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mercoledì, giugno 1, 2011

I motociclisti provano sul circuito di Sanremo

Scritto da: MDO // Category: 1950,EMEROTECA,GOLDENYEARS,MOTODROMO,PILOTI // 10:36 am

Sanremo, 21 aprile.

Avversate dalla pioggia, si sono svolte oggi le prove del quarto Trofeo motociclistico Sanremo sul circuito di Ospedaletti. I corridori che sono scesi a provare rappresentano già il meglio degli iscritti nelle due classi, e sono il campione del mondo Ruffo, Pagani, recente vincitore delle gare in Francia e in Spagna, Ambrosini, Cavacciuti, Ciai, Lorenzetti, Leoni, Masetti, Brini, Francisci, Miele, Bianchi, Penaredo, Valdinoci, ecc., nonché gli stranieri Behra, Wood, Houel, Aranda, Anderson, Armstrong. Manca ancora l’inglese Whitworth, il quale ha annunciato l’arrivo per domani.

fonte: Nuova Stampa Sera, 22 Aprile 1950

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giovedì, maggio 12, 2011

Gli assi della moto al circuito di Sanremo

Scritto da: MDO // Category: 1950,EMEROTECA,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 5:08 pm

Sanremo, mercoledì sera.

E’ ancora vivissima la eco della bella competizione automobilistica di domenica scorsa, e già il circuito di Ospedaletti si appresta ad accogliere una mezza centuria di corridori motociclisti, tra cui i migliori assi, per il grande confronto internazionale di domenica prossima. Questo 4° Trofeo sanremese della moto chiama a raccolta famosi centauri italiani, inglesi, francesi e spagnoli.

Oltre ai più noti assi italiani, sono iscritti gli inglesi Wood e Andersson (Norton), Armstrong, i Whitworth su Triumph, lo spagnolo Aranda su Guzzi, i francesi Behra e Houel, rispettivamente su Guzzi e Gilera. Basterebbero tali nomi a garantire il successo della giornata motociclistica di Sanremo, ma il trofeo presenterà, inoltre, alcune autentiche novità tecniche, come il debutto della «Moto Verghera» a 4 cilindri, nella cl. 500 cmc; essa verrà pilotata da Artesiani.

Grande è l’attesa degli appassionati specialmente perchè sarà presente — su Gilera — anche Pagani, trionfatore quest’anno a Marsiglia, Pau e Barcellona.

Sono ammesse le classi di 250 e 500 cmc.

GIULIO DE BENEDETTI – fonte: Nuova Stampa Sera, 19/20 Aprile 1950

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lunedì, marzo 21, 2011

Ospedaletti ritrova Juan Manuel Fangio

Il campione degli Anni 50 oggi sul «suo» circuito
In pista sulla vecchia Mercedes 196 W – I ricordi e il presente

È tornato sul circuito della sua prima vittoria europea. « Per anni ho temuto che fosse scomparso. Invece l’ho solo trovato cambiato, con molte costruzioni attorno. Ma il circuito c’è. Sono contento perché qui ho lasciato un pò del mio cuore. »

Juan Manuel Fangio, classe 1911, è tornato ieri a Ospedaletti, trentanove anni dopo la sua ultima vittoria nel « Gran Premio Sanremo », sigla ormai scomparsa definitivamente dal gran circo della Formula Uno.

È l’ospite d’onore della 23° Coppa delle Riviere, gara di regolarità per auto storiche. È campionissimo autentico con i suoi 5 titoli mondiali e le 24 vittorie in Gran Premi. Oggi pomeriggio, a 78 anni portati tra l’altro benissimo, salirà nuovamente su un bolide di Formula Uno: percorrerà il circuito (tre o quattro giri) su ura Mercedes 196 W, giunta per l’occasione dal museo storico della Casa tedesca. Non un’auto qualsiasi: con questa Fangio vinse i mondiali ’54 e ’55.

