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martedì, gennaio 25, 2011

UNA CARTOLINA DA OSPEDALETTI

Scritto da: MDO // Category: EMEROTECA,ITALIAN DOCUMENTS,MOTODROMO,PILOTI,TODAY // 7:34 pm

Se avessi avuto negli anni Sessanta la casa di villeggiatura a Ospedaletti, così dov’è situata attualmente, avrei potuto seguire lo svolgimento delle corse correndo da una finestra all’altra lato monte e lato mare. Capirete, la televisione non trasmetteva che raramente corse motociclistiche e la telecronaca me la sarei fatta da solo inquadrando con la “camera uno”(il soggiorno) il tratto del raccordo con I’Aurelia in direzione del traguardo, mentre con la “camera due”(il terrazzo della cucina) avrei potuto indovinare dal suono dei motori (più che vedere proprio chiaro e netto come stavano andando le cose nella discesa medio-veloce che, conduce alla curva Clemencigh al Cimitero. Accostamento che purtroppo fa ricordare che Oscar Clemencigh, veneto di nascita, monzese di adozione, fu l’unico pilota a perdere la vita nel circuito ligure, in una banale caduta da” prima”, il 23 Aprile 1950.

Devo infatti dire con orgoglio che sono un veterano del Circuito di Ospedaletti: prima come giovanissimo spettatore undicenne della prima edizione del 1947 , accompagnato da mia… nonna Angiolina. L’unica della famiglia che parve entusiasta quanto me di prendere il filobus da Sanremo (dove ci trovavamo in vacanza) a Ospedaletti, intrufolarci tra la folla alla curva del Piccadilly e godere una memorabile giornata tra il risucchio dei motori nella staccata che precedeva la curvetta da prima e la mitragliante ripresa dei monocilindrici su per la salita che conduce alla parte alta del circuito. Emozioni, suoni, odori che il trascorrere del tempo il potere di affievolire minimamente. Sul circuito di Ospedaletti ci tornai ripetutamente nel 1950, 51 e 52. Dividendo a metà le spese, io e l’amico Antonio Bressan, noleggiavamo a Sanremo delle Rumi Turismo e ci… lanciavamo alla folle velocità di 70 kmh lungo l’Aurelia e poi a completare tutto il giro per imparare bene il circuito: chissà mai che un giorno…

Infatti il giorno venne e nel 1961 presi davvero parte alla corsa delle125 con una Ducati Monoalbero nella gara di Campionato Seniores del 24 Settembre. Le cose andarono bene perché arrivai terzo, dopo Gilberto Milani con la Paton e Mencagli con la Ducati bialbero, ma precedendo dei” bei nomi”. In più nacque spontaneamente in quella occasione il sodalizio” con l’amico e collega Mario Colombo (non il “nostro” Ing Sandro Colombo di Legend Bike, che a quei tempi aveva impegni di ben altra levatura), il quale si mise a farmi delle segnalazioni su una lavagnetta in prestito, evitando che mi venisse insidiato il podio da Alfredo Balboni con la Mondial.

Da allora, fino al ’66, partecipai a otto edizioni del Circuito di Ospedaletti nelle classi 125 (Ducati), 250 (Morini), 350 e 500 (Aermacchi) con risultati che dopo il 3° iniziale, comprendono tre 5° posti, due 7° e…due cadute. Tengo a precisare che all’insaputa dei più, posso anche dichiararmi “vincitore” della classe 350 nel 1967. Il fatto è che quell’ anno 350 e 500 correvano insieme nel campionato Italiano, con punteggio separato, arrivando quinto nella 500, ma primo delle 350 con l’Aermacchi, mi spettò punteggio pieno e tanto di Coppa. Ma non è la stessa cosa…

Mi sono lanciato in questa” rievocazione” un po’ troppo personale perché Ospedaletti ha rappresentato qualcosa di importante nella mia vita, al di là delle corse. Per anni è stata sede prediletta di vacanze (più invernali che estive) e, in alcuni casi, di convalescenza per riacquistare la salute nel clima più indicato; ho poi fatto numerose, belle e durature amicizie, benché non poche di queste siano state interrotte bruscamente, (ma non dimenticate) da premature scomparse; altri hanno cambiato invece vita e residenza; pochi li rivedo ancora. Avevo poi instaurato un bel rapporto con Enrico Lorenzetti,”idolo” della mia gioventù, che insieme alla famiglia trascorreva parte dell’inverno a Ospedaletti, ma è morto nell’89. Mi è stato di consolazione fare recentemente amicizia con Giuseppe Colnago, “ufficiale” di Gilera e Moto Guzzi, che, insieme alla brillante moglie Nini, vive stabilmente a Ospedaletti, dove ci frequentiamo assiduamente, specie nel periodo natalizio. A Ospedaletti hanno casa anche il pilota della Rumi Bruno Romano e il collezionista bustese Romano Colombo, Poco distante posso incontrarmi con Amilcare Ballestrieri, Paolo Isnardi, Guido Mandracci, Vincenzo Novella e, spingendomi un po’ più in là ancora, con Ezio Mascheroni, per non parlare di amici d’infanzia, non motociclisti praticanti, che ancora vedo, Ah, stavo quasi per dimenticarmene”, a Ospedaletti ho anche conosciuto la mia futura moglie”.

