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venerdì, 27 giugno 2008

Ci sarà Agostini…

Post inserito da: MDO alle ore: 10:01 // Classificato in:
LITTLE NURBURGRING,Rievocazione storica,TODAY //

da “La Stampa” del 25/06/2008

Ci sarà Agostini l’ultimo vincitore: ..” un’idea nata prima con un blog su un sito internet che ha rievocato le vicende storiche e creato un archivio, prezioso e ricco, di dati storici e fotografici sull’eventi. Un’idea ora trasformatosi in una rievocazione, con personaggi e moto d’epoca…”  

vedi l’articolo integrale

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giovedì, 19 giugno 2008

L’officina di Mandracci

Post inserito da: MDO alle ore: 12:58 // Classificato in:
LITTLE NURBURGRING,TODAY //

Proprio così, per molti nota e per alcuni sconosciuta, l’officina in cui si ritirò Guido Mandracci dopo la sua  carriera sportiva è tutt’oggi operativa. Varcando la soglia ho potuto respirare lo spirito sportivo rimasto ancora acceso, ma oggi rivolto al mondo Kart.. infatti proprio in questo luogo si preparano oggi i bolidi dei nuovi campioni italiani, sempre ad Arma di Taggia corrono sull’omonima pista a lui dedicata. Ho rubato qualche immagine con il cellulare, intorno a me ogni cosa parlava di Guido, le mani e l’ingegno meccanico del pilota si vedono sui suoi oggetti ancora lì, i trofei impolverati, le carene delle moto in ogni angolo. Una sua tuta… Vincenzo Novella suo fedele compagno di avventure mi ha incontrato e con lui ho passato qualche decina di minuti con la promessa di andarlo a trovare molto presto per riportarvi la sua intervista…
Qui sotto, una delle due Yamaha IB1 350cc (ciclistica bimota) sponsorizzate Vitaloni (TO) con cui nel 1974 Guido Mandracci corse gli ultimi Gp italiani nelle categorie 350cc e 500cc. La moto oggi di Maurizio Scarlino, è stata restaurata con grande passione e fedelmente riportata ai giorni nostri. 1

  1. Il potenziamento delle due Yamaha IB1 (351cc) permetteva secondo il regolamento del periodo di correre sia nella categoria 350 che nella 500 (Mdo)
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venerdì, 13 giugno 2008

Scheggie 1970-’71: le Ducati 500 di Phil Read e di Ermanno Giuliano, le Morbidelli di Parlotti e Ringhini

Post inserito da: MDO alle ore: 19:23 // Classificato in:
1970,1971,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO,PILOTI //

Rivivere il circuito di Ospedaletti per chi come me non lo ha ahimè conosciuto dal vivo, fa uno strano effetto, ti sembra poco a poco di averlo vissuto. Centellinare il materiale è indispensabile per non bruciare in un attimo tutto il materiale disponibile, i documenti, le immagini sono difficili da scovare ma fortunatamente Mdo viene alimentato da una benzina chiamata passione. Virgilio mi racconta le gare, le persone che ha conosciuto ed i motori di un tempo, è sempre pronto a sostenerci, ecco qui “nuove” immagini dei paddok del 1970-71:

a presto, grazie Virgilio!!!

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giovedì, 12 giugno 2008

La Triumph di Csongor

Post inserito da: MDO alle ore: 12:44 // Classificato in:
LITTLE NURBURGRING //

Ciao Nagysan, questa la dovevo far vedere agli appassionati del genere! Ma a rimontarla ora sei capace? ;-)))

Vai al forum…

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lunedì, 9 giugno 2008

1963: bootleg recording

Post inserito da: MDO alle ore: 18:15 // Classificato in:
1963,Cineteca,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO //
Gran Trofeo Circuito di Ospedaletti del 1963 
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giovedì, 5 giugno 2008

Correre in riviera a due passi dal mare

Post inserito da: MDO alle ore: 11:26 // Classificato in:
EMEROTECA,GOLDENYEARS,MOTO DA CORSA,MOTODROMO //