Un Fangio in gran forma ieri mattina al Grand Hotel Regina ha tenuto una conferenza stampa. Ha ricordato quel primo Gran premio vinto a Ospedaletti nel ’49. Fino ad allora avevo vinto solo una gara in Sudamerica. Con alcuni amici, in Argentina, costituimmo una scuderia che intitolammo ad Achille Varzi. Tentammo l’avventura in Europa con molte speranze e altrettante incertezze. L’auto arrivò a Genova. Per portarla a Ospedaletti dovetti comprare un camion: mi costò 100 mila lire. E una volta arrivato ebbi altri problemi: lavorai fino all’una di notte prima della gara per sistemare una biella ricorda.

Fu la prima vittoria su Maserati. Rivinse alla grande l’anno successivo su Alfa Romeo. E negli anni successivi diventò Fangio, il campionissimo. Anche con la Ferrari. Conobbe il Commendatore di Maranello: -Ma non riuscii mai a legare con lui. Ci parlammo pochissimo. Era una Formula Uno diversa meno esasperata e ricca: -Oggi si vince un mondiale e si è sistemati per tutta la vita, io ne ho vinti cinque e a 78 anni lavoro ancora. A Ospedaletti si potrebbe ancora gareggiare: Non è un circuito più pericoloso di altri. Montecarlo è molto peggio. A Las Vegas addirittura hanno fatto un gran premio in un parcheggio. È solo questione di quattrini dice, mostrando di avere le idee chiare. Ha scoperto al suo arrivo in Italia il limite dei 110 orari: -Non ne sapevo nulla. Mi fa paura chi va troppo piano in auto. Fare centinaia di chilometri in autostrada, a 110-120 all’ora, è pericoloso. Si corre il rischio di addormentarsi. Ecco l’antica grinta. Il brivido della velocità non invecchia mai.

Bruno Monticone
fonte: La Stampa, 16 Aprile 1989

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mercoledì, febbraio 16, 2011

Bandiere a lutto a Sanremo

Scritto da: MDO // Category: 1950,EMEROTECA,GOLDENYEARS,MOTODROMO,PILOTI // 5:14 pm

Clemencich urta contro un muro e muore – La moglie in tribuna apprende la sciagura • Colnago primo assoluto • Lorenzetti cade, insegue e vince la classe 250.

Sanremo, lunedì sera.
Destino. Clemencich è caduto ed è morto durante una corsa dalla quale, per curiosa circostanza, era stato escluso in un primo tempo e riammesso poi perchè il francese Houel gli aveva ceduto il posto. Per regolamento, al Gran Premio motociclistico di Sanremo potevano partecipare in ogni categoria soltanto diciotto corridori, i più veloci nelle prove ufficiali di sabato.

Clemencich, per esigenze di scuderia, aveva potuto compiere cinque giri di allenamento, pochissimi per prendere confidenza col difficile percorso. Nella graduatoria il suo nome figurava al 19° posto. Quasi un ammonimento della morte.

Sembrava disperato, quando glielo dissero, come uno scolaro diligente e studioso che venga respinto agli esami. Pregò, scongiurò, pianse perfino. Poi si era messo d’accordo con Houel.

Partito come una freccia, egli stava contendendo il primo posto a Masetti, l’uomo nuovo del motociclismo italiano, un giovane di Parma che ha soltanto 23 anni, pesa 60 chili appena, e pilota le moto più potenti con una disinvoltura da non dare nemmeno l’impressione di assistere a una corsa. Le loro ruote, a volte, sembravano toccarsi. Durante il 22° giro, alla curva del camposanto, in un tratto di discesa l’asfalto viscido per la pioggia ha tradito Clemencich. La sua moto lo ha trascinato rasente un muricciolo. Poi egli è caduto, schiacciato dal peso della macchina. L’urto contro il suoIo ha fatto il resto. È morto mentre lo portavano all’ospedale.

Nella stessa curva, quasi nel medesimo punto, la macchina di Ascari piroettò paurosamente domenica scorsa durante il Gran Premio automobilistico.

