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domenica, agosto 23, 2009

Fiat Stanguellini 1100cc

1947: Guido Scagliarini su Fiat Stanguellini 1100

1947: Guido Scagliarini su Fiat Stanguellini 1100

Il 17 Aprile 1947 nella classe 1100 cc., Guido Scagliarini (qui sopra immortalato sul curvone del Piccadilly, dietro la Stanguellini di Luigi Zanetti ) condurrà la sua Fiat Stanguellini fuori pista al 13° giro durante uno spericolato inseguimento, segnando il miglior giro della corsa ma costretto al ritiro. La leadership incontrastata della corsa è di Comirato che vedrà a pochi metri dall’arrivo proprio sul rettifilo l’incredibile rottura del motore, lasciando così a Torelli la vittoria, seguito a netta distanza da Nissotti e Zanetti, gli unici concorrenti che riuscirono a concludere la gara.

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lunedì, aprile 20, 2009

Son di turno i Centauri

Sette nazioni prenderanno parte al 1° Circuito Internazionale Motocilistico « città di Sanremo », che si correrà domani sull’anello di Ospedaletti. La corsa che verrà disputata su 60 giri del circuito pari a Km. 157,500, si prevede assai interessante ed emotiva per il numero e per i nomi dei concorrenti che sono garanzia di spiccato spirito agonistico. Vedremo, sia pure su scala ridotta, il tradizionale duello Guzzi-Gilera, mentre particolare interesse rivestirà il confronto tra la macchine italiane e le estere. I corridori da ieri hanno iniziato la lotta contro il cronometro che designerà i sedici concorrenti ammessi alla gara finale. La corsa sarà aperta alle categorie 250 e 500 e le partenze avverranno rispettivamente alle ore 14.30 ed alle 17. Domani Ospedaletti accoglierà di nuovo la folla innumerevole degli appassionati del motore. Auguriamoci che la competizione riesca come è nelle previsioni.

ULTIMA EDIZIONE ISCRITTI

Classe 250 cc.
1) Bruno (Francia), New Imperiale;  2) M. Cann (Inghilterra), Guzzi ;  3) V.M. Webster (Ing.), Guzzi;  4)  F. Andersson (Ing.), Guzzi;  5) H. Kaufmann (Svizzera), Guzzi;  6) J. Fracta (Cecoslovacchia);  7) R. Blatter  (Svizzera), Guzzi;  8)  R. Alberti  (Italia), Guzzi;  9)  A. Milani (Italia), Guzzi;  10) A. Rossetti (Italia), Benelli;  11)  R. Alippi (Italia), Guzzi;  12)  C. Mastellari (Italia), Guzzi;  13)  Gianni Leoni (Italia), Guzzi;  14)  D. Ambrosini (Italia), Guzzi;  15)  N. Martelli (Italia), Guzzi;  16)  B. Francisi (Italia), Guzzi;  17)  G. Bellocchio (Italia), Guzzi.

Classe 500 cc.
1)  R. Loyer (Francia), Velocette 350;  2)  C. Honel (Francia), Norton 500;  3)  Tuson (Francia), Motobecane ;  4)  J. Behra (Francia), Guzzi 500;  5)  J.W. Beevers (Inghilterra), Norton 500 ;  6) G. Werner (Svizzera), Bianchi 500 ;  7) G. Poel (Olanda), Velocette 350 ;  8)  L. Van Rijswijk (Olanda), Velocette 350 ;  9)  Masserini (Italia), Gilera 500;  10)   E. Lorenzetti (Italia), Guzzi 500 ;  11)  Guido Leoni (Italia), Guzzi 500;  12)  A. Brini (Italia), Gilera 500 ;  13)  F. Balzarotti (Italia), Guzzi 500 ;  14)  L. Ruggeri (Italia), Guzzi 500 ;  15)  O. Tenni (Italia), Guzzi 500;  16)  N. Pagani (Italia), Gilera 500;  17)  J. Ruggeri (Italia), Gilera 500;  18)  C. Bandirola (Italia), Gilera 500;  19)  O. Clemencich (Italia), Gilera 500;  20)  B. Ruffo (Italia), Gilera 500;  21)  U.Rovais (Italia), Guzzi 500.

I Tempi segnati ieri
Ieri Omobono Tenni, uno dei maggiori esponenti della « Guzzi », è stato il più veloce, compiendo i 2625 metri del giro nel tempo di 1’56”4/5, ad una media che supera gli 80 all’ora. Lo ha seguito Balzarotti con 1’57”4. Ancora Tenni con una 250 cc. ha fatto i 78 ed oltre di media, mentre Martelli ha messo al suo attivo un 2’1”4, Ambrosini un 2’4”1; Francisci 2’5”3. Gli stranieri sono stati tutti al di sopra dei 2 minuti e Behra s’è dimostrato il più audace con 2’1”3/5 seguito da Werner 2’4”1.

fonte: L’Eco della Riviera

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venerdì, aprile 10, 2009

Sul Circuito di Ospedaletti

Ospedaletti, eternamente carezzata dal sole e fasciata di silenzio, ha vissuto domenica, in occasione del primo circuito automobilistico di Sanremo, una grande giornata di entusiasmo sportivo. L’incantevole scenario naturale, risultante da una armonica fusione di verde, d’azzurro e d’oro, il fascino sempre crescente di questo nostro lembo di Riviera, le difficoltà del percorso, il numero di partecipanti alla gara e la foltissima cornice di pubblico hanno decretato alla prima edizione di questa gara, esemplarmente organizzata dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e dall’ A.C.I., un completo successo. Alle 15 hanno cominciato a sfrecciare fra le palme stagliatesi sul mare le rosse carrozzerie delle piccole cilindrate. Due i favoriti della categoria: Pesci e Leonardi, che già nelle prove avevano segnato i tempi migliori. Ad essa tenterà di opporsi Martignoni, che adotta un compressore volumetrico ideato dall’Ing. Cattaneo. Ma la macchina di Martignoni non è a punto, ed anche l’atteso duello tra Pesci e Leonardi si risolve in un monologo del secondo che, girando con regolarità quasi cronometrica, mantiene il primo posto da l’inizio alla fine della gara. Secondo è Pesci, terzo Avalle Piero. 

Nella categoria sino a 1.100 cc. si prevedeva una vittoria dell’anziano Comirato, di Treviso, su Fiat 1.100; il cui avversario più pericoloso pare Scagliarini. Comirato infatti inizia a guidare il gruppo ed aumentare gradatamente il suo vantaggio di diversi secondi. Poco dopo la metà della gara uno spettacolare sbiellaggio del congegno di distribuzione, proprio davanti alla tribune, gli preclude la via della vittoria. Anche Scagliarini e Fiorenzi sono costretti al ritiro ed è Torelli che con una accorta condotta di gara, riesce ad aggiudicarsi il primo posto. Nuvolari, presente alla partenza sebbene indisposto, dovette ritirarsi al 10° giro e non riuscì ad animare la gara.

 Viene quindi il turno delle grosse cilindrate. Vediamo schierarsi alla partenza la macchina azzurra di Giraud – una Delahaye 3.600 -, la vecchia Alfa 2.300 di Balestrero, la Fraser Nash di Moore. Queste macchine dovrebbero essere le protagoniste della gara. Tuttavia il concorso è mancato fra i tre piloti in quanto Moore era costretto al ritiro e Balestrero, pur battendosi animosamente, non poteva colmare il dislivello tecnico esistente fra le due macchine. Giraud aumentava progressivamente il suo vantaggio e segnava anche il miglior tempo assoluto sulla pista al 23° giro, percorso in 2’22” 3/5 alla media di Km. 77.080. Balestrero termina secondo, Ghersi – su Alfa 2.900 – terzo. Dopo il tradizionale omaggio di fiori ai tre vincitori, offerti dalla signora Bobba, dalla signorina Cataldo e dalla signora Vallée, attorniate da una folla di tifosi, iniziava l’esodo da Ospedaletti. Interminabili colonne di macchine e di pedoni si muovevano verso Sanremo. Gli albergatori non avevano certo da lamentarsi.