Nel percorrere oggi la Via Aurelia, giunti all’amena località di Ospedaletti, che un vistoso cartello stradale indica favorita dal “clima più mite della Riviera ligure”, chi è appassionato di moto e di corse non può fare a meno di sostare in nostalgica meditazione. Nel bel mezzo di questa tranquilla località di villeggiatura, fino a non molti anni fa (l’ultima edizione risale al 1972), si disputava una delle corse motociclistiche più care agli sportivi d’Italia e della vicina Francia: per l’appunto, il Circuito di Ospedaletti. Due considerazioni si impongono all’odierno osservatore. Come era possibile disputare, ancora in epoca relativamente recente, una corsa che impegnava per un buon tratto la stessa Via Aurelia, e come poteva trovare posto l’intera “carovana” dei partecipanti nell’esiguo spazio di un piazzaletto in pieno centro, davanti alla chiesa? Non è esagerato affermare che oggigiorno, in quella stessa area, troverebbero posto non più di un paio di team con i loro giganteschi camion-officina e relative “motorhome” dei piloti.

Quel profumo di antico. I tempi cambiano e la differenza si nota un po’ dappertutto, ma in certi luoghi la cosa è assai più evidente e, nel caso di Ospedaletti, non si può fare a meno di affermare che si è creato un abisso. Basti pensare che ai tempi d’oro di questa gara, benchè non esistesse lo sfogo dell’Autostrada dei Fiori che ora alleggerisce enormemente il traffico sulla costiera, si riusciva a deviare il flusso dei veicoli in transito lungo una strada secondaria, parallela alla ferrovia, deviando persino la linea aerea dei filobus in servizio sul tratto Ventimiglia-Sanremo.

Pericoloso, ma molto amato. A prescindere da tutte le complicazioni di cui abbiamo detto, bisogna convenire che il Circuito di Ospedaletti è stato uno dei più belli e amati dai piloti di ogni nazionalità. Innanzitutto l’ambiente naturale: lo scenario ricco della flora mediterranea ed esotica, il clima splendido, la comodità di trovare alloggio nei numerosi alberghi lungo il tracciato stesso o pochi passi più in là, la buona cucina, l’atmosfera festosa. In quanto al circuito vero e proprio, consideratolo sotto l’aspetto tecnico, si trattava di un tracciato quanto mai impegnativo ma molto divertente, anche per i piloti, che non avevano certo modo di annoiarsi nella continua successione di curve in salita e discesa. Il percorso era piuttosto lento, caratterizzato dall’intenso impiego di marce basse, eccetto il velocissimo e pericolosissimo curvone che l’Aurelia disegnava nella zona del traguardo. Cadere voleva dire andare incontro a serie conseguenze, nonostante l’abbondanza di balle di paglia, eppure, dal 1947 al 1972, si ebbe a registrare un solo incidente mortale, quello occorso a Oscar Clemencich (significativamente alla curva detta del Cimitero) nella edizione del 1950. 1

Uno dei grandi pregi del Circuito di Ospedaletti era che, proprio grazie alla conformazione sinuosa, consentiva anche ai piloti dotati di moto non all’altezza di quelle ufficiali di difendersi con onore e, talvolta, di strappare anche un piazzamento sorprendente. Ma la sua prerogativa unica consisteva nella possibilità di tenere sessioni di prove anche nella stagione invernale, grazie appunto al clima della zona che rendeva fattibili dei test impossibili altrove in gennaio e febbraio.
La Moto Guzzi è stata senz’altro la più assidua sul circuito della Riviera per le sue prove di messa a punto invernali, durante glia anni Cinquanta. Successivamente non fu più possibile, per ragioni di viabilità, utilizzare il percorso cittadino, eccetto che in occasione delle gare, che si disputavano prevalentemente in primavera o (più frequentemente) in autunno inoltrato. Ospedaletti, il suo circuito, il suo ambiente, fecero presa su molti corridori stranieri, oltre che italiani, tanto che molti scelsero questa cittadina come luogo ideale di residenza nei periodi di riposo. Fra questi, Geoffrey Duke e Fergus Anderson furono assidui per alcuni anni e non pochi celebri nomi  italiani vi si recano tuttora in villeggiatura.