In un primo tempo gli altoparlanti hanno detto che Clemencich era soltanto ferito. C’era la moglie al posto di rifornimento, davanti alle tribune, in angoscia per l’attesa. Poi l’ing. Taruffi, direttore sportivo della Gilera, che è la marca per cui correva Clemencich, ha preso pietosamente sotto braccio quella povera donna spaurita, una popolana alta e robusta, di Monfalcone, e l’ha convinta a tornare in albergo. Le parlava adagio e anche lui non riusciva a trattenere le lacrime. Clemencich lascia orfani tre bambini, di cui il maggiore ha 7 anni.

Una accorata tristezza ha stretto i cuori di quei quarantamila spettatori accorsi da tutta Italia per la grande corsa motociclistica. Clemencich aveva 37 anni, viveva a Monza, ove si era trasferito dal nativo Veneto: la grossa agenzia di carbone e legna prosperava. La passione per il rischio, un caso impressionante, le insidie della pioggia, lo hanno travolto per sempre.

Schizzando sui delicati congegni dei motori, l’acqua ha costretto al ritiro quasi due terzi dei partecipanti. Ha bloccato la marcia di Masetti prima, e di Valdlnoci poi, alfieri dell’audacissimo carosello. Anche Bandirola, Lorenzetti e Miele si fermavano. Pagani, dopo ripetute soste, ha terminato la gara per onore di firma. È cosi balzato al comando e ha finito per imporsi un giovane pilota piemontese, Giuseppe Colnago di Casale, del tutto nuovo alle più grandi competizioni. La sua corsa è stata un capolavoro di regolarità e di astuto calcolo, uno sfruttamento intelligente della precipitazione altrui, anche se agevolato da circostanze fortunate.

Colnago ha 26 anni, corre soltanto dal 1947. L’anno scorso ha vinto l’Aosta-Gran San Bernardo e la Biella-Oropa. Fa il meccanico nell’officina dell’ex corridore Guaschino che gli è prodigo di consigli e di aiuti. Ecco un giovane pilota che salirà, alla svelta nella graduatoria dei campioni.

Prima si era svolta la corsa per motociclette 250 cmc. Ambrosini era partito come un razzo, senza curarsi del terreno bagnato, tanto da far rizzare i capelli agli spettatori per un acrobatico e lunghissimo sbandamento proprio davanti alla tribuna di arrivo. Ambrosini si è poi ritirato per un guasto alla sua Benelli. Il suo grande avversario Lorenzetti è passato allora al primo posto, ma è retrocesso subito in quinta posizione a causa di una caduta. Con un inseguimento stupendo di impeto e di abilità, Lorenzetti ha riguadagnato terreno ridiventando primo al 39° giro e vincendo con 42″ di vantaggio. Tagliato il traguardo, e liberatosi dall’assedio degli abbracci e delle congratulazioni, egli si è dissetato con un’arancia ed è ridisceso in pista per la gara delle grosse cilindrate, quella vinta da Colnago. Quando si è ritirato, Lorenzetti era già al quarto posto. Dopo un prudente inizio egli stava emergendo in maniera irresistibile. Lorenzetti è il grande vincitore morale e materiale della giornata motoristica di Sanremo. Come è questo Lorenzetti? Pensate a un ragazzo alto e magro, con un’aria molto per bene e un viso assorto e vagamente sentimentale. Un individuo silenzioso e riservatissimo, quasi impacciato. Chi lo direbbe un asso del più rischioso sport? Ma sulla sua macchina color d’argento è un diavolo scatenato.
Dino Zannoni

Ecco l’ordine di arrivo:
Categoria 250 cmc. (60 giri, chilometri 902):
1. Lorenzetti su Guzzi, ; 2. Cavazzuti Piero su Parilla, 3. Noè su Parilla. 4. Leoni Gianni su Otiz 5. Pier Giovanni. Giro più veloce il 49° di Lorenzetti alla media di chilometri 80.490. Categoria 500 cmc. 1. Colnago (Gilera Saturno). 2. Leoni Guido (Guzzi), 3. Bhera (Francia) su Guzzi, in 2,20’24″1; 4. Soprani (Gilera), 2,19’27″ (58 giri); D. Pagani (Gilera), 57 giri; 6. Wood (Norton), 60 giri. Giro più veloce: Masetti, su Gilera Saturno, 2’12″2, alla media di km. 91.903.