Fonte: L’Eco della Riviera, Aprile 1947

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mercoledì, ottobre 31, 2007

II RIEVOCAZIONE STORICA DEL CIRCUITO DI OSPEDALETTI

Pensate un po’ il destino… nel clima effervescente della rievocazione storica, mi capita di sfogliare il fascicolo sulla seconda edizione, targata 1984. Riporto i contenuti sperando possano essere utili ai ragazzi che stanno lavorando per la mitica data:
Per gentile concessione di Gino Migliardi

Il Circuito di Ospedaletti
Importante contributo alla ripresa dello sport automobilistico dopo la parentesi bellica

a cura di
CHRISTIAN SERRATI

Come un po’ ovunque, anche in questo estremo lembo della Liguria l’interesse e l’entusiasmo per le esaltanti avventure proposte dalla neonata automobile avevano acceso, fin dai primi decenni del secolo, gli animi dei «gentlemen» e degli sportivi in genere.
La città di Sanremo organizzò già nel 1926 una corsa di regolarità veloce per automobili denominata «Gran Giro del Berigo» e ci riprovò con particolare successo nel 1937 quando volle il «Circuito di Sanremo» riservato alla categoria «Corsa» fino a 1500 cm3.

Lo stesso preridente della sezione sanremese del R.A.C.I., dottor Francesco Panizzi. presentò il 20 marzo 1937 all’ assemblea del Consiglio Direttivo la proposta di organizzare questa importante competizione e ottenne l’immediata ed entusiastica approvazione di tutti i presenti.

Il percorso si sviluppava nel centro cittadino con dimensioni che lo fecero definire «un circuito che sta nel palmo di una mano» ed ebbe caratteristiche tecniche tali da mettere a dura prova uomini e motori e da concedere la vittoria soltanto ad un pilota di valore come Achille Varzi cui andò anche il merito del giro più veloce, alla media di oltre cento chilometri orari.

Il seme era ormai gettato e non tardò a dare i suoi frutti non appena la tempesta degli eventi bellici si assopì, ridando speranza nel futuro e concedendo lo spazio a nuovi entusiasmi.

I PRIMI PASSI
L’Automobile Club di Sanremo ritornò alla ribalta delle com petizioni sportive per merito dei suoi dirigenti che, con grande passione, indissero le prime manifestazioni motoristiche già nell’immediato dopoguerra.

Il presidente, avv. Remo Pestarino, coadiuvato dal vice presidente dotto Luca Vismar e dal consigliere cap. Michele Allavena, affrontò il problema «alla grande» e volle qualcosa di speciale e di tecnicamente perfetto.

La soluzione fu offerta dalla vicina cittadina di Ospedaletti che disponeva di un lungo e meraviglioso rettilineo raccordato ai suoi estremi da una invitante circonvallazione.

Passare dalla teoria alla realtà fu un gesto indubbiamente coraggioso, dati i tempi, ma l’A.C. Sanremo ci riuscì.

La 2.a edizione del Circuito di Sanremo fu prevista per il 13 aprile del 1947.

L’esiguo tempo a disposizione impose di lavorare in fretta per rendere il tracciato sicuro e idoneo allo sfrecciare dei bolidi in corsa.

Era ancora del 22 marzo la notizia che «,.. sul percorso, di una suggestiva bellezza panoramica tra continue coltivazioni di rose e garofani, numerose squadre di operai lavorano con la massima alacrità per allargare la strada, correggere le curve e apportare al fondo stradale tutti i possibili miglioramenti che garantiranno la massima regolarità allo svolgimento dell’interessante competizione ».

Fu scelto un tracciato di 2,621 Km da percorrere 25 volte in senso orario per un totale di 65,525 Km.
Il traguardo fu posto davanti all’Albergo Regina (attuale Centro Anziani Fiat),. per il pubblico furono sistemate opportune tribune (ingresso lire 100) e riservati i prati adiacenti (ingresso lire 50).
La prova fu classificata come gara di velocità per macchine della categoria Vetture Sport Internazionale, suddivise nelle categorie fino a 750 cm3 fino a 1100. cm3 e oltre 1100 cm3, anche con compressore.
Le 64 iscrizioni raccolsero, in massima parte, le superstiti vetture sport d’anteguerra e i piloti che tornavano a gareggiare dopo oltre sei anni di sosta forzata.
Non mancarono comunque anche alome nuove leve dell’ automobilismo sportivo che contesero ai colleghi più esperti i ricchi premi che ammontava 110 in totale ad oltre 1.500.000 lire.
Il regolamento prevedeva che tutti gli iscritti fossero convocati per le prove di qualificazione al venerdì e al sabato. Da queste uscì, in base ai tempi ottenuti nei giri più veloci, la rosa dei ventun partecipanti (sette per ogni categoria) che scesero in gara nella giornata di domenica.
Prime partirono le piccole cilindrate e la Topolino sport di Sesto Leonardi vinse alla media di 65,625 Km/h, dopo aver condotto la gara con precisione cronometrica, mantenendo il pri1120 posto dall’inizio alla fine. Nella categoria sino a 1100 cm3 era prevista la vittoria dell’ anziano Comirato che, infatti, fin dai primi giri iniziò a guidare il gruppo aumentando gradatamente il suo vantaggio.
Una spettacolare rottura della distribuzione proprio davanti alle tribune poco dopo la metà della gara gli precluse tuttavia la vittoria, costringendo a cedere l’alloro alla Fiat Volpini di Torelli.
Il combattivo Scagliarini riuscì soltanto ad aggiudicarsi il primato del giro più veloce alla media di 76,209 Km/h.
La gara più avvincente, ravvivata anche da un pizzico di internazionalità, fu la gara della categoria superiore che vide in lotta tre insigni piloti del passato: Renato Balestrero sull’ anziana Alfa Romeo 2300 Monza, il francese Giraud Cabantous sulla sua azzurra Delahuye 3600 e Pietro Ghersi sull’Alfa Romeo 2900.
La folla seguì, con entusiasmo, l’impari lotta tra la generosa ma ormai affaticata Alfa Romeo di Balestrero e la potente Delahaye di Giraud, sperando nell’impossibile vittoria dei colori italiani.
Arrivò primo il francese ad oltre 73 Km/h di media seguito da Balestrero e da Ghersi.

ARRIVANO LE F 1
Nel 1948 giunse l’agognato riconoscimento ufficiale: il circuito di Ospedaletti fu omologato per i G.P. di velocità e avrebbe potuto ospitare le potenti vetture di F 1.

