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Villoresi urta contro una macchina ferma e si ritira.
DAL NOSTRO INVIATO
Sanremo, lunedì sera.
Alle 15 precise il mossiere dà il segnale del via. Il gruppo delle 17 macchine scatta fragorosamente e Ascari abborda per primo la curva dopo il rettilineo. Bira, pressato da altri concorrenti, urta contro un muricciolo e sfonda il radiatore. Dopo cinque giri in ultima posizione, rimane senza acqua e si ritira. Così il Sesto Gran Premio automobilistico di Sanremo resta privato subito di uno degli argomenti tecnici più attesi: il confronto tra la scuderia Ferrari e il nuovo motore Osca 4500 del Principe siamese.
Le tre Ferrari intanto hanno imperiosamente afferrato le redini della corsa con Ascari incalzato da Villoresi a pochi secondi, mentre Serafini si impadronisce della terza posizione. Egli va perdendo qualche minuto secondo ad ogni giro dai due compagni di scuderia, ma domina a sua volta il plotone degli avversari.
Anche le deboli speranze che De Graffenried possa rivaleggiare con la squadra delle Ferrari, cadono ben presto. La Maserati 1500 dello svizzero non si dimostra in grado di battagliare per il primato e il pilota preferisce accontentarsi della quarta posizione. Quinto viene Fischer con la sua Ferrari 2550, di modello sperimentale.
Se si aggiunge che al quinto giro Ascari batte il record di Bira (record che resisteva da due anni) gran parte della corsa vera e propria è già raccontata. La gara durerà 190 giri, per quasi tre ore, ma agonisticamente lo spettacolo è finito dopo un quarto d’ora, il successo delle Ferrari è ormai scontato dopo pochi passaggi.
Non manca però qualche forte emozione per le ventimila persone, accorse in gran numero anche dall’estero, al richiamo della gara di Ospedaletti, nonostante la minaccia di pioggia. Al 16° giro il corridore inglese Parnell urta contro il parapetto della penultima curva sfasciando una ruota della sua Maserati. La macchina resta bloccata su un lato della strada e inamovibile fino a che la corsa non sarà terminata. Provocherà poi un grosso guaio.
Mentre Ascari, Villoresi e Serafini continuano indisturbati la loro marcia a una media sempre superiore a quella di Fangio, vincitore su Alfa Romeo lo scorso anno, De Graffenried perde il quarto posto dovendo fermarsi a fare benzina al 32° giro e poco dopo per cambiare candele. Viene superato da Fischer, dalla Maserati 1500 del’americano Henry Shell e dalla Talbot del francese Cabantous e poi, al 60° giro, nuove noie alle candele costringono De Graffenried al ritiro.
Ancora due giri e accade il più grosso colpo di scena: Villoresi è sempre secondo. Egli ha rallentato un poco l’andatura, cosicché Ascari dal 35° giro ha accumulato circa mezzo minuto di vantaggio. Villoresi al 62° passaggio sfiora la macchina di Parnell, ferma alla penultima curva. Nel giro successivo non riesce a evitarla, la investe, s’arresta infine contro le balle protettive di paglia. Villoresi è incolume ma la sua Ferrari esce dall’incidente con il radiatore sfasciato e a malapena il pilota può guidarla fino ai box.
Ritiratosi Villoresi, la giornata non ha davvero più storia. L’ordine di marcia resta invariato fino al traguardo finale, con Ascari primo, il cronometrico Serafini secondo, Fischer bravamente terzo e Shell quarto. Serafini è stato l’unico a non essere doppiato da Ascari, grazie anche alla fermata di quest’ultimo al 75° giro (un minuto circa) per un rifornimento precauzionale d’olio. Tutti gli altri avevano almeno un giro di svantaggio quando non si era neanche a metà gara.
Invero la lotta non è stata nè poteva essere vibrante, data l’assenza dell’Alfa Romeo e l’incidente di Bira. Questo Circuito di Sanremo dice tuttavia una parola molto importante in campo tecnico: Ascari ha collaudato, nella sua corsa vittoriosa (conquistando finalmente il suo primo successo del 1951 dopo parecchia sfortuna), il nuovo motore Ferrari 4500 centimetri cubi a doppia accensione. Il debutto di questo motore, specie come resistenza, non poteva essere migliore. Sicurissimo altresì il rendimento delle altre due Ferrari 4500 di Villoresi e Serafini, del tipo che già si affermò a Siracusa e a Pau con Villoresi.
stampasera 23/4/1951





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