Fonte: Stampa Sera

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sabato, gennaio 1, 2011

Le accuse a Fangio

Il mondo automobilistico è In subbuglio per la rivalità, tra Fangio e Villoresi e Ascari. Domenica scorsa a Sanremo la polemica si è fatta rovente. Villoresi e Ascari sono molto seccati perchè l’Alfa ha ingaggiato proprio il loro acerrimo antagonista argentino. La ruggine è vecchia, dallo scorso inverno, in Argentina. Facile, per Fangio, prendersi la rivincita contro gli assi italiani, con la macchina che gli hanno affidato! Villoresi, a Sanremo, ripeteva amareggiato: « Quello che mi dispiace di più è che proprio degli italiani abbiano fornito ad uno straniero il mezzo per sconfiggere, senza sforzo, noi italiani…». Ma l’Alfa sostiene che non si poteva fare altrimenti. Essa è estranea a quel che accadde in Argentina, alle accuse ingiuste dei connazionali di Fangio contro Villoresi. L’argentino ha dimostrato diverse volte di saper vincere. Non sa invece perdere, cerca scuse quando rimane sconfitto. Brutta cosa, nello sport! D’accordo — dice l’Alfa — ma noi non c’entriamo nulla con questi precedenti. Noi abbiamo ingaggiato Fangio soltanto perchè va molto forte e ci serve per il nostro ritorno alle corse. «E c’era proprio bisogno — ribatte Villoresi — di dare a Fangio l’unica macchina con cui vi siete presentati a Sanremo?». « Manca meno di un mese al Gran Premio d’Europa. Avevamo bisogno di vetrificare il rendimento della nostra « Alfetta 158 ». Ed era necessario che Fangio prendesse confidenza, in gara, con la difficile macchina a lui nuova. Cosa ne possiamo noi dell’Alfa se tra Fangio da una parte e Villoresi e Ascari dall’altra ci sono dei conti da regolare?». La Casa milanese aveva in programma di presentarsi a Sanremo con due macchine. Per impegni con gli organizzatori, una doveva essere data a Fangio. Poi l’Alfa ha potuto disporre di una sola auto. I conti tornano. Sono calcoli gelidi, ma esatti. Anche il punto di vista di Villoresi ha una sua logica, umana, calda, che afferra il cuore degli sportivi. L’essenziale è non cadere nello stesso errore degli argentini, i quali fanno di Fangio una questione di prestigio nazionale. Villoresi e Ascari non tarderanno a disporre di un mezzo per battersi alla pari con l’argentino. Il tempo sarà, galantuomo anche qui.
d. z.
fonte: Stampa Sera, Aprile 1950

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lunedì, dicembre 20, 2010

L’Alfa concede a Fangio il successo a Sanremo

Scritto da: MDO // Category: 1950,AUTO DA CORSA,AUTODROMO,EMEROTECA,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS // 12:00 am

« Villoresi secondo, Ascari “piroetta„ in curva e si ritira. »

Sanremo, lunedì sera.