Il tracciato era stato allungato a ponente con la costruzione di un grande viadotto e portato così a 3.380 metri, da percorrere 85 volte.
La pista aveva una larghezza media di 10 metri e per la gara fu dotata di infrastrutture veramente degne dell’importanza che la presenza delle F 1 le aveva ormai conferito.
Il manto stradale, infine, fu rinnovato in modo da poter resistere alle sollecitazioni dei pneumatici: i lavori terminarono giusto in tempo per lo svolgimento della corsa.
Il G. P. si svolse il 27 giugno e fu particolarmente avvincente per la lotta serrata tra le nuove Maserati 1500 pilotate da Giuseppe Farina, Gigi Villoresi e Alberto Ascari.
Per il suo alternarsi di rettilinei e curve, per il susseguirsi di salite e per il ripetersi dei passaggi difficili, la pista rappresentò l’ideale per queste nuove vetture i cui motori con quattro cilindri, sedici valvole e compressore a doppio stadio riuscivano a sviluppare quasi 300 HP.
Quando al ventottesimo giro Farina dovette ritirarsi per un guasto al pedale dell’ acceleratore, la lotta continuò tra Ascari e Villoresi, per concludersi con la vittoria del primo.
Ascari vinse sorretto dalla classe, dall’audacia ma anche dalla fortuna.
La macchina rispondeva con grinta ogni volta che il giovane pilota decideva di forzare, ma la buona sorte ebbe la sua parte:
Ascari, infatti, non soffrì di alcuna noia meccanica mentre lo sfortunato Villoresi, fermatosi al box sul finire della gara per noie all’accensione, cambiò una candela buona al posto di quella difettosa.
Ciò lo costrinse a fermarsi di nuovo al giro successivo e a perdere così ogni speranza di riacciuffare la macchina di Alberto.

Questo fatto, tuttavia, non tolse nulla al merito del vincitore poichè, pilota giovane e agli inizi, soltanto in seguito affinò lo stile e acquisì l’esperienza di cui poterono disporre in gara quelle «vecchie volpi» di Farina e Villoresi.

Per Ascari questa fu la prima vittoria; la macchina che gli permise di conseguirla fu chiamata «Maserati Sanremo», a ricordo dell’ avvenimento.
Il giro più veloce fu di Gigi Villoresi che con la media di 99,412 Km/h sfiorò la soglia dei 100!

IN BUONA PARTE STRANIERI! Il quarto G. P. di Sanremo fu disputato domenica 4 aprile 1949.

In questa occasione l’Italia si presentò in condizioni di netta inferiorità per la mancata partecipazione di molti piloti: l’assenza dei più noti campioni italiani quali Ascari, Villoresi, Farina e Biondetti, aveva un po’ allentato l’interesse per la gara, lasciando gli spettatori alquanto delusi e distaccati.
Fu questione di pochi giri: ben presto la bravura e l’impegno dei piloti stranieri presenti, validamente contrastati dalla Ferrari di Bonetto, e l’ammirevole condotta di guida dell’ argentino Fangio accesero gli animi del pubblico che prese a seguire con passione e partecipazione le interessanti vicende della corsa.

La gara fu suddivisa in due prove, ciascuna di 45 giri. La classifica finale fu compilata in base alla somma dei tempi ottenuti nelle singole prove.
Fangio seppe sfruttare appieno le possibilità della sua Maserati 1500 a doppio compressore e si impose fin dall’inizio in entrambe le prove, aggiudicandosi il Gran Premio.

Particolarmente seguita dagli spettatori fu la corsa del principe Bira, «piccolo principe siamese», che in entrambe le prove si esibì con alcuni vertiginosi ed entusiasmanti giri ad altissima velocità.
Nella prima prova, infatti, rimontò fino al terzo posto in meno di otto giri per rimediare a un grave ritardo nella partenza; il ritiro per noie meccaniche di Sommer gli permise poi di assicurarsi e mantenere fino alla fine il secondo posto.

Nella seconda prova il pubblico potè invece godere per ben 15 giri della lotta tra il principe Bira e l’argentino Campos.

Essa si svolse con alterne vicende: già al secondo giro il pilota siamese, impegnato a raggiungere il suo più diretto rivale, stabilì il nuovo primato della pista transitando “alla media di 104,896 Km/h.

ARRIVA L’ ALFA
Il 1950 fu un anno di particolare prestigio per il G.P. di Sanremo poichè vide la partecipazione dei «più famosi e audaci piloti» del momento.
Il circuito, già perfezionato negli impianti e nelle attrezzature nel’ 48 e nel ’49, presentò altre importanti e necessarie innovazioni.

Furono erette «pratiche ed eleganti tribune in ferro, coperte con lastre in alluminio cromato, con una capienza di 3.800 posti a sedere».

Cronometristi, radiocronisti e giornalisti sportivi avrebbero trovato posto in una torre in tubi di ferro, costruita in modo da non impedire la visuale dell’anello stradale al pubblico delle tribune.

Due passerelle avrebbero permesso agli spettatori, anche durante la corsa, di accedere liberamente alle tribune e di trasferirsi dalla parte interna del circuito a quella superiore esterna in modo da poter raggiungere senza difficoltà i punti più spettacolari ed emozionanti.

Un sottopassaggio per i pedoni e le macchine avrebbe raccordato inoltre il tratto a mare dell’ Aurelia con la nuova piazza adibita a parcheggio.

Modifiche furono poi apportate ai box per agevolare le segnalazioni delle Case ai propri corridori in gara.

Tutti gli ingredienti, insomma, per una manifestazione di altissimo livello, degna delle macchine e dei piloti che si sarebbero confrontati domenica 16 aprile.
Il 1950 fu l’unico anno in cui l’Alfa Romeo scese in campo ad Ospedaletti nella F 1.
La brillante affermazione dell’ Alfetta 158, pilotata dall’ormai esperto J. Manuel Fangio, ben ripagò la Casa del Portello, soprattutto nel confronto con le altre macchine concorrenti che non erano davvero dappoco!

Con la partecipazione dell’Alfa, al 5° Gran Premio di Sanremo furono presenti ben 15 vetture a doppio compressore: le tre Ferrari di Ascari, Villoresi e Sommer; l’Alfa Romeo di Fangio e le undici Maserati.
A queste si aggiungano ancora quattro Ferrari e una SVA a un compressore e due Talbot con motore non sovralimentato e si può facilmente immaginare quale splendida ed emozionante «diavoleria» sia stato il G.P. di Sanremo del 1950.

La supremazia dell’Alfa ed i meriti di Fangio sono ben messi in evidenza da una cronaca dell’ epoca. «L’ultimo giorno di prove del 5° Gran Premio automobilistico aveva promesso con i suoi risultati una accanita battaglia tra i due italiani Ascari e Villoresi, della Ferrari, e Fangio con Alfa 158.
In gara, invece, le Ferrari hanni dimostrato di non poter resistere per tutta la durata allo sforzo cui le avevano sottoposte i piloti nelle prove per pochi giri.

Infatti, dopo un inizio brillantissimo, prima Villoresi e poi Ascari seppure in modo diverso, ma per la stessa ragione (surriscaldamento della testata del motore) sono scomparsi dalla lotta lasciando via libera al cronometrico incedere dall’ ottimo pilota argentino.
Villoresi ha continuato a lottare con la tenacia che lo distingue; ha riportato il miglior tempo sul giro e si è onorevolmente piazzato al secondo posto riducendo in modo sensibile il distacco dovuto alla fermata ai box al 15° giro, ma ha fatto tutto questo perchè Fangio, intelligentemente guidato dai tecnici dell’ Alfa Romeo, ha mantenuto una prudenza estrema ed ha continuato a girare dopo la 30.a tornata in 2’5″ – 2’7″, anche quando la pista era completamente asciugata.
Dominio incontrastato dell’Alfa Romeo, perfetta esecuzione di un piano prestabilito e continuamente curato dai tecnici della Casa, da parte di un pilota cui non mancano coraggio, calma e stile».

