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sopra: Ad Ospedaletti in gara, ai box in piazza Europa, davanti al distributore Total, e in un locale di Arma di Taggia la domenica sera dopo la gara , per festeggiare il titolo italiano 350 cc
sotto: Siamo a Imola, 200 Miglia 1973: dopo avere fatto registrare la pole position, Guido si ritira al primo giro alle Acque Minerali, davanti alla tribuna dove ero seduto. (Manlio)
” ... Cominciamo dal Bol d’Or del 1971. Siamo a Le Mans… e sotto la tuta di Mandracci… Mandracci, Guido Mandracci! Guardi, lo scrissi anche pubblicamente, anni fa, credo su Motosprint. Mandracci finì a terra, di notte e riuscì a riportare la moto ai box.
Mentre Brambilla girava…insomma, non è che ci piacesse l’idea di fermare una gara…
Oh eravamo stati in testa dieci ore… E insomma ad un certo punto, e non mi ricordo neppure chi ebbe l’idea per primo, mi dicono: Patrignani, se Guido non si riprende, ti metti la tuta e vai te, eh… Io ero il responsabile della Squadra Guzzi, venivo dai Record di Monza, ero arrivato a Le Mans in moto, per dire, ed ecco che mi ritrovo gli sguardi di tutto il box adosso… E invece? E invece Mandracci risalì in moto e si fece tutto il suo turno. Finimmo terzi! Che gara! Che emozione… Finimmo? Finirono, finirono!
Ho scritto che quel ricordo lo sento ancora ‘inquinato’ dal fatto che io ero lì pronto col casco in mano a fare quello che la squadra mi chiedeva, ma la tuta di Mandracci non la indossai. Lo avrei fatto, ah si’!
Avrei barato sul regolamento pur di non fermare quella gara! Ma non fu necessario. …”
(da Anima Guzzista, intervista a Roberto Patrignani )
Guido Mandracci, oltre che un corridore di notevole valore, è stato un personaggio molto interessante sotto molteplici aspetti. Ha vinto un campionato italiano, ha conquistato dei record mondiali, è stato idolo dei francesi per le sue prodezze al Bol d’Or, si è distinto a Daytona e in numerose altre gare per moto di grossa cilindrata; eppure la sua carriera non gli ha dato tutto quello che avrebbe potuto meritare e nel ’76 ha smesso di correre, un pò in sordina, ritrovandosi in fase prematuramente calante e con dei mezzi ormai non più all’altezza della situazione. Questo è stato l’epilogo di una carriera che, se soltanto le cose avessero preso una piega diversa, avrebbe potuto riservargli ancora moltissime soddisfazioni. Ma abbiamo visto tante volte che le fortune dei corridori non sempre viaggiano di pari passo con il loro intimo valore. Guido Mandracci, un viso simpatico e sorridente, divoratore di bistecche, play-boy, ma anche profondo conoscitore di meccanica, giocatore di bridge, idraulico di prima professione, subacqueo per hobby, un carattere fortissimo e all’occorrenza autoritario, è nato a Imperia il 22 ottobre 1942 e vive con la moglie ad Arma di Taggia dove è proprietario di un’officina. (mdo. Guido Mandracci è mancato in questi ultimi mesi)