Ascari e Villoresi erano molto tristi, ieri sera, mortificati nel loro prestigio di campioni, avviliti, quasi piangenti. Il pubblico italiano ha presto compreso il loro dramma e li ha applauditi assai più che Fangio vincitore senza fatica. L’argentino è un gran bel pilota. I primi a riconoscerlo sono gli stessi Ascari e Villoresi. Ma è doveroso cominciare a cedere le armi, solo perchè Fangio è stato prediletto e pilotava la più veloce macchina italiana, l’Alfetta, che dopo una lunga astensione tornava alle gare appunto a Sanremo? Dopo quello che i corridori Italiani dovettero subire in Argentina, colpevoli unicamente di avere sconfitto Fangio in casa sua quattro volte su quattro, a parità di mezzi! Villoresi e Fangio non si sono nemmeno guardati al momento della partenza. Le loro macchine erano in prima fila in linea con quella di Ascari. Questi invece più giovane e bonaccione ha stretto la mano all’argentino borbottandogli un « in bocca al lupo » ! Ma si vedeva che era una frase da ospite e prò forma. Poi il « via » ai venti bolidi, sulla strada bagnata dalle recenti piogge tra un fitto pubblico che sperava in una lotta equilibrata. «L’Alfetta è più potente ma non è questo il suo circuito più adatto; qui è questione di manico. Vincerà il migliore come pilota. Ascari e Villoresi venderanno cara la pelle ». Cosi pronosticavano, cosi speravano molti. Ma il grosso pubblico cosa sà di preciso sulla potenza dei motori? Guarda chi è primo e basta, Forse anche i generosi cuori di Ascari e Villoresi cullavano un dolce sogno. L’ultimo stratagemma per costringere Fangio alla resa era impegnare a fondo la tenuta della sua Alfetta. I due italiani e il francese Sommer, cioè lo stato maggiore della scuderia Ferrari, l’hanno immediatamente applicato. Fino al quarto giro l’argentino è rimasto dietro a loro di pochissimo, ma gli è bastato spingere un po’ sull’acceleratore per superare prima Sommer, poi Villoresi e infine Ascari nel 18° giro. Si vedeva chiarissima la prova della sproporzione dei mezzi. Ascari e Villoresi inseguivano furenti, coraggiosamente. Le speranze, però, sono presto cadute. Villoresi al 18° passaggio si è fermato per controllare le candele perdendo quasi un giro. E’ rimasto Ascari a 15″ da Fangio, mentre Sommer era già più lontano. Poi Ascari non è passato più. In una curva la sua macchina aveva fatto una piroetta su se stessa sfiorando un muro. Nulla di male. Ma per Ascari non rimaneva che tornarsene ai boxes, a piedi. La corsa era precisamente conclusa già a questo punto. Fangio aveva superato Villoresi di un giro. Il pilota italiano ha reagito, non ha voluto anche questa umiliazione. Villoresi nel finale ha riguadagnato terreno, arrivando a 1′ da Fangio e compiendo il giro più veloce della giornata, proprio il 90°, l’ultimo. I molti argentini sembravano pazzi di entusiasmo quando Fangio ha tagliato il traguardo. Ben consigliato dagli esperti dell’Alfa egli ha capito la corsa ed ha vinto con bello stile. Ma se è veramente il campione del mondo, come giurano i suoi compatrioti, lo vedremo presto quando Farina sarà guarito e potrà tornare alle corse, con una macchina eguale a quella dell’argentino e quando Ascari e Villoresi potranno battersi con Fangio in condizioni di minore inferiorità. Dino Zannoni

CLASSIFICA: 1. Fangio (Alletta 158) che compie i km. 304,200 del percorso In ore 3,10’8″2/5 (media km. 95,992); 2. Villoresi (Ferrari 1500 a 2 compressori) in 3,11’9″2/5; 3. Pian {Maserati) a due giri; 4. Vallone (Ferrari) a 4 giri; Giro più veloce il 90° di Villoresi in 2’1″1/5 alla media di km. 100,396.

Stampa Sera, martedì 18 Aprile 1950

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venerdì, dicembre 10, 2010

Gli assi del volante “provano„ a Sanremo

Sanremo, giovedì sera.

Fangio é giunto a Sanremo in automobile, arrivando direttamente da Pau, la città dei Pirenei dove egli ha vinto lunedì scorso, sconfiggendo Villoresi e Ascari.

Oggi cominciano gli allenamenti ufficiali. Fangio dispone, nelle prove, di un’Alfetta 158. E’ possibile che l’argentino si presenti alla partenza del Gran Premio, al volante di tale macchina, che ritorna alle corse dopo un lungo periodo di astensione della Casa milanese. Forse Fangio sarà affiancato da Sanesi. pure su Alfetta. Altrimenti, se l’Alfa limiterà i collaudi della 158 alle sole prove, il campione argentino piloterà la stessa Maserati con cui ha vinto a Pau.