PER L’ULTIMA VOLTA
Nel 1951 le vetture di F 1 rombarono per l’ultima volta sull’asfalto rinnovato del circuito di Ospedaletti.
La gara fu meno entusiasmante del previsto poichè il caso volle che gli elementi che certamente avrebbero contribuito a renderla tale fossero mancati tutti, irrimediabilmente eliminati da un succedersi di banali incidenti.
Tutta la gara fu caratterizzata dalla indiscutibile e cronometrica supremazia di Alberto Ascari che vinse al volante della sua Ferrari 4500, non sovralimentata e con doppia accensione, alla media primato di 103,039 Km/ h.
La sua prova fu definita «vera e propria passeggiata» da un cronista che concluse sostenendo che «Il Gran Premio di Sanremo ha tenuto a battesimo una macchina che per potenza, stabilità, trasmissione, freni ecc. molto probabilmente non avrà rivali nei prossimi due anni».
E l’Alfa Romeo, splendida vincitrice dell’ edizione precedente?
Fu la grande assente: probabilmente a ragion veduta, poichè la Casa milanese non si sentiva ancora pronta a contrastare le nuove Ferrari dell’ «attivissimo industriale modenese».

Non c’erano stati confronti diretti, ma i risultati trapelati dalle prove a Monza sembravano confermare che le Ferrari erano ormai superiori alle gloriose Alfette che per più di un decennio avevano largamente dominato in Europa e nel mondo.

I primi passi, timidi ma pieni di speranza; il riconoscimento ufficiale nel 1948; i massimi nomi nel 1950; lo splendido binomio Ascari – Ferrari nel 1951.

Quattro tappe nell’ evoluzione del circuito automobilistico di Ospedaletti che costituiscono altrettante testimonianze delle indiscusse capacità di chi lo volle, lo organizzò e lo affidò degnamente alla storia.

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martedì, settembre 11, 2007

Ascesa e caduta del circuito di Ospedaletti

CORSE GRAND PRIX E FORMULE LIBRE 1945-1949
Conferenza di Alessandro Silva – Museo dell’Automobile “Carlo Biscaretti di Ruffia” – Torino, 22 ottobre 2005

L’ apertura di Ospedaletti sottointende una piccola, gustosa storia tipicamente italiana.
L’ Automobile Club di San Remo, sotto la cui giurisdizione Ospedaletti cadeva dal punto di vista automobilistico, aveva organizzato un circuito nel 1937 nelle strette vie del centro, creando un gran trambusto e l’esperienza non poté essere ripetuta. Esso rivolse allora l’attenzione al piccolo Comune vicino e il consiglio comunale di Ospedaletti accettò la proposta.
Una corsa automobilistica era adatta a portare guadagni immediati per hotel, ristoranti e negozi e valuta straniera dalla vicina Costa Azzurra. Strette strade collinari vennero connesse alla via principale per formare un breve circuito, che fu approntato assai velocemente per ospitare in aprile 1947 una gara internazionale per vetture sport.
Il vincitore fu internazionale, nella persona di Yves Giraud-Cabantous, la cui enorme Ecurie France Delahaye 135 fu capace di sventare ogni attacco da parte di un assortimento di grosse vetture sport italiane anteguerra, tra cui la gloriosa Alfa Monza di Balestrero. Fu indubbiamente una delle più belle gare del pilota francese, ormai completamente dimenticata.
Il circuito venne un po’ allungato per il 1948, ma non perse la caratteristica: “di essere un microscopico Nürburgring, sebbene molto piu lento”. Va detto che il cliché di “Piccolo Nürburgring” era applicato dalla stampa italiana a ogni circuito che presentava qualche cambio di pendenza: ne abbiamo conosciuti diecine. Gli dei del Nürburgring, quello vero, dovevano essere molti irritati da tanta irriverenza.
Sfortunatamente, il circuito di Ospedaletti era condannato fin dall’inizio. Il rettilineo principale era parte della via Aurelia e triplicava questo ruolo come principale viale cittadino, bordato di hotel, negozi e terrazze di caffé e come arteria suburbana principale tra San Remo e le cittadine a ponente, collegate da un popolarissimo filobus.
Il viale era anche bordato da alberi, che diminuivano di anno in anno poco prima dello svolgimento delle gare. Ciò creò proteste anche in quei tempi così poco ecologici.
Il traffico da e per la Francia veniva deviato sulla strada che affianca la ferrovia, uno stretto budello che causava terribili ingorghi, mentre il traffico locale e il filobus venivano semplicemente fermati i giorni delle corse. Per di più, la frazione di Coldirodi (Comune di San Remo) restava isolata in quei giorni. La parte in salita del circuito, infatti, quella dopo il famoso tornante, consisteva dell’unica strada che collegava Coldirodi col resto del mondo.
L’euforia postbellica aveva fatto accettare il sacrificio agli abitanti di Coldirodi, ma, in pochi anni, il loro scontento divenne sempre più vocale. Dopo la morte di uno spettatore nel 1951, il Gran Premio di San Remo fu abbandonato. Corse motociclistiche durarono fino al 1956 e la Lancia scelse Ospedaletti come base dei test pre-stagione dal 1953 al 1955.
Intanto, con una di quelle inspiegabili decisioni di cui l’Italia è maestra, al circuito di Ospedaletti fu concesso il titolo di Autodromo Permanente. Nello stesso tempo, una palazzina di quattro piani veniva costruita all’interno del tornante! (vedi foto)
Ma sebbene fosse “permanente”, il governo comunicò che il circuito sarebbe stato cancellato in seguito alle restrizioni imposte dall’incidente della Mille Miglia 1957, a meno di costose e sostanziali modifiche.
Così, all’inizio del 1958, un volonteroso inviato di Auto Italiana fu spedito a indagare sui pochi tracciati permanenti italiani, Monza, Modena, Vallelunga (non ancora allungata), Pergusa (non ancora finita), Imola, Siracusa e Ospedaletti, che erano allora permanenti solo di nome.
Arrivato in Riviera, questo giovane entusiasta scoprì che un terribile nemico si era infiltrato negli affari del circuito, la rivalità tra San Remo e Ospedaletti. Cominciò a intervistare il sindaco di Ospedaletti, il quale disse che il suo villaggio aveva sofferto più problemi che guadagnato vantaggi dal circuito in quanto Ospedaletti aveva una capacità alberghiera modesta. Inoltre il suo bilancio era un trentesimo di quello di San Remo, cosicchè, se investimenti ci dovevano essere, dovevano essere compito di San Remo. Parlò poi degli alberi, di Coldirodi e del filobus e concluse che se San Remo teneva poco al circuito, Ospedaletti ancora di meno.
Il reporter poi andò dal sindaco di San Remo, che disse che la sua città non avrebbe più investito una lira in un’impresa situata al di fuori dei propri confini. Ospedaletti aveva incassato le tasse locali provenienti dal circuito e loro non avevano visto nulla.
Era chiaro che entrambe le parti non volevano più saperne di gare automobilistiche. Il giornalista, dopo alcune bizzarre proposte riguardo la sicurezza, suggerì di chiedere al governo di intervenire presso l’ACI affinchè facesse i necessari cambiamenti d’ufficio e organizzasse le corse direttamente. Ciò naturalmente era privo di senso e del circuito di Ospedaletti non si parlò più.

