sotto la cui giurisdizione Ospedaletti cadeva dal punto di vista automobilistico, aveva organizzato un circuito nel 1937 nelle strette vie del centro, creando un gran trambusto e l’esperienza non poté essere ripetuta. Esso rivolse allora l’attenzione al piccolo Comune vicino e il consiglio comunale di Ospedaletti accettò la proposta.
Una corsa automobilistica era adatta a portare guadagni immediati per hotel, ristoranti e negozi e valuta straniera dalla vicina Costa Azzurra. Strette strade collinari vennero connesse alla via principale per formare un breve circuito, che fu approntato assai velocemente per ospitare in aprile 1947 una gara internazionale per vetture sport.
Il vincitore fu internazionale, nella persona di Yves Giraud-Cabantous, la cui enorme Ecurie France Delahaye 135 fu capace di sventare ogni attacco da parte di un assortimento di grosse vetture sport italiane anteguerra, tra cui la gloriosa Alfa Monza di Balestrero. Fu indubbiamente una delle più belle gare del pilota francese, ormai completamente dimenticata.
Il circuito venne un po’ allungato per il 1948, ma non perse la caratteristica: “di essere un microscopico Nürburgring, sebbene molto piu lento”. Va detto che il cliché di “Piccolo Nürburgring” era applicato dalla stampa italiana a ogni circuito che presentava qualche cambio di pendenza: ne abbiamo conosciuti diecine. Gli dei del Nürburgring, quello vero, dovevano essere molti irritati da tanta irriverenza.
Sfortunatamente, il circuito di Ospedaletti era condannato fin dall’inizio. Il rettilineo principale era parte della via Aurelia e triplicava questo ruolo come principale viale cittadino, bordato di hotel, negozi e terrazze di caffé e come arteria suburbana principale tra San Remo e le cittadine a ponente, collegate da un popolarissimo filobus.
Il viale era anche bordato da alberi, che diminuivano di anno in anno poco prima dello svolgimento delle gare. Ciò creò proteste anche in quei tempi così poco ecologici.
Il traffico da e per la Francia veniva deviato sulla strada che affianca la ferrovia, uno stretto budello che causava terribili ingorghi, mentre il traffico locale e il filobus venivano semplicemente fermati i giorni delle corse. Per di più, la frazione di Coldirodi (Comune di San Remo) restava isolata in quei giorni. La parte in salita del circuito, infatti, quella dopo il famoso tornante, consisteva dell’unica strada che collegava Coldirodi col resto del mondo.
L’euforia postbellica aveva fatto accettare il sacrificio agli abitanti di Coldirodi, ma, in pochi anni, il loro scontento divenne sempre più vocale. Dopo la morte di uno spettatore nel 1951, il Gran Premio di San Remo fu abbandonato. Corse motociclistiche durarono fino al 1956 e la Lancia scelse Ospedaletti come base dei test pre-stagione dal 1953 al 1955.
Intanto, con una di quelle inspiegabili decisioni di cui l’Italia è maestra, al circuito di Ospedaletti fu concesso il titolo di Autodromo Permanente. Nello stesso tempo, una palazzina di quattro piani veniva costruita all’interno del tornante! (vedi foto)
Ma sebbene fosse “permanente”, il governo comunicò che il circuito sarebbe stato cancellato in seguito alle restrizioni imposte dall’incidente della Mille Miglia 1957, a meno di costose e sostanziali modifiche.
Così, all’inizio del 1958, un volonteroso inviato di Auto Italiana fu spedito a indagare sui pochi tracciati permanenti italiani, Monza, Modena, Vallelunga (non ancora allungata), Pergusa (non ancora finita), Imola, Siracusa e Ospedaletti, che erano allora permanenti solo di nome.
Arrivato in Riviera, questo giovane entusiasta scoprì che un terribile nemico si era infiltrato negli affari del circuito, la rivalità tra San Remo e Ospedaletti. Cominciò a intervistare il sindaco di Ospedaletti, il quale disse che il suo villaggio aveva sofferto più problemi che guadagnato vantaggi dal circuito in quanto Ospedaletti aveva una capacità alberghiera modesta. Inoltre il suo bilancio era un trentesimo di quello di San Remo, cosicchè, se investimenti ci dovevano essere, dovevano essere compito di San Remo. Parlò poi degli alberi, di Coldirodi e del filobus e concluse che se San Remo teneva poco al circuito, Ospedaletti ancora di meno.
Il reporter poi andò dal sindaco di San Remo, che disse che la sua città non avrebbe più investito una lira in un’impresa situata al di fuori dei propri confini. Ospedaletti aveva incassato le tasse locali provenienti dal circuito e loro non avevano visto nulla.
Era chiaro che entrambe le parti non volevano più saperne di gare automobilistiche. Il giornalista, dopo alcune bizzarre proposte riguardo la sicurezza, suggerì di chiedere al governo di intervenire presso l’ACI affinchè facesse i necessari cambiamenti d’ufficio e organizzasse le corse direttamente. Ciò naturalmente era privo di senso e del circuito di Ospedaletti non si parlò più.