LE CORSE AUTOMOBILISTICHE sono nate sulle strade di tutti i giorni. Per anni e anni sono state piste e circuiti “stradali” gli assoluti teatri delle corse più celebri, degli episodi più drammatici, dei trionfi più sofferti. E’ il caso della mitica Targa Florio, della Mille Miglia, di tanti circuiti oggi dimenticati in Francia (Rouen, Reims, Clermont Ferrand), in Belgio (Spa, dove si è tornati dopo dieci anni di… silenzio), per non parlare di Le Mans, ricavata da strade nazionali e dipartimentali adattate a circuito.
In Italia, severe leggi sulla sicurezza hanno condannato molte piste, corollario di epici duelli in auto come in moto: chi si ricorda di Siracusa, Caserta, Posillipo, per le auto, e della miriade di circuiti cittadini per le moto sorti in Romagna (Rimini, Riccione, Cesenatico), nella patria del “motour”? Fino all’inizio degli anni ‘70, il tricolore delle moto verteva, oltre che in Romagna, anche su un circuito ligure semipermanente: Ospedaletti, che nei lontanissimi anni Cinquanta era arrivato ad ospitare anche le Formula 1.
La “tagliola” della sicurezza ha finito per stroncare, dal 1973 in poi, anche questo circuito, che si sviluppava nell’entroterra ligure, sulle colline piene di fiori e di serre. Era una pista tutta saliscendi, molto tortuosa, che consentiva insperate rivincite a piloti e “centauri” dotati di mezzi tecnicamente inferiori, che col “cuore” sopperivano ai cavalli in meno nel propulsore.
Per due giorni, dopo anni di… dimenticatoio, un pò come accade a Gloria Swanson sul set di “Sunset Boulevard”, Ospedaletti è tornata a rivivere, a respirare l’odore del gas di scarico, dell’olio di ricino, delle gomme che stridono sull’asfalto.
Merito del “Veteran Car Club” ligure che, di comune accordo col presidente dell’azienda di soggiorno, Adelmo Crespi, ha voluto ricordare questo circuito dove negli anni Cinquanta duellarono all’ultima curva Ascari e Fangio, e dove hanno trionfato centauri del calibro di Masetti, Duke, Liberati, Ubbiali , Pasolini e Read.
Le “nonne” erano tante, bellissime, tirate a lucido; e la “promenade” della Regina Margherita sembra di essere tornata di colpo negli anni Trenta, grazie a un incredibile salto temporale.
Le “Veterane” si sono sfidate senza risparmiarsi i colpi, sia nella gimkana tra i birilli che nella prova di regolarità sul vecchio circuito. Poco importa che sia stato un dominio delle Lancia (questa volta però il “genio” di Cesare Florio non c’entra…), con la Lambda di Franco Martucci – prima immatricolazione 1926 – davanti all’Aurelia “B 20″ di Giuseppe Dosi di Como; in realtà ha vinto il circuito, riproponendo un commovente flash back su un certo modo di concepire le corse, quando gli sponsor erano pochissimi, e tutti rigorosamente tecnici, e i “ragionieri del rischio” non riuscivano neppure a qualificarsi nella griglia di partenza.
Ad Adelmo Crespi sono venuti gli occhi lucidi nel mostrarci le foto che ci ha consentito di riprodurre. La partenza del “bagnatissimo” Gran Premio del 1950, con oltre venti monoposto che si avventano nel tornante posto in fondo al rettilineo di partenza, quando la pista lascia l’Aurelia per “scollinare” verso l’entroterra, e la bella immagine del duello, nella curva del “bocciodromo” nella parte alta del percorso, tra un certo Juan Manuel Fangio, su Alfa Romeo, e Ascari su Ferrari.