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martedì, maggio 29, 2007

A TUTTA MANETTA

Troppo spesso chi scrive queste sintetiche biografie si domanda quanto sia lecito introdurre nella storia fatti e sentimenti personali. Con Colnago devo farlo per forza perché si è trattato di un’amicizia tardiva e di uno strano rapporto sbocciato quando lui, da anni sofferente dopo che un ictus cerebrale l’aveva colpito nel 1982, conservava intatti ricordi ed esperienze straordinarie che avrei tanto desiderato sentirgli raccontare, ma che solo con molta fatica era in grado di evocare. Da diversi anni a questa parte, l’ultimo dell’anno lo si festeggiava in casa Colnago a Ospedaletti, in Liguria, lui e la sua effervescente e simpaticissima moglie Nini, mia moglie ed io. La consuetudine è stata rispettata anche alla fine del 2000, con un posto vuoto in tavola: Giuseppe se n’era andato pochi giorni prima, ìl 22 dicembre, una settimana dopo aver compiuto 77 anni. Potevo non raccontare questa profondissima emozione per rispettare l’imparzialità di cronista e biografo? No, proprio non mi sembrava giusto. Sarebbe stato come tradire una amicizia di così difficile espressione da parte sua. Come quando gli chiesi: «Ma il curvone di Monza si faceva davvero in pieno con la Guzzi 350?». Lo sguardo gli si ìlluminò, fece l’antico gesto della manopola tutta spalancata e sbiascicando un po’ le parole mi confermò senz’altro: «Tutto in pieno»

Giuseppe Colnago
E adesso rientro nei ranghi, non senza un groppo alla gola Giuseppe Colnago è stato tra i migliori piloti degli anni Cinquanta, prima con la sua Gilera Saturno, poi ufficiale con le Gilera quattro cìlìndri e le Moto Guzzi monocìlìndriche e la mitica OTTO cilindri (e scusate se otto lo scrivo maiuscolo).
La sua fama internazionale gli è derivata forse più per aver portato alla prima vittoria la otto cilindri a Siracusa il 19 marzo 1957 che dalle pur brìllanti gare disputate nei precedenti nove anni con la Gilera. C’era grandissima attesa per questa moto ancora oggi… avveniristica per concezione; Colnago era stato appena ingaggiato dalla Moto Guzzi per la stagione 1957, quella era la sua prima gara con la «otto» e fu lui a portarla per la prima volta alla vittoria. La notizia fece il giro del mondo motociclistico.
Giuseppe ColnagoGiuseppe Colnago
Giuseppe, un bell’uomo di taglia atletica, coraggioso ma riservato cresciuto sportivamente con la disciplina della «seconda-guida» in un periodo in cui il caposquadra era nientemeno che Geoffrey Duke, era elemento fondamentale per la squadra Gilera che lo trattò forse un po’ troppo da gregario. Assai meglio lo comprese e apprezzò la Moto Guzzi e l’ing. Giulio Cesare Carcano che lo collocarono subito tra i piloti di punta e con buona ragione, sia perché vincente, sia perché generoso al punto di rischiare oltre misura quando paradossalmente era indispensabile farlo in quell’arroventato 1957. Nato a Caponago, in provincia di Milano, il 15 dicembre 1923, inizia a correre nel 1947 con una Gilera Saturno in 3a categoria e già un anno dopo arrivano le prime vittorie. Nel ’49 passa in 2a categoria, ma è nel 1950 che s’impone all’attenzione generale con una bellissima vittoria al Circuito di Ospedaletti, sotto la pioggia. La Gilera lo premia affidandogli una quattro cilindri con cui debutta al GP delle Nazioni a Monza. Colnago si trasferisce a Casale Monferrato dove lavora presso il concessionario Gilera Aldo Guaschino che assume anche il ruolo di suo «direttore sportivo», accompagnandolo frequentemente alle gare, molte delle quali vengono disputate col Saturno in alternanza alla quattro cilindri. La bella Saturno di Colnago si trova ancora presso la concessionaria Renault della figlia di Guaschino, Giuse, a Casale Monferrato. Con la Saturno Colnago vince a Locarno nel’ 51, a Mestre e Casale nel ’52, ad Aix Les Bains e Genova nel ’53. Con la «quattro» gli sfugge il GP dell’Ulster ’52 per un guasto, ma nel’ 53 è primo a Siracusa, Senigallia e Faenza, terzo a Imola nella Coppa d’Oro Shell, più ottimi piazzamenti nel mondiale. Nel’ 54 è però fermato subito da una caduta che lo blocca per l’intera stagione.
Si rifà nel’ 55 vincendo il GP del Belgio e con una serie di secondi e terzi posti nelle gare in Italia. Nel’ 56 nuovo stop per una caduta a Faenza e nel ’57 l’ingaggio della Moto Guzzi e subito la vittoria con la otto cilindri il 19 marzo a Siracusa. Ma un mese più tardi cade a Imola con la «otto» e può rientrare solo in luglio. Conclude alla grande l’annata con il secondo posto a Monza dopo la Gilera di Mc Intyre nella 350 e si aggiudica il titolo italiano della classe 500. Poi il ritiro della Moto Guzzi e l’addio alle corse.
Giuseppe Colnago
Nel 1960 si sposa con Nini, estroversa e piena di carica, e si stabiliscono ad Agrate Brianza dove Giuseppe apre una bella officina di riparazioni auto. Nel 1982, però, è improvvisamente colpito da un ictus cerebrale che compromette il resto della sua esistenza. Si stabilisce con la moglie a Ospedaletti in una bella villetta con ampia vista del golfo. Poco più sotto il Circuito dove colse nel 1950 una delle più significative vittorie. Poi l’aggravarsi della malattia e il silenzioso addio il 22 dicembre dell’anno 2000. Ma dimmi ancora una volta come si faceva il curvone. «A manetta. A tutta manetta».
E il gesto sembra adesso un saluto.

di Roberto Patrignani
(da In Moto – N.02/2002)

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martedì, ottobre 3, 2006

Gli esiti del 1947

Scritto da: MDO // Category: 1947,AUTODROMO,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS // 11:42 pm

La prima gara ufficiale sul Circuito di Ospedaletti vide la luce nel 1947 quando l’Avv. Remo Pestarino, il dott. Luca Vismar ed il capitano Michele Allavena, rispettivamente presidente, vicepresidente e consigliere dell’Automobile Club di Sanremo decisero di fissare per il 13 Aprile la data del II Gran Premio di Sanremo, gara automobilistica la cui prima edizione si svolse nel 1937 lungo le strade centrali di Sanremo; però nella 2° edizione la potenza dei motori e le dimensioni delle strade percorse mettevano sotto accusa la sicurezza dei circuiti cittadini.

Sorsero così i primi dubbi: la potenza dei nuovi motori e le dimensioni delle strade mettevano sotto accusa la sicurezza dei circuiti cittadini.

Si scoprì che Ospedaletti era attraversata da un lungo rettilineo raccordato da una strada di circonvallazione, permetteva di svolgere delle gare senza creare problemi di traffico in quanto la strada lungo la ferrovia permetteva il traffico veicolare.

Inoltre essendo le cittadine di Ospedaletti e Sanremo gestite a livello turistico dalla stessa Azienda di Soggiorno fu trovato l’accordo di mantenere il nome di Sanremo per la gara e quello di Ospedaletti per la pista.

La gara si snodava su un tracciato di 2.621 metri da percorrersi 25 volte in senso orario per una lunghezza complessiva di 65 Km.

Rapidamente si procedette al lavoro di riattamento delle strade interessate allargando alcuni tratti, correggendo le strade e migliorandone il fondo stradale. Vennero installate alcune tribune e riservate alcune zone (prati) per il pubblico fissando i biglietti di ingresso in 100 e 50 Lire.