I grandi avversari di Fangio saranno domenica Ascari e Villoresi, due dei tre moschettieri dell’automobilismo italiano, perchè il torinese Farina convalescente dall’incidente di Marsiglia si ripresenterà in gara soltanto a Silverstone il 13 maggio. La lotta a Sanremo sarà equilibrata e importante, specialmente se Ascari e Villoresi potranno disporre delle migliori Ferrari, quelle cioè che sviluppano circa 300 cavalli.

Il campo di gara è costituito da 90 giri del tortuoso e stretto circuito di Ospedaletti. La distanza totale tocca i 304 chilometri. La media oscillerà sul 100 all’ora.

Sanremo radunerà quanto di meglio è oggi pronto e disponiblle in fatto di piloti e di macchine.

Ecco i 24 iscritti: Ascari (Ferrari 1500); Villoresi (id.); Bonetto (Maserati 1500); Vallone (Ferrari 1500); Serafini (id.); Bracco (id.); Carini (Maserati 1500); Biondetti (id.); Rol (id.); Chiron (id.); Sommer (Ferrari 1500); Leveigh (Talbot 4500); Chaboud (id.); Fischer (S.V.A. 1100); De Graffenried (Maserati 1500); Parnell (Maserati 1500 d.s.); Brook (id.); Whitehead (Ferrari 1500); Principe Bira (Maserati 1500); Pian (id.); Gonzales (id.); Fangio (Alfetta 158 o Maserati 1500). E poi due « X ». Chi nascondono queste X? Una dovrebbe essere Sanesi su Alfetta 158. L’altra potrebbe svelare d’improvviso una grande sorpresa, di nome Nuvolari.

fonte: Nuova Stampa Sera, Giovedì 13 – Venerdì 14 Aprile 1950

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lunedì, dicembre 6, 2010

ASCARI E L’INCIDENTE DEL 1950

Scritto da: MDO // Category: 1950,AUTO DA CORSA,AUTODROMO,GOLDENYEARS,PILOTI // 7:09 pm

Un nuovo documento datato 1950. Durante il GP del 16 Aprile Alberto Ascari sulla Ferrari 125/49, all’inseguimento di Fangio su Alfa Romeo, ebbe un brutto incidente contro il muro d’ingresso alla quadrata al 60° giro, fortunatamente senza gravi conseguenze. Stessa sfortuna per la Ferrari di Raymond Sommer che a causa di un guasto tecnico alla pompa del carburante obbligò il compagno di squadra al comando della F 125/48, ad abbandonare la corsa. Nella foto in alto la Ferrari di Ascari dopo l’incidente, sotto le due Rosse all’ingresso della “quadrata”. Sul fondo, accanto al cordolo, la macchina di Ascari è girata nel senso opposto a quello di marcia a causa del testa-coda provocato dall’impatto contro il muro. In primo piano la Ferrari di Villoresi entra in curva. Vinse la gara Fangio, con l’Alfetta 158, davanti a Villoresi che fece il giro più veloce proprio al 90° sulla Ferrari gemella a quella di Ascari.

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giovedì, marzo 26, 2009

ALFANGIO Vs FERRASCARI

Scritto da: MDO // Category: 1950,AUTO DA CORSA,AUTODROMO,GOLDENYEARS // 4:10 pm
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Gp 1950: Fangio e Ascari sul ponticello
Ecco un bel documento del ponticello datato 16 aprile 1950.  Fangio è davanti sul motore Alfa Romeo 158 rincorso da Alberto Ascari su Ferrari 125 Gp49. Nelle qualifiche la “pole” fu di Ascari, II Fangio, III Villoresi (Ferrari 125 Gp49) …. vincerà Fangio dopo 90 giri di fuoco inseguito da Villoresi e Alfredo Pian su Maserati 4clt/48.  Ascari si ritirò per un incidente al 60° giro.