Detto tutto ciò spero mi si perdoni qualche sdolcinatura sparsa qua e là in questo ricordo di Ospedaletti che esula un po’ dalla formula della nostre rubriche” Parco Conduttori”, per questioni affettive. Rientrando però prontamente nei ranghi, eccomi a domandarmi come potessero trovare posto i concorrenti di quattro classi (Case ufficiali incluse) nell’esiguo spazio della piazza che si trova a lato dell’ Aurelia, nel bel mezzo della cittadina, e che pure fungeva da zona traguardo, box, tribunetta d’onore e stampa, premiazioni, commento agli altoparlanti e quant’ altro faceva capo all’organizzazione messa insieme con grande coraggio dal Comandante Michele Allavena (lui pure non c’è più), che rappresentava uno dei più grandi pericoli tra i non pochi naturali della gara ligure: attraversava difatti spesso la strada proprio in zona d’arrivo ( un curvone vero e proprio per le moto più veloci), facendo più volte sfiorare la tragedia con un candore che aveva del fanciullesco.
Benchè si dica della spilorceria dei liguri, Allavena era tra i pochissimi che a quei tempi, dava ai corridori privati un bel…dieci o ventimila in più di quanto previsto dalla “diaria” della PSI. Si faceva la fila in un corridoio nel seminterrato dell’Hotel Firenze, e lì Allavena personalmente, maneggiando i soldi dell’incasso della giornata, li distribuiva, come novello Robin Hood, alla… marmaglia che aveva combattuto ai suoi ordini, Naturalmente Agostini e i più blasonati ricevevano la loro mercede in privato senza dover mostrare la Licenza di Conduttore come tutti noi altri.

Ritornando all’inverosimile i “paddock “- dove miracolosamente tutti riuscivano a convivere per un paio di giorni, è fuor di dubbio che un solo Camion Corse di quelli che si usano allora disponibile. Spazio che aveva per giunta una caratteristica unica e… preoccupante: era piastrellato, per cui avviare le moto a spinta era come tentare un minuetto con un mulo recalcitrante su una superficie ghiacciata. Bisognava mettere in compressione, “chiamare” del giusto la benzina nella vaschetta, regolare, minuziosamente l’anticipo per evitare il contraccolpo, quindi urlare “strada, strada!!” per aprirsi un varco davanti alle ruote con l’aiuto di non meno di tre volontari, spingere a più non posso, sperando che il motore prendesse al primo colpo.

Nonostante piccoli e medi inconvenienti, tutti si andava volentieri a correre a Ospedaletti perché era come partire per una bella vacanza.

Molti solitari in quella occasione comparivano con la moglie e la fidanzata, gli alberghi erano numerosi e accoglienti, il cibo tipico ed eccellente, l’entusiasmo tanto, portato anche dai vicini francesi. Benché dislocati principalmente all’Hotel Firenze, all’ Alexandra, al Metropol, al Floreal e nelle varie pensioni, l’atmosfera era quella di una festa comune a tutti, specie nell’ora di cena, allorché ti ritrovavi ad commentare la giornata di prove con vicini di tavolo d’ogni “rango”.

Non mi impegno, in questa occasione, a fare la storia del Circuito di Ospedaletti. Mi limito a riproporre l’unicità, la felice collocazione naturale, il clima e la cordialità, con una speranza: che venga almeno organizzata una Rievocazione Storica degna del luogo e della tradizione, con le debite varianti “logistiche”, specie per quanto riguarda l’ubicazione del Parco Conduttori e relativi mezzi.
Sento che il periodo potrebbe essere quanto prima propizio perché abbiamo un sindaco, Flavio Parrini che, oltre a svolgere al meglio il proprio operato, è sportivo praticante ed eclettico. C’è poi Alfredo Calvini, da sempre animatore appassionato di ogni attività motoristica e… folcloristica. E perché non” recuperare”dalla vicina Costa Azzurra Paolo Marchioni, trascinatore numero uno ai tempi delle gare anni Sessanta.