Le prime corse. La prima edizione della gara si svolse nel 1947 e i concorrenti utilizzavano in quei tempi un tracciato di 2625 metri che veniva percorso in senso orario. A partire dal 1949, la lunghezza del giro diventa di 3380 metri, che resterà quella definitiva, e il senso di marcia diventa antiorario. A titolo di curiosità va ricordato che in quegli anni si disputarono un paio2 di edizioni di gare automobilistiche con i più celebrati assi del momento, e non si sa proprio come si potessero effettuare i sorpassi, data la tortuosità del percorso e la modesta larghezza della strada. La gara inaugurale si risolse con la vittoria di Bruno Francisci (il futuro specialista delle gare di gran fondo), su Moto Guzzi Albatros 250, alla media di 79,450 km/ora, e di Carlo Bandirola, con la Gilera Saturno modificata, nella classe 500, alla media di 82,477 km/ora. Questa vittoria di Bandirola e della Gilera è importante perchè segna la nascita di un esemplare Gilera che diventerà famoso: si tratta del modello battezzato “Sanremo” , perchè utilizzato vittoriosamente a Ospedaletti (la gara era allora propagandata come Circuito di Sanremo ) e che divenne in seguito un “best seller” della classe 500.

Le velocissime “mono”. Sta di fatto che nell’Albo d’Oro del circuito di Ospedaletti troviamo a lungo vittoriosa la Gilera Saturno, anche se mutano i nomi dei piloti che la portano alla vittoria. Dopo Bandirola, figurano infatti Masetti, Colnago e Valdinoci. Altre due marche, Moto Guzzi e Benellli, si contendono la supremazia nella 250. I protagonisti principali della contesa sono Bruno Ruffo ed Enrico Lorenzetti, con le Moto Guzzi Albatros, che devono vedersela con Dario Ambrosini, sulla Benelli bialbero, che la spunta nel 1948 e nel 1951, poco prima di perdere la vita ad Albi, in Francia. L’egemonia della Gilera Saturno verrà spezzata nel 1952 da un’altra celeberrima monocilindrica, la Norton di Geoffrey Duke, il campione inglese che sarebbe poi passato l’anno successivo alla Gilera e che gli organizzatori di Ospedaletti fecero di tutto per potere avare al via della loro corsa, superando ostacoli che avrebbero scoraggiato chiunque. Duke era infatti impegnato a Silverstone il sabato, ma gli fu prenotato un posto in aereo, che la notte lo sbarcò a Nizza dove lo attendeva l’auto che lo portò la domenica mattina ad Ospedaletti, permettendogli così di qualificarsi. Nel pomeriggio, senza troppi problemi, il “Duca di Ferro” vinse la corsa…  

Fonte: Enciclopedia della Moto. Grazie a Virgilio!

 

  1. Un altro incidente mortale si verificò il 21 Aprile del 1951 quando durante le prove, Claes, investì con la sua Talbot diversi spettatori che rimasero uccisi dal terribile impatto con la sua vettura, giunta in piena velocità nelle balle di paglia della curva Piccadilly, al termine del lungo rettilineo. La causa dell’incidente fu dovuto alla rottura dell’impianto frenante della Talbot. Ecco qui un report che ho recuperato sul web: “ During practice for the San Remo Grand Prix John Claes passed on the start/finish straight waving his arms, his car had suffered a brake failure and had become uncontrollable. The Talbot went straight into the barrier in the first turn, knocking down the fence and four spectators behind it. Antonino Cavestri of Armeno (Novara) died the following day at the Civic Hospital of San Remo; his wife Argia Spagna and Giovanni Testori suffered serious injuries, although it’s reported not in danger of life. Raimondo Venturi suffered minor injuries, while Claes escaped unwounded.” Fonti: Newspaper Corriere della Sera, Milan, Italy, issues of 21 April 1951 and 22 April 1951. Website The GEL Motorsport Information, by Darren Galpin, page.  (Mdo) 

  2. Si disputarono cinque edizioni di gare automobilistiche, di cui quattro, dal 1948 al 1951, Gran Premi di Formula 1 (Mdo)
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