Nel percorrere oggi la Via Aurelia, giunti all’amena località di Ospedaletti, che un vistoso cartello stradale indica favorita dal “clima più mite della Riviera ligure”, chi è appassionato di moto e di corse non può fare a meno di sostare in nostalgica meditazione. Nel bel mezzo di questa tranquilla località di villeggiatura, fino a non molti anni fa (l’ultima edizione risale al 1972), si disputava una delle corse motociclistiche più care agli sportivi d’Italia e della vicina Francia: per l’appunto, il Circuito di Ospedaletti. Due considerazioni si impongono all’odierno osservatore. Come era possibile disputare, ancora in epoca relativamente recente, una corsa che impegnava per un buon tratto la stessa Via Aurelia, e come poteva trovare posto l’intera “carovana” dei partecipanti nell’esiguo spazio di un piazzaletto in pieno centro, davanti alla chiesa? Non è esagerato affermare che oggigiorno, in quella stessa area, troverebbero posto non più di un paio di team con i loro giganteschi camion-officina e relative “motorhome” dei piloti.
Quel profumo di antico. I tempi cambiano e la differenza si nota un po’ dappertutto, ma in certi luoghi la cosa è assai più evidente e, nel caso di Ospedaletti, non si può fare a meno di affermare che si è creato un abisso. Basti pensare che ai tempi d’oro di questa gara, benchè non esistesse lo sfogo dell’Autostrada dei Fiori che ora alleggerisce enormemente il traffico sulla costiera, si riusciva a deviare il flusso dei veicoli in transito lungo una strada secondaria, parallela alla ferrovia, deviando persino la linea aerea dei filobus in servizio sul tratto Ventimiglia-Sanremo.
Pericoloso, ma molto amato. A prescindere da tutte le complicazioni di cui abbiamo detto, bisogna convenire che il Circuito di Ospedaletti è stato uno dei più belli e amati dai piloti di ogni nazionalità. Innanzitutto l’ambiente naturale: lo scenario ricco della flora mediterranea ed esotica, il clima splendido, la comodità di trovare alloggio nei numerosi alberghi lungo il tracciato stesso o pochi passi più in là, la buona cucina, l’atmosfera festosa. In quanto al circuito vero e proprio, consideratolo sotto l’aspetto tecnico, si trattava di un tracciato quanto mai impegnativo ma molto divertente, anche per i piloti, che non avevano certo modo di annoiarsi nella continua successione di curve in salita e discesa. Il percorso era piuttosto lento, caratterizzato dall’intenso impiego di marce basse, eccetto il velocissimo e pericolosissimo curvone che l’Aurelia disegnava nella zona del traguardo. Cadere voleva dire andare incontro a serie conseguenze, nonostante l’abbondanza di balle di paglia, eppure, dal 1947 al 1972, si ebbe a registrare un solo incidente mortale, quello occorso a Oscar Clemencich (significativamente alla curva detta del Cimitero) nella edizione del 1950.
Uno dei grandi pregi del Circuito di Ospedaletti era che, proprio grazie alla conformazione sinuosa, consentiva anche ai piloti dotati di moto non all’altezza di quelle ufficiali di difendersi con onore e, talvolta, di strappare anche un piazzamento sorprendente. Ma la sua prerogativa unica consisteva nella possibilità di tenere sessioni di prove anche nella stagione invernale, grazie appunto al clima della zona che rendeva fattibili dei test impossibili altrove in gennaio e febbraio.
La Moto Guzzi è stata senz’altro la più assidua sul circuito della Riviera per le sue prove di messa a punto invernali, durante glia anni Cinquanta. Successivamente non fu più possibile, per ragioni di viabilità, utilizzare il percorso cittadino, eccetto che in occasione delle gare, che si disputavano prevalentemente in primavera o (più frequentemente) in autunno inoltrato. Ospedaletti, il suo circuito, il suo ambiente, fecero presa su molti corridori stranieri, oltre che italiani, tanto che molti scelsero questa cittadina come luogo ideale di residenza nei periodi di riposo. Fra questi, Geoffrey Duke e Fergus Anderson furono assidui per alcuni anni e non pochi celebri nomi italiani vi si recano tuttora in villeggiatura.
Le prime corse. La prima edizione della gara si svolse nel 1947 e i concorrenti utilizzavano in quei tempi un tracciato di 2625 metri che veniva percorso in senso orario. A partire dal 1949, la lunghezza del giro diventa di 3380 metri, che resterà quella definitiva, e il senso di marcia diventa antiorario. A titolo di curiosità va ricordato che in quegli anni si disputarono un paio di edizioni di gare automobilistiche con i più celebrati assi del momento, e non si sa proprio come si potessero effettuare i sorpassi, data la tortuosità del percorso e la modesta larghezza della strada. La gara inaugurale si risolse con la vittoria di Bruno Francisci (il futuro specialista delle gare di gran fondo), su Moto Guzzi Albatros 250, alla media di 79,450 km/ora, e di Carlo Bandirola, con la Gilera Saturno modificata, nella classe 500, alla media di 82,477 km/ora. Questa vittoria di Bandirola e della Gilera è importante perchè segna la nascita di un esemplare Gilera che diventerà famoso: si tratta del modello battezzato “Sanremo” , perchè utilizzato vittoriosamente a Ospedaletti (la gara era allora propagandata come Circuito di Sanremo ) e che divenne in seguito un “best seller” della classe 500.
Le velocissime “mono”. Sta di fatto che nell’Albo d’Oro del circuito di Ospedaletti troviamo a lungo vittoriosa la Gilera Saturno, anche se mutano i nomi dei piloti che la portano alla vittoria. Dopo Bandirola, figurano infatti Masetti, Colnago e Valdinoci. Altre due marche, Moto Guzzi e Benellli, si contendono la supremazia nella 250. I protagonisti principali della contesa sono Bruno Ruffo ed Enrico Lorenzetti, con le Moto Guzzi Albatros, che devono vedersela con Dario Ambrosini, sulla Benelli bialbero, che la spunta nel 1948 e nel 1951, poco prima di perdere la vita ad Albi, in Francia. L’egemonia della Gilera Saturno verrà spezzata nel 1952 da un’altra celeberrima monocilindrica, la Norton di Geoffrey Duke, il campione inglese che sarebbe poi passato l’anno successivo alla Gilera e che gli organizzatori di Ospedaletti fecero di tutto per potere avare al via della loro corsa, superando ostacoli che avrebbero scoraggiato chiunque. Duke era infatti impegnato a Silverstone il sabato, ma gli fu prenotato un posto in aereo, che la notte lo sbarcò a Nizza dove lo attendeva l’auto che lo portò la domenica mattina ad Ospedaletti, permettendogli così di qualificarsi. Nel pomeriggio, senza troppi problemi, il “Duca di Ferro” vinse la corsa…
Fonte: Enciclopedia della Moto. Grazie a Virgilio!