L’Alfa Romeo 158, nata presso la Scuderia Ferrari nel 1937, rimase sui campi di gara fino agli anni 50. Contando su continui miglioramenti, dominò le prime gare di Formula 1 del dopoguerra. Dopo la prima vittoria di Fangio a San Remo, il direttore generale dell’Alfa Romeo Antonio Alessio pronunciò questo discorso alla radio Argentina: «Sono lieto di portare il saluto dell’Alfa Romeo agli sportivi argentini nel giorno in cui il vostro campione Manuel Fangio assume per la prima volta la guida delle nostre macchine sugli autodromi d’Europa. Questo connubio tra il grande pilota argentino e la produzione automobilistica italiana d’avanguardia supera però l’avvenimento sportivo e meccanico per ribadire, attraverso gli oceani che pur sempre meno ci dividono, gli indissolubili legami di fraternità fra i nostri due popoli».

La Ferrari 125 F1 debuttò a Torino il 5 settembre del 1948 alla guida di Sommer che arrivò al terzo posto sotto una pioggia battente. Questa prima versione montava un motore V12 a 60° di 1497cc. sovralimentato con un compressore volumetrico Roots e sviluppava una potenza di 230 CV a 7000 giri/min. Nel 1949 la 125 F1 venne dotata di un compressore Roots a doppio stadio che le permise di raggiungere i 290 Cv a 7500 g/m.

Eccola alla partenza del Gp Di San Remo alla guida di Sommer, era una splendida giornata il 3 aprile del 1949. Nel 1950 la Ferrari modifica ancora la macchina e porta la potenza a 315 CV a 7500 g/m.
La Ferrari 125 F1 di Alberto Ascari alla partenza del Gp di San Remo del 1949 accanto alla Maserati 4clt


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giovedì, marzo 19, 2009

ANTONIO CEGLIE, CAMPIONE GILERA

Scritto da: MDO // Category: 1950,1951,GOLDENYEARS,PILOTI // 12:56 pm

1957: Antonio Ceglie su Gilera Saturno "San Remo" 500cc

Qualche giorno fa ha fatto capolino su MDO Michele Ceglie, figlio del pilota al quale è dedicato questo articolino. Su questo circuito si cresce ogni giorno! Non avevo mai sentito parlare del grande pilota Gilera che nel 1949 vinse il titolo con la casa di Arcore. La Gilera Saturno lo portò a vincere, la San Remo lo portò in sella nel 1957 ( 4 minuti nel 1950” con il numero 88, ma negli annali non trovo il suo nome. Spero che qualcuno leggendo queste righe possa aiutarci a far luce. Virgilio Casetti riporta una testimonianza dell’amico torinese Sergio Bongiovanni ricordando a memoria che guidava con maestria la gilera 500 cc. “… mi ha detto che andava veramente molto forte e se lo dice lui e più che vero, ancora oggi non fa sconti a nessuno. Sergio però non si ricorda di che citta era..” Nel ’57 chiuse la sua carriera sportiva e vendette la bellissima Saturno (Ad oggi Michele non sa chi acquistò la Saturno). Fece il meccanico a Bari sino al 1962 poi si trasferì con la famiglia in Lombardia dove lavorò come dipendente del concessionario Guzzi a Milano. Infine aprì una sua officina e diventò rivenditore del marchio Gilera sino alla fine. Queste sono le notizie in nostro possesso che riguardano Antonio Ceglie, se qualcuno volesse parlarci ancora di lui è il benvenuto. Intanto Virgilio che ha un fiuto molto particolare per i dettagli ha scovato un articolo di Motociclismo del 1950 che lo riguarda. Spero che Michele ne sia felice. Qui il link al sito che ha dedicato al papà.

Antonio Ceglie vince sul Circuito di Fossano Antonio Ceglie vince sul circuito di Fossano

  1. Correzione: La data scritta a penna sulla foto di Ceglie ha ingannato l’occhio, la data esatta è senza dubbi il 1951. Non ci sono state edizioni ufficiali del Gran Trofeo di San Remo dal 1957 al 1960. Sebbene il Circuito di Ospedaletti fosse stato decretato permanente, dopo l’incidente Mille Miglia del 1957, il governo comunicò che il circuito sarebbe stato cancellato, a meno di costose e sostanziali modifiche…. leggi qui l’articolo per approfondire l’argomento.