1971: Mandracci e Balliano si avviano alla partenza delle 350cc
Di statura media ma con la stazza di un sollevatore di pesi, Mandracci ha spesso trovato nelle risorse del proprio fisico la capacità di distinguersi anche nelle gare più dure. Il primo esempio di questa sua particolare attitudine l’ha dato nel 1969 quando è stato chiamato, insieme ad altri piloti, dalla Moto Guzzi per battere a Monza una serie di record mondiali sulle lunghe distanze. Prima ancora la sua attività sportiva si era svolta prevalentemente sulle piccole cilindrate: ha cominciato infatti nel 1965 con le gare in salita dopo essersi distinto con i Go-kart. Con la Bultaco 125 vince nel ’65 la Cernobbio-Bisbino ed è secondo nella Aosta-Pila e nella Doria-Creto, concludendo al secondo posto il campionato. L’anno successivo, sempre con la moto spagnola, gareggia anche in circuito fra gli juniores ottenendo però risultati modesti, proporzionati alle possibilità della moto. Nel ’67 vince con la Bultaco la Sassi-Superga, poi con una Morini 125 è secondo a Monza. Nel 1968 con la Bultaco vince ancora la Sassi-Superga ed è primo nella Castelnuovo-Albugnano, nella quale vince anche la classe 250 con una Ducati. Nel 1969 con una Aermacchi Aletta 125 le cose vanno meglio: vince difatti le gare di Monza e Ospedaletti, poi col secondo posto di Imola e il secondo di Roseto degli Abruzzi è terzo nel campionato juniores. A fine stagione, su indicazione di Brambilla, fa parte del Team Moto Guzzi per i record e si scopre la vocazione per le grosse cilindrate.
Passa tra i seniores nel ’70 ma la stagione non è particolarmente ricca di soddisfazioni. Lo è invece la successiva, quando grazie all’aiuto fornito dallo sponsor Balliano può correre con l’ex Yamaha 250 di Carruthers, con la quale non solo vincerà il titolo italiano seniores ma disputerà gare superlative, come quella di apertura a Modena, nel corso della quale batte nientemeno che Phil Read; sarà poi secondo a Rimini dietro Parlotti, terzo a Riccione dopo Read e Pasolini, ancora terzo a Cesenatico, settimo a Salisburgo, quarto a Ospedaletti (primo degli italiani).
Sul finire di stagione prende parte in coppia col suo scopritore Vittorio Brambilla al Bol d’Or con una Moto Guzzi. Sono loro a monopolizzare l’interesse della gara che, a causa di una caduta di Mandracci su una chiazza di miscela e di alcuni altri inconvenienti, concluderanno al terzo posto.
Nel ’72 Mandracci << divorzia >> da Balliano e per conto proprio partecipa alle classi 250 (Yamaha) e 500 (Suzuki bicilindrica); ancora una volta, dopo il quinto posto (terzo degli italiani) di Modena e il terzo (secondo degli italiani) di Pesaro, si trova a condurre il campionato delle 250, ma sul circuito di Ospedaletti, a pochi chilometri da casa sua, è costretto al ritiro, concludendo il campionato al terzo posto dopo Pasolini e Giansanti. Con la 500 è quinto a Pesaro e a Ospedaletti. Tra le migliori gare disputate durante la stagione vanno ricordate quella di Avignone (classe 250) e quella di Misano con la 750 Suzuki, concluse vittoriosamente.
Altra epica impresa al Bol d’Or con la Moto Guzzi, questa volta in coppia con Riva: i due restano al comando 18 ore su 24, poi Mandracci è nuovamente vittima di una caduta e ci si mette anche un guaio al preselettore per cui finiranno al quarto posto, ma col massimo degli onori.
Nel 1973, insieme a Findlay, viene ingaggiato dalla SAIAD Suzuki di Torino che ha allestito il Suzuki Europa Racing Team, impegnato nella classe 500 con le nuove bicilindriche due tempi che hanno lo scopo di tastare il terreno in vista della futura uscita delle quattro cilindri, e nella classe 750 con le tre cilindri due tempi. Con una di queste macchine Mandracci fa una gara bellissima a Daytona, arrivando fino al quarto posto quando è messo fuori combattimento da un guasto all’accensione. Nelle gare con la 500, non sempre le cose vanno come dovrebbero perchè le moto non sono sufficientemente competitive; tuttavia, elaborando personalmente i motori, Mandracci riesce talvolta a sorprendere, in prova o in gara.
C’è un momento della stagione in cui la MV Agusta mostra di interessarsi a questo pilota e, se non si trovasse sotto contratto con un’altra marca, verrebbe probabilmente ingaggiato.
I migliori risultati della stagione con la 500 sono un terzo posto a Misano e un quarto a Salisburgo; con la 750 vince una gara a Le Castellet, è quarto a Imatra, terzo a Barcellona e vince in coppia con Findlay la Mille Miglia di Imola.
Il ’74 con il miraggio delle quattro cilindri in arrivo, potrebbe essere l’anno della <<consacrazione>>; invece le cose si mettono subito male: allenandosi a Misano in vista di Daytona, Mandracci cade e si rompe un piede.
Si riprende per partecipare alla 200 Miglia di Imola, spicca un tempo strepitoso in prova, nettamente il migliore, ma in gara è fermo per un guasto già al primo giro. Segue la prova di Misano in cui cade ancora. Solo a stagione ormai inoltrata potrà scendere nuovamente in pista.
Nell’anno seguente non c’è più l’appoggio della SAIAD perchè la Suzuki corre ora con un’organizzazione propria nella quale ormai per il nostro pilota non c’è più posto. Tuttavia, memore delle sue belle imprese nelle gare di durata, la francese Japauto lo chiama in squadra per l’ Endurance, ma anche qui la fortuna non lo assiste: sta disputando una bella gara alla Mille Chilometri del Mugello quando al penultimo giro, a causa di una scorrettezza subita in curva, cade a forte velocità rimanendo a lungo privo di sensi. Al Bol d’Or, in coppia con Bourgeois, si prodiga in una delle sue spettacolari rimonte, ma purtroppo, come tante volte gli è accaduto, il motore cede e anche questa gara è finita.
Quello stesso anno, sponsorizzato dalla Vitaloni e assistito come sempre dal suo fido amico-corridore Vincenzo Novella, partecipa ancora una volta al campionato seniores con due Yamaha, senza riuscire a ottenere risultati importanti. Sconfortato, dopo qualche ulteriore tentativo, Guido Mandracci, campione in potenza ma troppo spesso ostacolato dagli eventi nella sua ascesa, abbandona definitivamente le competizioni e si dedica, nella sua Arma di Taggia, all’officina per la preparazione di moto speciali per una clientela di élite.
Guido Mandracci è stato un pilota di livello notevole, ma troppo spesso ostacolato dalla sfortuna. La sua stagione migliore è quella del 1971, durante la quale, con la Yamaha 250, ex di Carruthers, riesce a battere persino Read sul circuito di Modena e a conquistare il titolo di campione italiano.
fonte: Enciclopedia Due Ruote – Istituto Geografico De Agostini



ALBO D’ORO AUTODROMO

Piccadilly, 24 HEURES LE MANS MOTO 2011: SATURDAY MORNING