La prima gara fu una prova dove si incontrarono vetture e campioni anteguerra. Venne classificata come gara di velocità per Vetture Sport Internazionale suddivise in tre categorie: fino a 750 c.c., 1.100 c.c., oltre i 1.100 anche turbocompressore.

Alle prove di qualificazione svoltesi il venerdì ed al sabato presero parte ben 64 concorrenti ed alla fine solo 21 di loro (sette per ogni categoria) si qualificarono per la finale di domenica.
Tra i “big” figurarono nomi come Luois Chiron su Cisitalia Sport e Tazio Nuvolari per la classe 1.100 c.c..

Nelle piccole cilindrate si impose Sesto Leonardi che con la sua Topolino Sport ottenne la media di 65,625 Km/h. Nella categoria fino a 1.100 c.c. vinse Torelli su una Fiat Volpini.

Nella classe regina si impose Yves Giraud Cabantous su Delahaye 135 MS 3600 del 1937 con una media di 73,370 Km ottenendo la meglio su Renato Balestrero con una Alfa Romeo 2300 Monza e Piero Ghersi su Alfa Romeo 2900.

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martedì, settembre 12, 2006

Libro d’Oro del Motodromo di Ospedaletti

  • Aggiornato sino al 1967
  • Classe 125
    1954 Ubbiali – M.V. Agusta
    1955 Ferri – Mondial
    1961 G. Milani – Patton
    1962 Taveri – Honda
    1963 Taveri – Honda
    1964 Taveri – Honda
    1965 F. Villa – Mondial
    1966 Taveri – Honda
    1967 Taveri – Honda
  • Classe 250
    1947 Francisci – Guzzi
    1948 Ambrosini – Benelli
    1949 Ruffo – Guzzi
    1950 Lorenzetti – Guzzi
    1951 Ambrosini – Benelli
    1952 Ruffo – Guzzi
    1955 Lorenzetti – Guzzi
    1956 Lorenzetti – Guzzi
    1961 Provini – Morini
    1962 Provini – Morini
    1963 Provini – Morini
    1964 Agostini – Morini
    1965 R. Torras – Bultaco
    1966 T. Provini – Benelli
    1967 S. Grassetti – Benelli
  • Classe 500
    1947 Bandirola – Gilera Saturno
    1948 Bandirola – Gilera Saturno
    1949 Masetti – Gilera Saturno
    1950 Colnago – Gilera Saturno
    1951 Valdinoci – Gilera Saturno
    1952 Duke – Norton
    1954 Bandirola – M.V. Agusta
    1955 Liberati – Gilera 4 cilindri
    1956 Liberati – Gilera 4 cilindri
    1961 Driver – Norton
    1962 Venturi – M.V. Agusta
    1963 Venturi – Bianchi
    1964 Caldarella – Gilera
    1965 G. Agostini – M.V. 4 cilindri
    1966 G. Agostini – M.V. 4 cilindri
    1967 C. Bergamonti – Patton
  • Classe 175 Sport
    1954 Brambilla – M.V. Agusta
    1961 L. Rossi – Motobi
    1962 Agostini – Morini
    1964 Ballestrieri – Motobi
  • Classe 125 Sport
    1963 Ballestrieri – Motobi
  • Classe 250 S.I.
    1966 Pasolini Renzo – Aermacchi
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giovedì, aprile 27, 2006

The clockwise version… il giro orario.

Scritto da: MDO // Category: 1947,AUTO DA CORSA,AUTODROMO,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO // 10:25 am

Ecco alcune meravigliose foto inedite della prima versione del tracciato di Ospedaletti, nel 1947 la versione del tracciato si correva in senso orario.. (vedi articoli nella categoria 1947)
Un sentito ringraziamento quindi a Flavio che ha recuperato queste splendide immagini.

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martedì, aprile 25, 2006

Lo sport motociclistico internazionale inaugura a Sanremo la nuova stagione.

Scritto da: MDO // Category: 1947,AUTODROMO,GOLDENYEARS,ITALIAN DOCUMENTS,MOTODROMO // 1:50 am

Due anni fa, aprile ’45, finiva la seconda grande guerra del secolo ventesimo, ma il mondo doveva ancora molto faticare per ritrovare, con la pace, il perduto equilibrio. D’altronde non si poteva pretendere che lo sconvolgimento determinato da sei lunghi anni di universale conflitto trovasse una concreta sistemazione in breve volger di tempo. Troppo gravi e profonde erano state le ferite perché potessero rimarginarsi con la pur desiderata rapidità; né si può dire che oggi ancora, pur dopo due anni d’intenso operare, tutto sia ritornato come prima. Oh no! siamo ancora molto lontani dall’assetto che il mondo aveva saputo darsi nell’intervallo fra le due guerre e sebbene il progresso tecnico sospinto dall’assillo bellico abbia compiuto passi da gigante, tuttavia l’adeguamento della via di pace alle conquiste realizzate durante la guerra è ancor ben lontano dall’essere raggiunto. Nè potrà esserlo in breve.

***

Il motociclismo considerato sotto i suoi aspetti e cioè quale industria, commercio, mezzo di trasporto, strumento di lavoro, di diporto e di sport, non poteva non sentire i contraccolpi propri di tutte le altre attività, né poteva sottrarsi al marasma generale provocato dalla guerra.
Divenuta macchina di guerra al servizio delle truppe operanti, la motocicletta, dal 1939 in poi, ha cambiato i connotati. Tutte le macchine costruite in Italia ed all’estero assunsero le caratteristiche proprie dei materiali di guerra, e le fabbriche non ebbero né tempo, né voglia, né possibilità di progettare e costruire modelli differenti da quelli militari.
La fine della guerra dischiuse all’attività motociclistica due vastissimi orizzonti: il primo abbracciava l’attività d’indole pratica e normale; il secondo l’attività sportiva ed agonistica. Si potrebbe dire che quest’ultimo abbia decisamente soverchiato l’altro. La passione sportiva, compressa dal lungo periodo di astinenza, sbocciò con un impeto travolgente né fu possibile contenerla. L’attività sportiva dilagò ovunque ed assunse aspetti talvolta assai preoccupanti: in ogni centro, grande e piccolo e non soltanto italiano, si vollero far gare. Non importa con quali mezzi; non importa con quale base organizzativa: gare e gare si vollero e si fecero, e ad ognuna di esse folle immense ed entusiaste v’assistettero, pigiandosi inverosimilmente ai margini dei circuiti sino a rendere vano qualsiasi sforzo inteso a contenerle.
Le fabbriche a loro volta furono assillate da richieste di modelli sportivi e nemmeno ad esse fu possibile contenere tale e tanta marea. Non avendo avuto né tempo né possibilità di creare modelli nuovi, fu giocoforza allestire in qualche modo macchine di modello antico, i prezzi delle quali salirono alle stelle. Oggi ancora, pur dopo due anni dalla fine della guerra, la richiesta di macchine di sportive è assillante, ed a mala pena le fabbriche riescono a costruire tipi normali, pur essi largamente richiesti da una clientela che non è ancor possibile accontentare.
La situazione del motociclismo internazionale è plasmata su questo cliché: enorme richiesta di macchine d’ogni tipo e impossibilità da parte delle fabbriche di evaderle.
In siffatta atmosfera che si potrebbe definire parossistica, sta per aprirsi la stagione sportiva 1947. Il calendario internazionale segna alla data 20 aprile il ” Circuito Città di San Remo “, che sarà la prima importante gara d’annata. Ed è a tale gara che queste note vogliono essere dedicate.