Tutti quanti primattori e comparse dei tempi andati tornerebbero con entusiasmo a Ospedaletti e insieme a loro potrebbe figurare qualche grande protagonista del motociclismo d’oggi, scegliendo opportuna data fuori stagione.

Noi l’idea l’abbiamo lanciata e siamo pronti a fare la nostra parte.

Roberto Patrignani

(fonte: da Legend Bike 1999)

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giovedì, gennaio 13, 2011

L’inedito e velocissimo Jeoff Duke

Scritto da: MDO // Category: 1952,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 7:47 pm

Ecco a voi due splendide ed inedite immagini di Geoffrey Duke ed una di Arthur Wheeler sul Circuito di Ospedaletti, GP 1952. Duke vinse la gara dominando la corsa sulla sua incredibile Norton Manx, arrivò volando durante la notte da Silverstone a Nizza avendo quindi pochissimo tempo per prepararsi. Di quella gara abbiamo diversa documentazione fruibile qui (link) e anche un bellissimo video. (link)

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martedì, gennaio 4, 2011

Silvano Bertarelli

Scritto da: MDO // Category: 1969,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI // 6:46 pm


Ciao a tutti e buon anno ancora, dopo le feste e un breve distacco da MDO torno con piacere a leggere commenti e discussioni sul tema più caldo di questo sito, le due ruote! Ecco allora che partendo dalle discussioni di Virgilio o Ilio per gli amici e di nomi del calibro di Silvano Ricchetti e Mario Fiorentino, ho trovato questa immagine scattata sul Circuito di Ospedaletti, una bellissima foto di Silvano Bertarelli su Aermacchi Aletta 125, non so quale anno fosse ma adesso lo scopriremo. Grazie a tutti voi per arricchire con le vostre testimonianze dirette il senso di questo lavoro che da qualche anno porta entusiasmo agli appassionati di questo genere. Ps. Ho letto che questa immagine fu usata come pubblicità del macchi aletta…

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sabato, gennaio 1, 2011

Le accuse a Fangio

Il mondo automobilistico è In subbuglio per la rivalità, tra Fangio e Villoresi e Ascari. Domenica scorsa a Sanremo la polemica si è fatta rovente. Villoresi e Ascari sono molto seccati perchè l’Alfa ha ingaggiato proprio il loro acerrimo antagonista argentino. La ruggine è vecchia, dallo scorso inverno, in Argentina. Facile, per Fangio, prendersi la rivincita contro gli assi italiani, con la macchina che gli hanno affidato! Villoresi, a Sanremo, ripeteva amareggiato: « Quello che mi dispiace di più è che proprio degli italiani abbiano fornito ad uno straniero il mezzo per sconfiggere, senza sforzo, noi italiani…». Ma l’Alfa sostiene che non si poteva fare altrimenti. Essa è estranea a quel che accadde in Argentina, alle accuse ingiuste dei connazionali di Fangio contro Villoresi. L’argentino ha dimostrato diverse volte di saper vincere. Non sa invece perdere, cerca scuse quando rimane sconfitto. Brutta cosa, nello sport! D’accordo — dice l’Alfa — ma noi non c’entriamo nulla con questi precedenti. Noi abbiamo ingaggiato Fangio soltanto perchè va molto forte e ci serve per il nostro ritorno alle corse. «E c’era proprio bisogno — ribatte Villoresi — di dare a Fangio l’unica macchina con cui vi siete presentati a Sanremo?». « Manca meno di un mese al Gran Premio d’Europa. Avevamo bisogno di vetrificare il rendimento della nostra « Alfetta 158 ». Ed era necessario che Fangio prendesse confidenza, in gara, con la difficile macchina a lui nuova. Cosa ne possiamo noi dell’Alfa se tra Fangio da una parte e Villoresi e Ascari dall’altra ci sono dei conti da regolare?». La Casa milanese aveva in programma di presentarsi a Sanremo con due macchine. Per impegni con gli organizzatori, una doveva essere data a Fangio. Poi l’Alfa ha potuto disporre di una sola auto. I conti tornano. Sono calcoli gelidi, ma esatti. Anche il punto di vista di Villoresi ha una sua logica, umana, calda, che afferra il cuore degli sportivi. L’essenziale è non cadere nello stesso errore degli argentini, i quali fanno di Fangio una questione di prestigio nazionale. Villoresi e Ascari non tarderanno a disporre di un mezzo per battersi alla pari con l’argentino. Il tempo sarà, galantuomo anche qui.
d. z.
fonte: Stampa Sera, Aprile 1950