Clemencich urta contro un muro e muore – La moglie in tribuna apprende la sciagura • Colnago primo assoluto • Lorenzetti cade, insegue e vince la classe 250.
Sanremo, lunedì sera.
Destino. Clemencich è caduto ed è morto durante una corsa dalla quale, per curiosa circostanza, era stato escluso in un primo tempo e riammesso poi perchè il francese Houel gli aveva ceduto il posto. Per regolamento, al Gran Premio motociclistico di Sanremo potevano partecipare in ogni categoria soltanto diciotto corridori, i più veloci nelle prove ufficiali di sabato.
Clemencich, per esigenze di scuderia, aveva potuto compiere cinque giri di allenamento, pochissimi per prendere confidenza col difficile percorso. Nella graduatoria il suo nome figurava al 19° posto. Quasi un ammonimento della morte.
Sembrava disperato, quando glielo dissero, come uno scolaro diligente e studioso che venga respinto agli esami. Pregò, scongiurò, pianse perfino. Poi si era messo d’accordo con Houel.
Partito come una freccia, egli stava contendendo il primo posto a Masetti, l’uomo nuovo del motociclismo italiano, un giovane di Parma che ha soltanto 23 anni, pesa 60 chili appena, e pilota le moto più potenti con una disinvoltura da non dare nemmeno l’impressione di assistere a una corsa. Le loro ruote, a volte, sembravano toccarsi. Durante il 22° giro, alla curva del camposanto, in un tratto di discesa l’asfalto viscido per la pioggia ha tradito Clemencich. La sua moto lo ha trascinato rasente un muricciolo. Poi egli è caduto, schiacciato dal peso della macchina. L’urto contro il suoIo ha fatto il resto. È morto mentre lo portavano all’ospedale.
Nella stessa curva, quasi nel medesimo punto, la macchina di Ascari piroettò paurosamente domenica scorsa durante il Gran Premio automobilistico.
In un primo tempo gli altoparlanti hanno detto che Clemencich era soltanto ferito. C’era la moglie al posto di rifornimento, davanti alle tribune, in angoscia per l’attesa. Poi l’ing. Taruffi, direttore sportivo della Gilera, che è la marca per cui correva Clemencich, ha preso pietosamente sotto braccio quella povera donna spaurita, una popolana alta e robusta, di Monfalcone, e l’ha convinta a tornare in albergo. Le parlava adagio e anche lui non riusciva a trattenere le lacrime. Clemencich lascia orfani tre bambini, di cui il maggiore ha 7 anni.
Una accorata tristezza ha stretto i cuori di quei quarantamila spettatori accorsi da tutta Italia per la grande corsa motociclistica. Clemencich aveva 37 anni, viveva a Monza, ove si era trasferito dal nativo Veneto: la grossa agenzia di carbone e legna prosperava. La passione per il rischio, un caso impressionante, le insidie della pioggia, lo hanno travolto per sempre.
Schizzando sui delicati congegni dei motori, l’acqua ha costretto al ritiro quasi due terzi dei partecipanti. Ha bloccato la marcia di Masetti prima, e di Valdlnoci poi, alfieri dell’audacissimo carosello. Anche Bandirola, Lorenzetti e Miele si fermavano. Pagani, dopo ripetute soste, ha terminato la gara per onore di firma. È cosi balzato al comando e ha finito per imporsi un giovane pilota piemontese, Giuseppe Colnago di Casale, del tutto nuovo alle più grandi competizioni. La sua corsa è stata un capolavoro di regolarità e di astuto calcolo, uno sfruttamento intelligente della precipitazione altrui, anche se agevolato da circostanze fortunate.
Colnago ha 26 anni, corre soltanto dal 1947. L’anno scorso ha vinto l’Aosta-Gran San Bernardo e la Biella-Oropa. Fa il meccanico nell’officina dell’ex corridore Guaschino che gli è prodigo di consigli e di aiuti. Ecco un giovane pilota che salirà, alla svelta nella graduatoria dei campioni.
Prima si era svolta la corsa per motociclette 250 cmc. Ambrosini era partito come un razzo, senza curarsi del terreno bagnato, tanto da far rizzare i capelli agli spettatori per un acrobatico e lunghissimo sbandamento proprio davanti alla tribuna di arrivo. Ambrosini si è poi ritirato per un guasto alla sua Benelli. Il suo grande avversario Lorenzetti è passato allora al primo posto, ma è retrocesso subito in quinta posizione a causa di una caduta. Con un inseguimento stupendo di impeto e di abilità, Lorenzetti ha riguadagnato terreno ridiventando primo al 39° giro e vincendo con 42″ di vantaggio. Tagliato il traguardo, e liberatosi dall’assedio degli abbracci e delle congratulazioni, egli si è dissetato con un’arancia ed è ridisceso in pista per la gara delle grosse cilindrate, quella vinta da Colnago. Quando si è ritirato, Lorenzetti era già al quarto posto. Dopo un prudente inizio egli stava emergendo in maniera irresistibile. Lorenzetti è il grande vincitore morale e materiale della giornata motoristica di Sanremo. Come è questo Lorenzetti? Pensate a un ragazzo alto e magro, con un’aria molto per bene e un viso assorto e vagamente sentimentale. Un individuo silenzioso e riservatissimo, quasi impacciato. Chi lo direbbe un asso del più rischioso sport? Ma sulla sua macchina color d’argento è un diavolo scatenato.
Dino Zannoni
Ecco l’ordine di arrivo:
Categoria 250 cmc. (60 giri, chilometri 902):
1. Lorenzetti su Guzzi, ; 2. Cavazzuti Piero su Parilla, 3. Noè su Parilla. 4. Leoni Gianni su Otiz 5. Pier Giovanni. Giro più veloce il 49° di Lorenzetti alla media di chilometri 80.490. Categoria 500 cmc. 1. Colnago (Gilera Saturno). 2. Leoni Guido (Guzzi), 3. Bhera (Francia) su Guzzi, in 2,20’24″1; 4. Soprani (Gilera), 2,19’27″ (58 giri); D. Pagani (Gilera), 57 giri; 6. Wood (Norton), 60 giri. Giro più veloce: Masetti, su Gilera Saturno, 2’12″2, alla media di km. 91.903.
Fonte: Stampa Sera