***

Dopo quanto s’è rapidamente accennato nelle righe che precedono, sarebbe non conforme alla realtà attendersi per il Circuito della Città di San remo una partecipazione di uomini pur col materiale umano-meccanico che ognuno conosce, la prima gara internazionale dell’anno in corso, non mancherà d’interessare: anzi d’interesse ne avrà moltissimo per un cumulo di ragioni, a cominciare dalla natura del percorso il quale non soltanto dal punto di vista panoramico si differenzia grandemente da quelli sui quali si svolsero le gare del dopo guerra. Si può anzi aggiungere, a proposito di percorso, che difficilmente s’è avuto qualcosa di simile anche negli anni che precedettero il conflitto. Bisognerebbe forse volgere il pensiero al non dimenticato Circuito del Lario per trovare qualche analogia col Circuito prescelto dagli organizzatori della Riviera dei Fiori: ma si tratterrebbe di una pura e semplice analogia, in quanto il tracciato del Circuito di Ospedaletti travalica e supera sotto ogni aspetto il pur superbo ed affascinante Circuito Lariano.
Qualcuno, visitando il Circuito della Riviera dei Fiori, ritenne possibile un seppur lontano accostamento col Tourist Trophy Inglese. Oibò! la lontananza è veramente incommensurabile, né crediamo possibile ogni confronto col famoso tracciato di Douglas, il quale corre bensì dal mare alla montagna al pari di questo, ma d’assomiglianza proprio non ne ha. Basterebbe del resto, pensare all’antitesi delle due plaghe per persuadersene immediatamente. Lassù vi è il pallido mar d’Irlanda che non cessa d’esser tale anche nelle giornate più luminose e v’è la montagna più brulla che madre natura può dare; il tutto avvolto in un clima che pur di piena estate consiglia l’uso di vesti niente affatto leggere. Clima e paesaggio nordico a cominciare dalla vicenda della giornata che non termina mai perché l’alba quasi si sposa con il tramonto.
Oh incanto della Riviera dei Fiori! cielo e mare di perenne incomparabile azzurro; palme gigantesche che coprono il piano ed il monte quasi a proteggere l’eterna fioritura di splendenti rose e garofani dalle mille tinte in una profusione che quasi stordisce e che avvince ed obbliga ad esclamare che nessuna maggior bellezza può esservi al mondo. E clima che giammai conosce i rigori delle stagioni: soavità di profumi nel dolce tepore di una continua primavera, allietata da albe iridescenti e da crepuscoli di sogno cui seguono notti languide sotto miriadi di lucide stelle che si specchiano nell’infinita serenità di un mare che non ha uguali. No, no! nessun confronto può reggere e nemmeno la più motociclistica delle mentalità adusata a trovar vestigia di Tourist Trophy laddove una strada si snoda serpeggiante sui fianchi di una montagna prossima al mare, può trovar motivo di paragone fra i percorsi di Douglas e di Ospedaletti.
Ci si trova tra l’altro agli antipodi anche nell’esaminare i percorsi dal punto di vista tecnico. Ed a tal proposito conviene affermare che ormai i circuiti a lungo sviluppo hanno fatto il loro tempo. S’è dianzi accennato al Circuito del Lario tanto bello quanto famoso negli annali dello sport motocilcistico. Ma chi oserà più, ai tempi attuali, affrontare l’organizzazione di un Lario con i suoi trentasei chilometri di sviluppo? E chi può dire che lo stesso Tourist Trophy inglese, lungo circa sessanta chilometri non abbia perduto ormai tutto il suo fascino?
Mutano i tempi e anche i sistemi di gara son destinati ad evolversi. Il pubblico d’oggi non ama più attardarsi nelle lunghe attese di passaggi distanziati. Le partenze a cronometro non interessano più. Le gare vissute senza il brivido dell’immediato confronto non attraggono più lo spettatore frettoloso ed assetato d’emozioni. Né si vuol dir con questo che siano degni di lode i circuiti stracittadini dei quali del resto e ben giustamente i nostri poteri sportivi han fatto giustizia specie nei confronti delle gare maggiori. Si vuol dire soltanto che anche in materia di percorsi la virtù sta nel mezzo: né troppo lunghi, né eccessivamente corti, ossia proprio quel che han fatto (e che ancora meglio faranno in avvenire) gli organizzatori sanremesi.
Vedrà il lettore in altre pagine di questo fascicolo la pianta del percorso di Ospedaletti ed il profilo altimetrico del medesimo. Siamo di fronte ad un terreno di gara tecnicamente interessantissimo. Un breve rettilineo di lancio per la partenza in linea e poi subito all’attacco dell’ascesa dopo una curva ad angolo abbordabile sulla destra senza troppa difficoltà. La salita non è mai troppo ripida mentre le curve che si susseguono quasi ininterrottamente possono essere affrontate a buon regime. Conviene avvertire che gli organizzatori non han badato a sacrifici pur di eliminare le maggiori difficoltà del terreno. Molte modifiche furono eseguite, e parecchie sopraelevazioni intese a render quasi nullo il pericolo d’andar fuori strada. Tutt’altro che facile è da considerarsi il percorso di Ospedaletti, ma massacrante non lo è. Medie elevate non saranno possibili, ma l’andatura potrà essere sostenuta, e perciò severo il collaudo degli uomini e delle macchine. Raggiunto a quota 56,850 il culmine dell’ascesa, s’inizia la discesa pur essa serpeggiante ma non pericolosa: e il compimento dell’anello avverrà poche centinaia di metri prima del traguardo.

***

Al momento in cui le presenti note son scritte non si conoscono ancora con esattezza i nomi dei gareggianti di San Remo: si è però facili profeti prevedendo l’incontro sul magnifico terreno della Riviera dei Fiori dei migliori elementi dello sport motociclistico internazionale.
Converrà aggiungere che son legione coloro che han manifestato il desiderio di prendervi parte: ma la situazione motociclistica alla quale abbiam fatto più sopra riferimento provocherà di per se stessa una notevole selezione di valori.
Per partecipare ad una gara motociclistica non bastano la buona volontà e la bravura: occorre anche un adeguato mezzo meccanico. Ed oggi come oggi i mezzi meccanici non abbondano.
Avremo senza dubbio a San Remo un buon confronto fra piloti internazionali: ma quali macchine saranno della partita? Questo interrogativo non vale soltanto per San Remo ma vuole estendersi a tutte le gare della stagione che appunto a San Remo incomincia.
Inutile illudersi e cercare di illudere: di fabbriche che costruiscono macchine adatte alle competizioni di maggiore impegno ve ne sono poche in Italia e ancor meno delle altre Nazioni, prova ne sia l’affanno col quale gli stessi corridori inglesi cercano di accaparrarsi le macchine italiane.
La Guzzi e la Gilera sono su gli scudi, ma ahimé! anch’esse non possono far miracoli in linea quantitativa perché le macchine per le corse debbono essere particolarmente curate per la messa a punto, il che richiede personale specializzato che non lo si improvvisa.
In Inghilterra Norton , A.F.S. , Sunbeam , Velocette ed altri preclari nomi d’industrie un tempo famose, sembrano in tutt’altre faccende affaccendate, tant’è vero che voci poco promettenti corrono persino a proposito del Tourist Trophy il quale minaccia di non essere più la pietra di paragone dell’industria vera e propria, ma soltanto l’estrinsecazione di un fervore sportivo che trova scarsa rispondenza nel campo industriale.
Negli anni che precedettero la recente guerra la Norton, forniva macchine speciali da corsa ai corridori di molte Nazioni ed aveva un gruppo di corridori alle proprie dipendenze dirette che alimentavano le principali gare internazionali e facevano man bassa di vittorie e di premi quasi ovunque, specialmente nella classe 500. Oggi le cose son cambiate anche nei confronti della Norton e non v’è notizia di prossima ripresa. Fra l’altro, e senza voler infirmare l’eccellenza della famosa marca inglese, non bisogna dimenticare che già nel ’37, ’38 e ’39 la Norton si era trovata “handicappata” di fronte alla produzione da corsa italiana e tedesca. Con l’entrata in scena della Gilera 4 cilindri accanto alla Guzzi e con la definitiva messa a punto della B.M.W. , la Norton si trovò chiusa anche nella classe 500 tant’è vero che non solo perdette in quel Tourist Trophy nel quale era abituata da anni a primeggiare, ma fu battuta anche nel Gran Premio dell’Ulster la gara britannica più veloce, e perdette il Campionato d’Europa che appunto nella classe 500 fu appannaggio della Gilera pilotata da Dorino Serafini.
Ora non ci si allontanava molto dal vero quando si afferma, come qui affermiamo, che la classe 500 di Sanremo, vedrà ripetersi l’appassionante duello Guzzi-Gilera al quale abbiamo assistito in fine di stagione a Genova. Marche che al giorno d’oggi possano tener fronte a queste due non ne vediamo, per il momento: a meno che non entri in scena all’ultimo momento qualche outsider.