Ospedaletti morì perchè giudicato troppo pericoloso, tutto incassato com’era tra muretti e case, sebbene, per ironia della sorte, un solo uomo, un centauro, Oscar Clemencigh vi avesse trovato la morte nel 1950. Cancellato nel 1973 Ospedaletti, altri “budelli” (contornati da muretti o da micidiali lame taglienti dei guardrail) sono ben presto affiorati alla ribalta della Formula 1: Montjuich , Long Beach , Detroit , Las Vegas e Dallas , hanno goduto di ben altre “agevolazioni”, e solo dopo grandi tragedie o profondi disaccordi economici sono scomparsi dalla scena alcuni di questi affascinanti circuiti.
Due pesi e due misure? Senza dubbio.
Ma il contrasto stride ancor di più se si pensa a “come”, e “su cosa” correvano i piloti a Ospedaletti, in quegli anni.
Il papà di Guido Rancati , Erasmo, ricorda ancor oggi che Ospedaletti ebbe un… antenato a Sanremo nel 1937, in un circuito stracittadino ricavato dall’unione di via Asquasciati, via Roma e via Matteotti: vi trionfò un certo Achille Varzi, su Maserati 1500, passando per primo sotto la bandiera a scacchi dopo 55 chilometri di corsa.
Ma il vero debutto di Ospedaletti è rimandato a dieci anni dopo, nel 1947, quando”scattano” insieme gli albi d’oro delle corse automobilistiche e di quelle riservate alle “due ruote”. Le auto hanno corso ad Ospedaletti dal 1947 al 1951.
Le gare erano tutte organizzate da quello stesso Automobile Club di Sanremo che oggi si occupa del rally mondiale.
Nel 1947 si correva in senso orario e la pista misurava 2.621 Km. A quei tempi, ben poche auto si erano salvate dallo scempio della guerra, e si dovettero racimolare qua e là “bolidi” e piloti. Tra le varie classi in gara la spuntò un certo Cabantous su Delahaye 4500 : coprì i 65,525 chilometri del percorso alla media di 73,370 chilometri orari.
Dal 1948 tocca alla “Formula 1″ e il circuito si adegua cambiando senso di marcia e portando la sua lunghezza, grazie a un nuovo tratto di strada, a 3,380 Km.
Vince Alberto Ascari, su Maserati 1500 con doppio compressore, che copre i 287,300 chilometri della gara alla media di 93,906 kmh. Il “muro” dei cento all’ora di media verrà abbattuto nel 1949 da Juan Manuel Fangio, che con 100,562 kmh batte tutti sulla distanza di 304,200 chilometri.
Nel 1950 la pioggia “bagna” l’esordio vincente della nuova squadra Alfa Romeo (la stessa che quell’anno vincerà il primo Campionato del mondo di Formula 1), col solito Fangio, che piega Ascari, su Ferrari, dopo una tenace lotta: immutata la distanza rispetto al 1949, più bassa invece la media per l’asfalto bagnato (95,992 kmh).
Ultima edizione nel 1951 e nuova vittoria di Ascari, su Ferrari 4500 , alla media record di 103,039 kmh. Ma questo “canto del cigno” di Ospedaletti (per quanto riguarda le auto” va ricordato anche per la bella corsa di un inglese, Stirling Moss ,che conduce a un sorprendente quinto posto finale una piccola monoposto, la ” H.W.M. ” di soli 2000 cc.
Scomparse la auto, Ospedaletti sopravvisse altri vent’anni grazie alle moto, e al fascino che seppe esercitare sui “centauri” grazie al clima mite, e all’ambiente (che finì per fare presa anche su chi voleva rilassarsi, nei mesi invernali di pausa, come molti “driver” inglesi).
Per organizzare le prove e la corsa, e consentire il regolare svolgimento, non si esitava a deviare il traffico dall’Aurelia (una parte della quale era occupata dal tracciato) su una strada sottostante, che costeggia la ferrovia.
Sapete chi è il “recordman” assoluto?
Giacomo Agostini, con la MV 350 , che vinse nel 1972 a 117,679 chilometri orari di media.
E pensare che il Tourist Trophy, all’isola di Man, si corre ancor oggi…
Rombo 27 / 1984 – Pag. 46



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ALBO D’ORO AUTODROMO
Piccadilly, MANX GP 2010