D’altra parte conviene precisare che sebbene ridotto, in fatto di macchine, ad un duello Gilera-Guzzi vi sarà da trattenere il fiato durante la disputa del Circuito di Sanremo. Due soltanto le marche (o poco più) ma molto ben preparate e molti gli uomini in grado di guidarle magistralmente: e in gare come queste gli uomini hanno un valore decisivo. Preghiamo il lettore di pensare a ciò che potrà, ad esempio, scaturire dal confronto Pagani-Balzarotti. Chi ha visto la finale del Circuito della Superba non potrà restare assente ad Ospedaletti. Balzarotti fu battuto per un soffio sul traguardo dopo un corpo a corpo durato oltre un’ora e che fece spasimare tutti gli spettatori. Figurarsi se Balzarotti non vorrà prendersi la rivincita, e figurarsi cosa farà sul saliscendi di Ospedaletti. Per contro Pagani, che conquistò la maglia tricolore appunto a Genova, non sarà certo disposto a “mollare” di fronte al giovane focoso rivale. E sui percorsi difficili Pagani sa il fatto suo come non pochi. Varrebbe la pena di fare un viaggio anche dall’America per vedere quei due uomini impegnati sul percorso di Ospedaletti.
Dobbiamo aggiungere che il prestigioso Tenni sarà della partita: e se a Genova il mezzo meccanico lo obbligò a lasciar via libera ai due litiganti, state pur certi che a Ospedaletti farà non solo da terzo incomodo ma anche da protagonista. E un Tenni lanciato in pieno su quelle ascese, su quelle discese e in quelle curve sarà un numero d’eccezione, e una cosa meravigliosa da vedere.
Tutto questo senza dimenticare i due fratelli Luigi e Jader Ruggeri e senza lasciar da parte Bandirola e Brini e tutta l’altra compagnia dei “cinquecentisti”, nuovi e vecchi. Ché seppoi fra i concorrenti esteri ne salterà fuori uno o due capaci di tener testa ai nostri, facile è immaginare quel che potrà accadere. Non per nulla Balzarotti ha affermato che quest’anno non vuol vedere nessuno precederlo sotto i traguardi. Ed è uomo in grado di mantenere la parola.

***

Nella classe 250 la Guzzi farà come sempre la parte del leone. Peccato che la Benelli non sia ancora in grado di competere ufficialmente: ma non è escluso che qualche macchina messa a punto da Giovanni Benelli possa far capolino. Si dà quasi per certa la presenza di una o due Parrilla , la nuova marca che sta preparandosi ai futuri cimenti. Il debutto potrebbe essere interessante. Ad ogni modo anche se le 16 macchine ammesse saranno tutte Guzzi, scaturirà da questa gara una battaglia elettrizzante.
A gran signore grande onore: il campione d’Italia Nino Martelli , tutto pieno d’ardire e d’ardore mica vorrà far sfigurare la sua fiammante maglia tricolore (anche se sarà sostituita da una striscia sul casco). Ah no: Martelli non la cederà a nessuno sulle balze della Riviera dei Fiori, lui che ama farsi fotografare tra i fiori e con contorno di avvenenti signore (vedi fotografia della vittoria di Genova). E il suo amico nonché degno rivale Lorenzetti dovrà molto sudare per stargli dietro. Però Lorenzetti parla poco ma corre bene, e quest’anno pare non abbia troppa intenzione di lasciar passare i pur valorosi compagni di scuderia. Il duello Martelli-Lorenzetti farà numero d’eccezione a Sanremo.
Bruno Francisci non ha però ancora inghiottita l’amara pillola del perduto campionato 1946 , e farà vedere che quando il percorso è difficile lui non teme nessuno. Per quest’anno poi i duecentocinquantisti di prima categoria dovranno fare i conti con Bruno Ruffo e Dario Ambrosini , giovani focosi ed abili che ambiscono a primeggiare nella specialità. Né conviene dimenticare gli anziani: Alberti , non più giovane ma sempre valido; Celeste Cavacciuti sempre pilota di primo piano. E fra tutti in prima linea il bravo Gianni Leoni , reduce dai molti trionfi esteri. Potremmo nominare ancor molti se lo spazio non costringesse a concludere queste note d’avanprogramma.
E la conclusione deve esaminare questi due elementi. Primo è che sebbene le marche in lizza a Sanremo non saranno molte, vivacissima sarà la lotta in entrambi le classi. Vi sono nell’una e nell’altra gruppi di uomini di eccezionale valore disposti a tutto osare pur di vincere: di qui lo scaturire di una lotta serrata ed incertissima che terrà avvinti gli spettatori dal principio alla fine delle due gare. I chilometri da percorrere non sono pochi (i giri saranno 60); la strada è bella ma difficile. Ci vuol poco a rendersi conto che a Sanremo si vedrà uno spettacolo forse più unico che raro.
Il secondo elemento è costituito dalla presenza a Sanremo dei delegati delle Nazioni estere partecipanti al Congresso della Federazione Internazionale dei Clubs Motociclistici.
Questi delegati sono, in sostanza, gli organizzatori delle principali gare estere. Essi assisteranno alla corsa di Ospedaletti e “vedranno” i concorrenti all’opera. Da questo esame dipenderanno le future chiamate all’estero dei concorrenti che più si saranno distinti. Quella di Sanremo sarà dunque la gara “esame”, la prova di maturità: chi conquisterà buoni voti andrà sicuramente a correre oltre frontiera e in Paesi a valuta pregiata. La parola “ingaggio” è molto brutta e a noi ripugna il discorrere di vil moneta: ma ai tempi che corrono e con le ingenti spese che ogni cosa richiede, è pur necessario scrivere la brutta parola ingaggio cui corrisponde il vocabolo “quattrini”. D’altronde a gareggiare all’estero i nostri bravi corridori ci van volentieri anche se non hanno nulla da guadagnare. Siamo certi che tutti rinuncerebbero ai premi ed agli ingaggi pur di vincere in terra straniera.
Ai partecipanti alle gare di Sanremo sono virtualmente aperte le frontiere: quella di Sanremo è la prima gara del calendario internazionale 1947 il quale è nutritissimo di corse in tutti i Paesi. Amici corridori motociclisti: cinquanta delegati di Federazioni estere vi guardano: Messieurs, faites votre jeu!

GINO MAGNANI